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Essere schizzinosi con il cibo o meno è anche una questione di geni

Giulia De Sanctis by Giulia De Sanctis
4 Novembre 2024
in Alimentazione
Essere schizzinosi con il cibo o meno è anche una questione di geni

Essere schizzinosi con il cibo o meno è anche una questione di geni | Pixabay @svetikd - Saluteweb

Essere schizzinosi a tavola: scopri le radici genetiche e ambientali di questo comportamento nei bambini e le strategie per incoraggiare un’alimentazione varia e sana fin dalla prima infanzia

I bambini schizzinosi a tavola rappresentano una sfida comune per molti genitori: spesso preferiscono sempre gli stessi cibi e rifiutano di provare gusti nuovi. Questo comportamento, che può sembrare una fase passeggera, in molti casi si risolve spontaneamente con la crescita. Col tempo, infatti, i bambini tendono ad arricchire la propria alimentazione e a includere nella loro dieta alimenti che in precedenza evitavano, come le verdure. Tuttavia, alcuni restano schizzinosi anche in età adulta. La domanda sorge spontanea: questo comportamento è dovuto a una preferenza personale, a influenze sociali o a una predisposizione genetica?

Essere schizzinosi con il cibo è una questione di geni?

Uno studio pubblicato sul Journal of Child Psychology & Psychiatry suggerisce che l’essere schizzinosi a tavola potrebbe avere una base genetica. La ricerca, guidata da Zeynep Nas dell’University College di Londra, dimostra che l’alimentazione schizzinosa non è sempre una fase temporanea, ma potrebbe avere radici più profonde e persistere nel tempo. “L’alimentazione schizzinosa non è necessariamente solo una fase, ma può seguire una traiettoria persistente,” spiega Nas.

Essere schizzinosi con il cibo o meno è anche una questione di geni
Essere schizzinosi con il cibo o meno è anche una questione di geni – Unsplash – saluteweb.it

 

Per indagare le cause di questa selettività alimentare, il team di ricerca ha intervistato genitori di gemelli di età compresa tra i 16 mesi e i 13 anni, residenti in Inghilterra e Galles. Studiare i gemelli è stato fondamentale per distinguere l’influenza dei geni da quella dei fattori ambientali. I gemelli monozigoti (identici) condividono il 100% del patrimonio genetico, mentre i gemelli eterozigoti (non identici) condividono solo il 50%. Il confronto tra le abitudini alimentari dei gemelli identici e non identici ha evidenziato che i gemelli monozigoti mostravano comportamenti alimentari simili, mentre i gemelli eterozigoti tendevano ad avere atteggiamenti diversi nei confronti del cibo.

Questa scoperta sottolinea l’influenza genetica sulle preferenze alimentari. Tuttavia, è emerso anche che circa un quarto delle abitudini schizzinose deriva da fattori ambientali, e che questi diventano più rilevanti man mano che i bambini crescono. “I fattori ambientali condivisi, come mangiare insieme in famiglia, sono significativi soprattutto nella prima infanzia,” osserva Clare Llewellyn, coautrice dello studio. Questo suggerisce che le abitudini familiari possono influire positivamente sulle preferenze alimentari, ma che la loro efficacia tende a ridursi con l’avanzare dell’età.

Anche se la predisposizione genetica gioca un ruolo significativo, questo non significa che non si possa intervenire per ampliare le preferenze alimentari dei bambini. Lo studio evidenzia l’importanza di esporre i bambini a una varietà di alimenti fin dai primi anni di vita. Riproporre gli stessi cibi e offrire frutta e verdura con regolarità potrebbe incoraggiare i piccoli a familiarizzare con gusti diversi e a sviluppare una maggiore apertura verso nuovi alimenti.

I genitori hanno quindi un ruolo chiave nella fase iniziale, ma la componente sociale diventa cruciale in seguito. Durante l’adolescenza, i coetanei e gli amici acquisiscono un’influenza maggiore sulle scelte alimentari rispetto alla famiglia. Secondo i ricercatori, i ragazzi tendono a modificare le proprie preferenze sotto la pressione sociale e l’influenza dei gruppi di pari, adottando comportamenti alimentari simili a quelli degli amici. Per questo, incoraggiare i figli a frequentare ambienti dove è apprezzata un’alimentazione sana può rivelarsi una strategia efficace a lungo termine.

Lo studio conferma che, mentre la genetica ha un’influenza evidente sull’essere schizzinosi a tavola, l’ambiente familiare e sociale non è da sottovalutare. Nella prima infanzia, le abitudini alimentari della famiglia possono contribuire a costruire un rapporto positivo con il cibo. Tuttavia, con il passare del tempo, i bambini si affidano sempre più alle relazioni con i loro coetanei, modellando le proprie scelte anche in base a quelle degli amici.

Quindi, se un adulto mantiene una certa selettività alimentare, è possibile che sia in parte per ragioni genetiche, ma anche per abitudini consolidate negli anni. In ogni caso, i comportamenti alimentari possono evolversi e cambiare, e le influenze sociali e ambientali restano strumenti importanti per incoraggiare un’alimentazione più varia e sana.

Giulia De Sanctis

Giulia De Sanctis

Laureata in Comunicazione e Valorizzazione del Patrimonio Artistico Contemporaneo, collaboro attivamente con riviste e testate web del settore culturale, enogastronomico, tempo libero e attualità.

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