Negli ultimi anni, l’Italia ha assistito a un incremento significativo dei casi di celiachia, una patologia autoimmune che interessa circa 600.000 persone, considerando anche i casi non diagnosticati. La Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia 2024, pubblicata dal Ministero della Salute, conferma che i pazienti con diagnosi accertata sono quasi 280.000, con una netta predominanza femminile (circa il 69%). I numeri sono destinati a crescere grazie allo sviluppo di programmi di screening, soprattutto in età pediatrica, come testimoniato dal progetto pilota dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha coinvolto oltre 5.500 bambini nel 2023, evidenziando una positività del 3,9%.
La celiachia: caratteristiche e diffusione in Italia
La celiachia è descritta dall’Istituto Superiore di Sanità come un’enteropatia infiammatoria cronica e autoimmune, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Il glutine, presente in cereali come frumento, orzo e segale, provoca un danno alla mucosa dell’intestino tenue, con conseguente atrofia dei villi intestinali e malassorbimento di nutrienti. Tra i sintomi classici figurano diarrea, gonfiore addominale e astenia, ma possono manifestarsi anche sintomi extraintestinali come anemia, alterazioni ossee, e disturbi neurologici.
La prevalenza nazionale è stimata allo 0,47%, con regioni come Valle d’Aosta (0,59%), Toscana (0,58%) e Umbria (0,54%) che registrano i tassi più elevati. L’Associazione Italiana Celiachia (AIC), con sede a Genova e presieduta da Rossella Valmarana, sottolinea come il numero reale di celiaci possa essere più che doppio rispetto alle diagnosi ufficiali, stimando circa 600.000 individui affetti, molti dei quali ancora inconsapevoli.
Sensibilità al glutine e modifiche alimentari
Oltre alla celiachia, cresce anche il numero di persone affette da sensibilità al glutine non celiaca, disturbo caratterizzato da sintomi gastrointestinali e sistemici senza danni intestinali evidenti o marcatori immunologici specifici. Secondo la dottoressa Giulia Napolitano, l’aumento di questa sensibilità è legato ai cambiamenti nella composizione del grano moderno, selezionato per un più alto contenuto di glutine che facilita la produzione industriale di pane e prodotti da forno, ma che può aumentare il rischio di infiammazione intestinale.
Per prevenire disturbi correlati al glutine, si suggerisce un consumo moderato e l’uso di grani antichi come Senatore Cappelli, Tumminia e Saragolla, che presentano un equilibrio più naturale tra glutine e amidi e risultano più digeribili.
Costi e sostegno ai pazienti celiaci in Italia
Il Sistema sanitario nazionale ha speso nel 2024 quasi 273 milioni di euro per la fornitura gratuita di alimenti senza glutine a pazienti celiaci, con una spesa media pro-capite di circa 975 euro. Il governo ha stanziato inoltre risorse per la formazione di oltre 17.000 operatori nel settore alimentare, attraverso circa 700 corsi organizzati nel Paese.
L’AIC ha chiesto un abbassamento dei costi dei prodotti senza glutine, attualmente coperti fino a circa 100 euro mensili, una cifra che rischia di non essere più sostenibile a causa dell’inflazione. Inoltre, si punta a migliorare la diagnosi precoce e la consapevolezza, considerando che circa 300.000 celiaci italiani non sono ancora stati identificati.
Le iniziative dell’Associazione Italiana Celiachia includono anche la promozione del Marchio Spiga Barrata per garantire la sicurezza alimentare e progetti educativi nelle scuole per diffondere la conoscenza della malattia e delle corrette abitudini alimentari.
