La vitamina D non è soltanto un nutriente essenziale: rappresenta un vero e proprio “interruttore biologico” capace di influenzare il sistema immunitario e la salute delle ossa. Tuttavia, per sfruttarne pienamente i benefici, non basta assumerla: è fondamentale farlo nel modo corretto. A fare il punto è Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all’Università Lum Giuseppe Degennaro, in un approfondimento per Adnkronos Salute.
Quando assumere la vitamina D
Non esiste un orario tassativo per l’assunzione della vitamina D, ma secondo gli esperti il momento ideale coincide con il pasto principale della giornata, sia esso pranzo o cena. Essendo una vitamina liposolubile, necessita infatti della presenza di grassi per essere assorbita efficacemente dall’intestino. Via libera quindi ad alimenti come olio extravergine d’oliva, pesce e frutta secca, che ne favoriscono la biodisponibilità.
Attenzione però all’orario serale: alcuni studi osservazionali suggeriscono che dosi elevate assunte la sera potrebbero interferire con la produzione di melatonina e, in soggetti predisposti, compromettere la qualità del sonno. In questi casi, meglio preferire colazione o pranzo.
Gli ostacoli all’assorbimento: fibre, alcol e farmaci
Più che alimenti “vietati”, esistono fattori che possono ridurre l’assorbimento. Tra questi, una dieta eccessivamente ricca di fibre se assunte insieme all’integratore: le fibre possono accelerare il transito intestinale o sequestrare parte della vitamina, diminuendone l’efficacia. Per questo gli esperti consigliano di distanziare gli integratori di fibre dalla vitamina D.
Anche alcuni farmaci e sostanze possono ostacolarne l’assimilazione. È il caso dei prodotti che bloccano l’assorbimento dei grassi, come l’orlistat, o dell’abuso di paraffina liquida usata come lassativo. Inoltre, un consumo eccessivo di alcol può interferire con i processi di attivazione della vitamina D a livello di fegato e reni.
Magnesio, peso corporeo e sole: i fattori chiave per renderla efficace
Perché la vitamina D sia realmente attiva nell’organismo, serve anche il supporto di alcuni nutrienti. Tra questi spicca il magnesio, considerato un cofattore essenziale per la sua attivazione nel sangue: una sua carenza può infatti rendere la vitamina D meno efficace o addirittura “inerte”.
Da non sottovalutare anche il ruolo del peso corporeo. Nelle persone in sovrappeso o obese, la vitamina D tende a essere trattenuta dal tessuto adiposo, riducendone la disponibilità nel sangue. In questi casi, sottolinea Minelli, il dosaggio va valutato con attenzione dal medico, perché le quantità standard potrebbero non bastare.
Infine, resta centrale la fonte naturale per eccellenza: il sole. Un semplice metodo per capire se l’esposizione è efficace? Osservare la propria ombra: se è più corta della propria altezza, la produzione cutanea di vitamina D è al massimo; se invece è più lunga, come accade al tramonto o in inverno, la sintesi è minima o assente.

