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Hantavirus, viaggiare è sicuro? I consigli degli esperti

Hantavirus, in Italia quattro persone sotto sorveglianza: gli esperti invitano alla prudenza. Viaggiare può essere sicuro?

Federico Liberi by Federico Liberi
12 Maggio 2026
in Approfondimenti
Hantavirus

Hantavirus | Pixabay @Professor25 - Saluteweb

Dopo la conclusione della crociera sulla quale si è sviluppato il focolaio di Hantavirus, in Italia risultano attualmente quattro persone sottoposte a sorveglianza sanitaria attiva a scopo precauzionale. Tutti i soggetti monitorati sono al momento asintomatici.

La situazione continua a essere seguita dalle autorità sanitarie e dagli specialisti della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), che invitano a mantenere alta l’attenzione senza alimentare allarmismi.

Hantavirsu: tracciamento dei contatti e quarantene preventive

Secondo Cristina Mussini, presidente della SIMIT, il focolaio sembra coinvolgere un numero limitato di persone e risulta al momento sotto controllo per la popolazione generale.

Le autorità sanitarie stanno concentrando gli sforzi soprattutto sul tracciamento dei contatti diretti dei casi confermati. Le persone considerate esposte sono state identificate e poste in quarantena preventiva, limitando per ora i controlli al cosiddetto “primo cerchio” dei contatti.

Una strategia che, secondo gli esperti, riduce significativamente il rischio di una diffusione più ampia del virus.

“Diffusione limitata ma alta mortalità”

Anche Massimo Andreoni, past president della SIMIT, sottolinea come il rischio per la popolazione generale resti estremamente basso.

L’infettivologo ricorda che gli Hantavirus hanno storicamente generato soltanto piccoli focolai isolati e mai epidemie di larga scala. Nel 2025, ad esempio, in Sud America sono stati registrati 229 casi con 59 decessi.

Dati che evidenziano una letalità significativa — attorno al 25% — ma una capacità di diffusione relativamente contenuta.

Navi, aeroporti e ambienti chiusi: dove aumenta il rischio di hantavirus

Gli esperti spiegano che contesti chiusi e affollati possono favorire la trasmissione di infezioni respiratorie, rendendo più complessa la gestione sanitaria.

Nel caso del focolaio sulla nave da crociera, l’ambiente ristretto avrebbe rappresentato un fattore critico. Attualmente, però, non è previsto l’obbligo di mascherine per la popolazione generale.

La strategia sanitaria continua a basarsi soprattutto sull’isolamento dei casi sospetti e sul monitoraggio costante delle persone esposte.

Secondo Andreoni, particolare attenzione va mantenuta durante viaggi aerei, permanenze in stazioni o aeroporti e in tutti gli ambienti molto frequentati, soprattutto per le persone più fragili.

Gli esperti: “Mascherina e igiene delle mani restano fondamentali”

Tra le principali raccomandazioni degli infettivologi figurano ancora le misure preventive considerate più efficaci contro molte infezioni respiratorie: utilizzo della mascherina nei luoghi affollati e lavaggio frequente delle mani.

Gli specialisti consigliano prudenza soprattutto nei viaggi internazionali, dove il contatto con persone provenienti da aree geografiche differenti può aumentare l’esposizione a virus poco diffusi in Italia.

Al momento non vengono indicate ulteriori restrizioni specifiche oltre alle normali misure di prevenzione.

Il nodo dell’incubazione: monitoraggi fino a 55 giorni

Uno degli aspetti che continua a preoccupare gli esperti riguarda il lungo periodo di incubazione del virus Andes, che può arrivare fino a otto settimane.

Secondo quanto spiegato da Mussini, non è ancora completamente chiaro in quale fase una persona infetta possa diventare contagiosa. Per questo motivo i contatti stretti dei casi confermati possono essere monitorati anche per 55 giorni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda controlli per almeno 42 giorni a partire dal 6 maggio.

Anche il livello di allerta del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) resta attualmente classificato come livello 3, considerato relativamente basso.

Hantavirus, gli epidemiologi: “Serve prudenza, ma niente allarmismi”

Sulla possibile contagiosità prima della comparsa dei sintomi è intervenuto anche Abraar Karan della Università di Stanford, secondo cui la tempistica esatta dell’infettività dell’Hantavirus Andes non è ancora stata definita con precisione.

L’epidemiologo sottolinea che le evidenze disponibili non permettono di escludere completamente la trasmissione in fase pre-sintomatica.

Anche Nahid Bhadelia del Centro per le malattie infettive emergenti della Università di Boston invita alla cautela. Secondo l’infettivologa, il focolaio resta complesso ma a basso rischio per la popolazione generale, anche se potrebbero emergere ulteriori casi sospetti nei prossimi giorni.

Le autorità sanitarie internazionali continuano quindi a monitorare attentamente tutte le persone entrate in contatto con i pazienti confermati, sia a bordo della nave sia dopo gli sbarchi nei diversi Paesi.

Tags: Hantavirus
Federico Liberi

Federico Liberi

Sono laureato in Psicologia dei processi sociali all’Università di Roma “La Sapienza”. La mia più grande passione insieme alla scrittura è il calcio, ma mi piace rimanere informato sullo sport a 360 gradi oltre che sull’attualità e la politica. Nel 2020 è stato pubblicato su Amazon un mio saggio sulla Programmazione Neuro-Linguistica.

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