Si fida dell’IA per sostituire il sale e finisce in ospedale: torna un’intossicazione scomparsa da un secolo

Si fida dell’IA e cambia il sale: dopo settimane, arriva un’intossicazione dimenticata

Lorenzo Fogli

31 Agosto 2025

Un uomo ha sviluppato una grave sindrome da bromuro dopo aver seguito il consiglio sbagliato di un chatbot.

Si era affidato all’intelligenza artificiale per modificare la sua alimentazione, convinto di fare una scelta salutare. Ma nel giro di tre mesi ha sviluppato una grave intossicazione che ha richiesto il ricovero ospedaliero. Un uomo di 60 anni ha seguito il consiglio di un chatbot – con ogni probabilità ChatGPT – per eliminare il sale da cucina, sostituendolo con bromuro di sodio, un composto chimico oggi considerato tossico per l’uso alimentare. Il caso, riportato dagli specialisti dell’Università di Washington, riporta alla luce una sindrome quasi dimenticata, il bromismo, e riapre il dibattito sulla sicurezza dell’IA nel campo della salute.

Il caso clinico e il ritorno del bromismo

La vicenda ha inizio con la decisione dell’uomo di ridurre l’apporto di sodio, spinto da motivi di salute comuni alla sua età. Navigando in rete, ha scelto di consultare un assistente virtuale per trovare un sostituto “più sano” del sale, ricevendo come risposta il bromuro di sodio. La sostanza è effettivamente uno ione simile al cloruro, ma il suo utilizzo alimentare è stato abbandonato nel secolo scorso per via degli effetti collaterali gravi legati all’accumulo nel corpo umano.

Si fida dell’IA e cambia il sale: dopo settimane, arriva un’intossicazione dimenticata

Per circa tre mesi, l’uomo ha usato bromuro nella sua dieta quotidiana, acquistandolo online e assumendolo in quantità simili a quelle abitualmente previste per il cloruro di sodio. I sintomi neurologici e cognitivi sono comparsi in modo progressivo: letargia, disturbi dell’eloquio, tremori, confusione mentale. Dopo il ricovero, gli esami del sangue hanno rivelato livelli anomali di bromuro, confermando una diagnosi di bromismo, una condizione quasi mai osservata nella medicina contemporanea.

La sindrome da bromuro era più frequente nella prima metà del XX secolo, quando il bromuro era usato come sedativo e in alcune formulazioni farmaceutiche. L’uso regolare portava all’accumulo nel sistema nervoso, con effetti progressivamente debilitanti. Oggi, la presenza di questa patologia in ambiente ospedaliero è talmente rara che i medici stessi hanno dovuto effettuare analisi approfondite per individuarne la causa.

Intelligenza artificiale e salute: quando il rischio è sottovalutato

Il caso, ora documentato su Annals of Internal Medicine, ha sollevato preoccupazioni concrete sull’uso dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario. I ricercatori dell’Università di Washington, che hanno seguito il paziente e pubblicato l’analisi clinica, hanno evidenziato come i sistemi conversazionali basati su IA possano apparire credibili ma non siano affidabili dal punto di vista medico. L’errore, in questo caso, non riguarda solo l’errore specifico sul bromuro: si tratta di un fallimento strutturale, in cui il chatbot ha fornito un consiglio privo di fondamento scientifico, senza avvisare sui rischi né evidenziare la mancanza di evidenze cliniche.

L’uomo, da parte sua, ha spiegato di non aver consultato un medico proprio perché la risposta dell’IA gli era sembrata chiara, precisa e argomentata. Un comportamento sempre più comune, che dimostra quanto l’autorevolezza percepita delle risposte automatiche possa influenzare decisioni critiche sulla salute.

Gli autori dello studio lanciano un appello alla prudenza. L’intelligenza artificiale può rappresentare un supporto in ambito sanitario, ma non può sostituire il parere di un medico. Eppure, come confermato in altre indagini recenti, molte persone si rivolgono a chatbot per ricevere informazioni mediche, nutrizionali o terapeutiche, soprattutto quando cercano alternative “naturali” o “meno dannose” a trattamenti tradizionali.

Questo episodio dimostra in modo evidente i limiti strutturali dei modelli linguistici, incapaci di valutare conseguenze reali e differenze cliniche tra molecole simili. Bromuro e cloruro condividono caratteristiche chimiche, ma non biologiche: l’assorbimento, l’accumulo e l’effetto sul sistema nervoso centrale sono radicalmente diversi.

Il paziente è stato dimesso dopo una lunga decontaminazione farmacologica e un periodo di osservazione. Le sue condizioni sono ora stabili, ma i medici non escludono esiti neurologici residui. Il caso resta un segnale chiaro per utenti, medici e sviluppatori di IA: la sicurezza della salute umana non può essere delegata a risposte generate da modelli statistici, per quanto sofisticati.

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