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Home Alimentazione

Lo snack diventa il “quarto pasto”: 79% degli italiani lo consuma ogni giorno

Quasi otto persone su dieci dichiarano di concedersi uno snack a metà mattina, nel pomeriggio o dopo il pasto serale

Redazione Saluteweb by Redazione Saluteweb
5 Marzo 2026
in Alimentazione
Uno snack salutare

Uno snack salutare | Unsplash @Wasa Crispbread - Saluteweb.it

Nel corso degli ultimi anni lo spuntino ha smesso di essere considerato una semplice eccezione alla routine alimentare. Sempre più persone lo inseriscono stabilmente nella propria giornata, trasformandolo in un vero e proprio momento di consumo tra i pasti principali. Secondo una ricerca condotta da YouGov, istituto internazionale specializzato in analisi di mercato, il 79% degli italiani consuma regolarmente uno snack nel corso della giornata. Un dato che ha portato molti osservatori a parlare ormai di “quarto pasto”. Ma questo cambiamento rappresenta un’evoluzione positiva delle abitudini alimentari oppure segnala una progressiva frammentazione della dieta quotidiana?

Lo spuntino diventa un’abitudine diffusa

Lo studio “Snacking Revolution” mostra come il modo di organizzare i pasti stia cambiando. La colazione, per esempio, risulta davvero sostanziosa soltanto per il 21% degli italiani, mentre a pranzo e a cena si diffonde sempre più spesso la formula del piatto unico, scelta rispettivamente nel 64% e nel 68% dei casi.

In questo contesto lo snack assume un ruolo sempre più stabile: quasi otto persone su dieci dichiarano di concedersi qualcosa da mangiare a metà mattina, nel pomeriggio o dopo cena. Si tratta spesso di una pausa veloce dal lavoro o dallo studio, ma anche di un piccolo momento di gratificazione personale.

Dal punto di vista nutrizionale, distribuire l’energia in più momenti della giornata non è necessariamente un problema. Alcuni modelli alimentari prevedono proprio piccoli pasti regolari per mantenere stabile la glicemia e controllare il senso di fame. Il vero elemento decisivo resta però la qualità di ciò che si sceglie di mangiare.

La qualità dello snack fa la differenza

Uno spuntino composto da frutta fresca di stagione, yogurt naturale o una piccola quantità di frutta secca può contribuire in modo positivo all’apporto di fibre, vitamine e proteine. Situazione molto diversa quando lo snack consiste in prodotti ricchi di zuccheri semplici, grassi saturi e sale, che aumentano l’introito calorico senza offrire benefici nutrizionali significativi.

Secondo  quanto dichiarato dalla nutrizionista Federica Portuese a “Il giornale del cibo”, è fondamentale valutare anche il contesto in cui nasce il bisogno di uno spuntino. Chi fa colazione molto presto, svolge lavori fisicamente impegnativi o pratica sport può avere effettivamente bisogno di un piccolo pasto intermedio. Diverso è il caso di chi avverte la fame poco dopo una colazione già abbondante: in queste situazioni può essere più utile rivedere l’equilibrio del primo pasto della giornata piuttosto che aggiungere un ulteriore snack.

In altre parole, anche lo spuntino va interpretato all’interno dell’intera distribuzione dei pasti quotidiani.

Cosa rivelano le scelte al supermercato

La ricerca evidenzia anche un altro aspetto interessante: gli snack compaiono ormai in circa il 45% dei carrelli della spesa degli italiani. Questo dato riflette un’offerta sempre più ampia di prodotti destinati al consumo fuori pasto.

Accanto alle tradizionali merendine e agli snack dolci o salati, sugli scaffali si trovano oggi numerose alternative: yogurt nelle varianti greche o arricchite di proteine, kefir e skyr, barrette ad alto contenuto proteico, snack vegetali e prodotti privi di lattosio, glutine o zuccheri aggiunti.

Questa evoluzione segue alcune tendenze già osservate nei consumi alimentari degli italiani, come la crescente attenzione al profilo nutrizionale dei prodotti, l’interesse verso i cibi percepiti come funzionali e la diffusione delle alternative vegetali.

Tuttavia è importante distinguere tra percezione e realtà. Un alimento etichettato come “proteico” può comunque contenere zuccheri aggiunti, mentre uno snack “plant-based” può essere altamente processato. Anche i prodotti “senza zuccheri aggiunti” possono risultare molto calorici se ricchi di grassi. Per orientarsi tra queste proposte, la lettura dell’etichetta e della lista degli ingredienti rimane lo strumento più affidabile.

Snack naturali: spesso la scelta più semplice

Secondo gli esperti, non sempre è necessario ricorrere a prodotti confezionati. Lo spuntino può essere anche un’occasione per introdurre alimenti vegetali semplici e poco trasformati.

