Se qualcuno pensava di riconoscere l’influenza al primo starnuto, il 2026 sta dimostrando il contrario. Il virus che sta circolando in queste settimane si presenta con un volto nuovo e più insidioso: non colpisce solo le vie respiratorie, ma si spinge fino all’apparato digerente, rendendo la malattia più pesante, prolungata e difficile da gestire. Molti pazienti, infatti, non si stanno limitando a convivere con febbre e tosse, ma si ritrovano a fare i conti con nausea, vomito e diarrea, sintomi che trasformano un’influenza “normale” in un vero e proprio percorso a ostacoli.
Una forma più aggressiva del previsto
Medici e strutture sanitarie stanno osservando un quadro clinico che si discosta da quello delle stagioni passate. Accanto ai segnali classici – febbre alta, mal di testa, congestione nasale, dolori muscolari e articolari – compaiono disturbi gastrointestinali che complicano notevolmente la guarigione. Questa combinazione di sintomi rende l’influenza 2026 particolarmente debilitante, perché il paziente non deve solo affrontare l’indebolimento generale tipico della malattia, ma anche una significativa perdita di energie dovuta a problemi intestinali.
Il parere degli infettivologi
A confermare questa tendenza è il professor Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, che descrive l’attuale influenza come una delle più impegnative degli ultimi anni. Secondo lo specialista, il quadro è piuttosto chiaro: febbre che spesso supera i 38 gradi, dolori diffusi e, soprattutto, un coinvolgimento marcato della pancia. Nausea, vomito e diarrea diventano protagonisti della malattia, talvolta persino più fastidiosi dei sintomi respiratori.
Quando l’influenza riguarda anche l’intestino
A spiegare perché questa influenza sembri “attaccare” anche lo stomaco è uno studio dell’Università della California, che ha analizzato il comportamento del virus all’interno dell’organismo. Secondo i ricercatori, il patogeno non resta confinato nelle vie respiratorie: attraverso le secrezioni, le cellule del sistema immunitario e il flusso sanguigno, riesce a raggiungere l’intestino. Qui entra in contatto con i recettori dell’acido sialico, presenti nelle cellule intestinali, innescando una serie di reazioni che portano a nausea, dolore addominale e diarrea.
Questo meccanismo spiega perché in alcuni pazienti i disturbi gastrointestinali compaiono insieme ai sintomi respiratori, mentre in altri addirittura li precedono, creando confusione nella fase iniziale della malattia.
Una sintomatologia più complessa
L’influenza del 2026, dunque, non può più essere considerata una semplice infezione delle vie aeree. Il quadro clinico è più articolato e combina problemi respiratori e intestinali, rendendo la gestione della malattia più faticosa per il paziente e più impegnativa per i medici.
La febbre rimane uno dei segnali principali e può raggiungere valori elevati, spesso accompagnata da brividi. A questa si sommano dolori muscolari e articolari, una tosse che tende a persistere anche quando altri disturbi si attenuano, congestione nasale, mal di gola e cefalea. Ma ciò che rende davvero particolare questa stagione influenzale è la presenza frequente di spossatezza profonda, debolezza generale e, soprattutto, problemi addominali con vomito e diarrea.
Perché questa influenza stanca di più
La combinazione di febbre, dolori diffusi e disturbi intestinali crea un effetto cumulativo che spiega perché molti pazienti riferiscano un recupero più lento del solito. La disidratazione causata da vomito e diarrea, unita alla perdita di appetito e all’affaticamento generale, contribuisce a prolungare la sensazione di esaurimento anche dopo la fase acuta dell’infezione.
Un virus che sorprende anche gli esperti
Il comportamento dell’influenza 2026 conferma come i virus siano in grado di modificare nel tempo il proprio impatto sull’organismo. La presenza della variante K sembra aver contribuito a questo cambiamento di quadro clinico, rendendo l’infezione meno prevedibile e più complessa rispetto agli anni precedenti.
Gli specialisti invitano quindi a non sottovalutare i segnali gastrointestinali, soprattutto quando compaiono in concomitanza con febbre e sintomi respiratori, perché possono essere parte integrante dell’influenza e non semplici disturbi alimentari passeggeri.
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