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Vulvodinia, quali sono i sintomi e come si distingue da altre patologie

Giuliana Presti by Giuliana Presti
15 Febbraio 2024
in Approfondimenti
Dolore

Dolore | pixabay @Saranya7 - Saluteweb.it

La vulvodinia è una malattia che interessa in particolare la vulva e i tessuti che circondano l’accesso alla vagina. Questa condizione patologica provoca dolore cronico e da altri disturbi fisici e per questo compromette la qualità della vita delle donne, con un impatto particolarmente rilevante sulla sfera sessuale. La vulvodinia può causare anche disagio, ansia e frustrazione con una conseguente perdita del desiderio sessuale e dell’autostima. Le donne che ne soffrono ne parlano con difficoltà vergogna o paura di essere giudicate, ma anche perché non tutti i medici riescono a diagnosticare subito la patologia.

La vulvodinia era classificata come malattia psicosomatica

La vulvodinia colpisce circa il 12-15% delle donne, ma è ancora una malattia sottostimata. Fino a poco tempo fa veniva spesso diagnosticata tardivamente e quindi non veniva subito curata, era considerata come una malattia “invisibile”.  Per molti anni è stata classificata come “malattia psicosomatica” o “psicogena”, nonostante sia una malattia con solide basi biologiche che può essere gestita efficacemente con un adeguato protocollo terapeutico. Il dolore percepito può essere descritto come dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali) e arrossamento, bruciore, dolore lancinante o fastidio e solo raramente, è accompagnato da altre lesioni osservabili macroscopicamente. La condizione può avere un impatto significativo sulla qualità della vita delle persone colpite, influenzando le attività quotidiane, le relazioni interpersonali e, come detto prima, la sessualità.

Cause della Vulvodinia

All’origine della vulvodinia e del dolore vulvare cronico vi è spesso un’iperattività dei mastociti (cellule deputate normalmente alla difesa) che provocano uno stato infiammatorio. I mastociti producono le sostanze flogistiche responsabili di eritema ed irritazione e attivano il nerve growth factor (NGF, fattore di crescita nervoso) che stimola la proliferazione delle terminazioni che fanno percepire il dolore. Tra i fattori scatenenanti possono esserci anche:

  • ipercontrattilità della muscolatura che circonda la zona vulvare e perianale,
  • infezioni vaginali e vescicali croniche o recidivanti,
  • iperstimolazione del sistema del dolore,
  • lesioni del nervo pudendo dovute al parto o a traumi,
  • iperstimolazione delle terminazioni nervose deputate alla percezione del dolore,
  • ipertono del pavimento pelvico.

    Medico
    Medico | pixabay @DarkoStojanovic – Saluteweb.it

L’iperattivazione mastocitaria può essere a sua volta causata da microtraumi della vulva dovuti a rapporti sessuali in condizioni di scarsa o assente lubrificazione.

I sintomi

I principali sintomi della vulvodinia sono:

  • ipersensibilizzazione del tessuto vestibolare,
  • manifestazione eritematosa a livello vulvare e/o vestibolare,
  • dolore durante rapporti sessuali,
  • sintomi vescicali, come la disuria,
  • cistite post-coitale e cistite interstiziale
  • cefalea,
  • bruciore,
  • irritazione,
  • secchezza,
  • gonfiore della vulva.

Se la vulvodinia non viene diagnosticata in tempo e trattata nella maniera corretta, il dolore vulvare può diventare persistente e cronicizzarsi.

Come viene curata la vulvodinia

Dalla vulvodinia non si guarisce naturalmente, la malattia deve essere trattata da un gruppo di specialisti che ne curano anche l’aspetto psicologico, cercando di alleviare il disagio e la frustrazione che la donna prova. Il trattamento della vulvodinia può prevedere diversi approcci in base alla gravità e alla durata dei sintomi, che consentono di rendere il dolore meni frequenti e invalidante. Seguendo il giusto protocollo terapeutico è possibile guarire nel giro di alcuni mesi.

La terapia farmacologica può prevedere l’impiego di analgesici specifici, come l’amiptriptilina o il gabapentin. Alcune donne con vulvodinia riescono a guarire dopo un accurato intervento psicologico, come la psicoterapia cognitivo-comportamentale e ad approcci che aiutano a ritrovare il piacere dell’intimità.
Anche la fisioterapia che mira all’allenamento del pavimento pelvico può dare ottimi risultati.

Lo specialista può anche ritenere necessarie delle infiltrazioni di anestetici o antinfiammatori per correggere e riabituare il pavimento pelvico. È sconsigliato utilizzare sostanze irritanti, come saponi aggressivi per l’igiene intima.

Le altre patologie

La vulvodinia può essere confusa con altre patologie che sembrano avere sintomi simili. Tuttavia, ci sono alcune differenze che possono aiutare a distinguerle tra loro, ecco quali sono:

  • La vulvite: un’infiammazione della vulva che può causare prurito, arrossamento e dolore, è spesso associata a un’infezione o a un’allergia, mentre la vulvodinia non è caratterizzata da una causa specifica evidente.
  • Candidosi vulvare: può causare prurito, bruciore e dolore nella zona vulvare, ma è solitamente associata a un’infezione fungina che può essere trattata con farmaci antifungini.
  • L’endometriosi: è associata a sintomi specifici come dolore durante il ciclo mestruale e rapporti sessuali dolorosi, mentre la vulvodinia può causare dolore costante nella zona vulvare.
  • Disfunzioni del pavimento pelvico, come spasmi muscolari o tensione eccessiva nei muscoli pelvici.
  • Il vaginismo: provoca un dolore simile, ma a differenza della vulvodinia continua anche dopo l’interruzione del movimento penieno e può progressivamente diminuire durante il rapporto sessuale.

Poiché ci sono diverse condizioni che possono causare sintomi simili alla vulvodinia, è importante consultare un medico specialista per una diagnosi accurata e un piano di trattamento appropriato.

Giuliana Presti

Giuliana Presti

Laureata in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l'Università di Parma. Scrivo di cinema, cultura e attualità e amo la fotografia e la buona musica.

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