Piccole porzioni di semi oleosi, frutta fresca o verdure di stagione rappresentano alternative nutrizionalmente valide. Anche il cocco fresco, ad esempio, può costituire uno snack pratico e naturalmente povero di zuccheri. Bastoncini di carote, finocchi o sedano, consumati al naturale o con un po’ di pinzimonio, offrono un apporto di fibre e possono risultare sazianti. In alcuni casi è possibile abbinarli a hummus di ceci per aggiungere una quota proteica.

Spesso, quindi, la soluzione più equilibrata coincide con quella più semplice e meno elaborata.

La crescita dei prodotti vegetali e proteici

Tra i segmenti che stanno registrando una crescita più evidente nel mercato degli snack emergono proprio i prodotti vegetali e quelli ad alto contenuto proteico. Frutta fresca, frutta secca e barrette “high protein” sono sempre più presenti nelle abitudini di consumo.

Questo fenomeno si inserisce in una tendenza più ampia: l’interesse crescente verso regimi alimentari flessibili, l’attenzione per il benessere fisico e la ricerca di fonti proteiche alternative a quelle animali.

Da un lato l’aumento dell’offerta vegetale può favorire una maggiore diversificazione della dieta e incrementare il consumo di legumi, cereali integrali e frutta secca. Dall’altro lato è importante ricordare che non tutti i prodotti plant-based presentano un profilo nutrizionale equilibrato. Alcuni contengono additivi, grassi raffinati o quantità elevate di sale per migliorarne sapore e consistenza.

Il mito dello snack “high protein”

La popolarità delle barrette proteiche è spesso legata all’immagine di performance sportiva e forma fisica. In alcune fasce d’età, come quella degli over 55, un adeguato apporto di proteine è effettivamente importante per preservare la massa muscolare.

Tuttavia, sottolinea Federica Portuese, il termine “proteico” non è automaticamente sinonimo di salutare. In molte situazioni il fabbisogno di proteine viene già soddisfatto da una dieta varia ed equilibrata. Aumentarne l’assunzione senza indicazioni specifiche da parte di un medico o di un nutrizionista non è sempre necessario e, in alcuni casi, può risultare controproducente.

Solo particolari condizioni, come un’attività sportiva intensa o specifici regimi alimentari ben pianificati, richiedono un’attenzione particolare all’apporto proteico.

Più occasioni di consumo durante la giornata

Un altro fattore che contribuisce alla diffusione degli snack è l’aumento delle occasioni di acquisto. Distributori automatici, presenti ormai in scuole, uffici, ospedali e stazioni, insieme alle casse self-service nei supermercati, favoriscono acquisti rapidi e spesso impulsivi.

Questa maggiore accessibilità rende lo snack disponibile praticamente in qualsiasi momento della giornata. Se da un lato ciò facilita scelte pratiche e veloci, dall’altro può portare a decisioni meno consapevoli.

Mangiare più volte al giorno non significa necessariamente alimentarsi meglio. Al contrario, la frammentazione dei pasti può rendere più difficile tenere sotto controllo l’apporto calorico complessivo e comprendere se la dieta quotidiana è davvero equilibrata.

Fame reale o semplice abitudine?

Quando il cibo è sempre a portata di mano, diventa più difficile distinguere tra fame fisiologica e voglia di mangiare legata a stress, stanchezza o noia.

Secondo gli esperti, l’educazione alimentare può aiutare a riconoscere questi segnali. In alcuni casi lo spuntino nasce semplicemente da abitudini sociali consolidate, come la pausa caffè con i colleghi. In queste situazioni può essere utile valutare come inserirlo nella giornata senza compromettere l’equilibrio degli altri pasti.

Il punto centrale non è eliminare lo snack, ma capire quando è realmente necessario e quale ruolo svolge all’interno della dieta.

La “snackification” della dieta moderna

Il fenomeno della cosiddetta “snackification” riflette cambiamenti profondi nello stile di vita contemporaneo. Ritmi di lavoro più flessibili, smart working, famiglie meno numerose e minor tempo dedicato alla preparazione dei pasti stanno trasformando il modo in cui si mangia.

Questo trend non è necessariamente negativo. Può diventare anche un’opportunità per ripensare lo spuntino in chiave più equilibrata e coerente con i principi della dieta mediterranea.

La domanda più importante non è quindi se lo snack sia giusto o sbagliato, ma quale tipo di snack si sceglie e con quale frequenza lo si consuma.

Il ruolo dello snack in una dieta equilibrata

Integrare uno spuntino nella giornata può avere senso quando è pianificato e non frutto di un impulso momentaneo. In generale dovrebbe privilegiare alimenti semplici e poco trasformati, rispettare porzioni adeguate e non sostituire abitualmente i pasti principali.

Come ricorda Federica Portuese, lo spuntino può contribuire all’equilibrio nutrizionale della giornata oppure diventare un consumo impulsivo poco utile. Molto dipende dal contesto, dalla quantità e dal tipo di alimento scelto.

In un panorama alimentare sempre più ricco di stimoli e offerte, la vera sfida non consiste nell’eliminare il “quarto pasto”, ma nel inserirlo in modo consapevole all’interno di una dieta complessivamente bilanciata.

Tags: Cibo
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