Un nuovo studio di Harvard confronta i benefici del digiuno intermittente e delle diete tradizionali su peso e salute generale
Il digiuno intermittente continua a essere al centro del dibattito scientifico per i suoi effetti sulla perdita di peso e sulla salute cardiometabolica. Recentemente, uno studio di ampia portata condotto dalla Harvard T.H. Chan School of Public Health e pubblicato sul British Medical Journal dalla professoressa Zhila Semnani-Azad ha analizzato 99 trial clinici che hanno coinvolto oltre 6.500 partecipanti, confrontando diverse modalità di digiuno intermittente con diete ipocaloriche tradizionali e regimi alimentari senza restrizioni.
Le modalità e i risultati del digiuno intermittente
Lo studio ha preso in esame tre schemi principali di digiuno intermittente: il formato 16/8 (16 ore di digiuno e 8 ore di alimentazione), la modalità a giorni alterni (un giorno di digiuno completo seguito da un giorno di alimentazione normale) e il sistema settimanale con 5 giorni senza restrizioni e 2 giorni di digiuno. Tra queste, la modalità a giorni alterni si è dimostrata la più efficace in termini di perdita di peso, con una riduzione media superiore di 1,3 chilogrammi rispetto alle diete ipocaloriche tradizionali.
Oltre alla perdita di peso, questo tipo di digiuno ha prodotto miglioramenti significativi in diversi parametri legati al rischio cardiometabolico, quali la circonferenza vita, i livelli di colesterolo, trigliceridi e la proteina C-reattiva, un noto indicatore di infiammazione. Tuttavia, gli autori sottolineano che la maggior parte degli studi considerati ha una durata inferiore ai sei mesi, richiedendo ulteriori approfondimenti per valutare gli effetti a lungo termine.
Indicazioni e precauzioni
Il digiuno intermittente, pur essendo una pratica sempre più diffusa, richiede un’attenta supervisione medica e non è adatto a tutti. La professoressa Semnani-Azad evidenzia come la scelta di adottarlo debba tenere conto della storia clinica personale, delle preferenze alimentari, del contesto sociale e della sostenibilità a lungo termine. In particolare, è fondamentale evitare il fai-da-te, in quanto l’astinenza prolungata dal cibo può comportare rischi se non gestita correttamente.
Il medico anti-aging Filippo Ongaro, noto per la sua esperienza con astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea, spiega che il digiuno intermittente non prevede il salto dei pasti, ma una loro riorganizzazione temporale all’interno di finestre di consumo alimentare. Questo regime induce un “silenzio metabolico” necessario per attivare processi cellulari di riparazione e autofagia, contribuendo a ridurre l’infiammazione e migliorare l’insulino-resistenza, con benefici anche sul profilo ormonale.
La raccomandazione è di privilegiare un’alimentazione equilibrata nelle ore di consumo, preferendo cereali integrali, proteine vegetali e animali di qualità, verdure e frutta, evitando cibi industriali e altamente processati. Inoltre, il digiuno intermittente è consigliato a persone sane, senza disturbi metabolici o alimentari, e può essere particolarmente utile a partire dai 40-45 anni con finalità di longevità e prevenzione.
