Una proteina finora considerata un alleato della salute cellulare potrebbe in realtà contribuire alla crescita di alcuni tumori del cervello infantili. È quanto emerge da uno studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma, che ha identificato nella proteina Ambra1 un possibile fattore di progressione del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente in età pediatrica. La ricerca, pubblicata sulla rivista Developmental Cell, apre nuove prospettive per future terapie mirate.
Ambra1 cambia volto: da soppressore tumorale a promotore della crescita
La proteina Ambra1 era nota principalmente per il suo ruolo nella regolazione dell’autofagia, il processo con cui le cellule eliminano componenti danneggiati e riciclano materiali interni. In passato era stata anche associata a funzioni di soppressione tumorale.
Il nuovo studio ribalta però questa visione: in specifiche condizioni biologiche, Ambra1 può assumere un ruolo opposto e favorire la proliferazione tumorale, contribuendo alla crescita di alcune forme di medulloblastoma.
Peggior prognosi nei tumori del cervello pediatrici di tipo Sonic Hedgehog
I ricercatori hanno osservato che livelli elevati di Ambra1 sono associati a una prognosi peggiore nei pazienti con il sottotipo Sonic Hedgehog (Shh) di medulloblastoma, una particolare variante molecolare della malattia.
Secondo lo studio, questo effetto dipenderebbe dall’interazione tra Ambra1 e la proteina GLI1, elemento chiave della via di segnalazione Shh. Nel processo sarebbe coinvolta anche la perdita del gene oncosoppressore Ren/Kctd11, contribuendo ulteriormente all’aggressività del tumore.
Un nuovo possibile bersaglio terapeutico per il futuro
La parte più promettente della ricerca riguarda il potenziale terapeutico della scoperta: secondo il team, bloccare Ambra1 potrebbe rallentare la crescita tumorale e aumentare l’efficacia dei farmaci già utilizzati contro la via Sonic Hedgehog.
“I nostri risultati hanno rivelato un ruolo inatteso di Ambra1 nel controllo della via Shh e identificato un nuovo possibile bersaglio terapeutico per il medulloblastoma”, ha spiegato Lucia Di Marcotullio, coordinatrice dello studio.
La ricerca sottolinea inoltre come la regolazione della stabilità delle proteine — e non solo le alterazioni del DNA o dell’RNA — possa avere un ruolo cruciale nell’evoluzione dei tumori, aprendo la strada a nuove strategie per colpire la malattia su più livelli biologici.

