L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha chiarito che il focolaio di Hantavirus registrato su una nave da crociera, dove si sono verificati tre decessi, non rappresenta al momento l’inizio di un’epidemia globale né di una pandemia. A ribadirlo da Ginevra è stata Maria Van Kerkhove, responsabile del Dipartimento Oms per la prevenzione e la preparazione alle epidemie e pandemie. Secondo l’esperta, l’episodio evidenzia però l’importanza di continuare a investire nella ricerca scientifica su questi agenti patogeni, sviluppando test, trattamenti e vaccini capaci di salvare vite umane.
Che cos’è l’Hantavirus e come si trasmette
Secondo il Ministero della Salute, le malattie da Hantavirus comprendono diverse infezioni virali trasmesse principalmente dai roditori, sia selvatici sia domestici.
Gli Hantavirus appartengono a una vasta famiglia di virus zoonotici che infettano naturalmente gli animali ma che, in casi occasionali, possono essere trasmessi all’uomo.
La diffusione avviene soprattutto attraverso il contatto con urina, saliva o feci contaminate di roditori infetti. Più raramente il contagio può verificarsi tramite morso.
La trasmissione diretta tra esseri umani resta estremamente rara: finora è stata documentata soltanto per il virus Andes nel continente americano, e solo in situazioni di contatto stretto e prolungato.
Le malattie associate: polmoni, reni e complicanze gravi
L’infezione da Hantavirus può provocare patologie di diversa gravità, in alcuni casi anche mortali. Le forme cliniche principali si distinguono in base agli organi maggiormente colpiti.
Nelle Americhe alcuni ceppi virali possono causare la sindrome polmonare da Hantavirus (HCPS), una malattia rapidamente progressiva che interessa polmoni e cuore. Tra questi rientra il virus Andes, l’unico per cui sia stata osservata una limitata trasmissione interumana, documentata soprattutto in Argentina e Cile.
In Europa e Asia, invece, gli Hantavirus sono più frequentemente associati alla febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), patologia che colpisce soprattutto reni e vasi sanguigni. In queste aree non risultano casi documentati di contagio da persona a persona.
Una forma più lieve della sindrome renale, nota come nefropatia epidemica, viene osservata soprattutto nel continente europeo.
Nessun vaccino specifico: fondamentale la prevenzione
Attualmente non esistono cure specifiche né vaccini approvati contro l’infezione da Hantavirus. Gli esperti sottolineano però che un’assistenza medica tempestiva può migliorare significativamente le probabilità di sopravvivenza.
Il trattamento si basa principalmente sul monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali che possono insorgere nei casi più severi.
La strategia preventiva più efficace resta la riduzione dell’esposizione ai roditori infetti e ai loro escreti, attraverso misure di igiene, controllo ambientale e corretta gestione degli spazi potenzialmente contaminati.

