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Psicologi, in Italia 5mila pubblici per 60 milioni di abitanti

Giulia Echites by Giulia Echites
23 Giugno 2023
in Notizie
Paziente durante una seduta da uno psicologo

Immagine | Crediti Pixabay @olegsturm - Saluteweb.it

Con cinquemila psicologi pubblici per sessanta milioni di abitanti, l’Italia è ferma a quarant’anni fa.  Non un dato positivo per un servizio di cui hanno bisogno sempre più persone. I problemi psicologici in tutte le fasce d’età, infatti, hanno “raggiunto livelli mai visti“. A dirlo, e a sollevare il problema della carenza di professionisti nel Sistema sanitario nazionale, è il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop) David Lazzari, nel suo intervento di apertura degli Stati Generali della professione psicologica, organizzati dal Cnop con il patrocinio del ministero della Salute.

Investito solo lo 0,2% del Pil per il settore

“La presenza di problemi psicologici in tutte le fasce d’età ha raggiunto livelli mai visti e l’incidenza nelle fasce medio-basse di reddito è maggiore del 30%. Milioni di italiani penalizzati due volte, che non trovano risposte in un Paese che ha cinquemila psicologi pubblici per sessanta milioni di abitanti, lo stesso numero di quarant’anni fa quando venne fondato il Ssn“, ha dichiarato Lazzari. Nonostante oggi ci siano prove che “persino l’attività genetica è influenzata dalla psiche“, ha proseguito il presidente, “gli psicologi sono ancora un lusso negli ospedali, nelle scuole, nelle strutture per anziani, persino nei Centri di Salute Mentale“.

Puzzle che compone la scritta "mental health"
Immagine | Crediti Pixabay @WOKANDAPIX – Saluteweb.it

In base ai dati forniti da Lazzari, l’Italia è l’ultimo Paese in Europa per investimenti pubblici in questo campo, 61 euro l’anno contro i 500 euro di Francia e Germania. Si tratta dello 0,2% in termini reali del Pil a fronte di un costo per i disturbi psichici del 4% del Pil. I problemi psicologici sarebbero la maggiore causa di assenza dal lavoro, sottolinea ancora Lazzari.

Progressi ma sempre troppo pochi dopo il Covid

C’è da dire però anche che, se una cosa positiva la pandemia di Covid l’ha fatta, è stata proprio spingere la riflessione sull’importanza di un supporto psicologico. Non è un caso quindi che molti risultati sono stati raggiunti recentemente: “Mai tanti provvedimenti si erano visti sui temi psicologici: siamo riusciti ad entrare nell’agenda della politica“. È stato introdotto il bonus psicologo, che è ora misura strutturale “ma incredibilmente sottofinanziata” e “da rafforzare“.

Proprio in questi giorni, “la Camera ha cominciato l’esame della legge sullo psicologo di base e ho incontrato nei giorni scorsi il ministro dell’Istruzione, Valditara, per mettere a sistema la psicologia nella scuola. Ma la distanza tra i bisogni dei cittadini e la realtà dei servizi pubblici del Paese in questo campo è ancora enorme“, spiega il presidente degli psicologi.

E se nel privato le cose stanno cambiando in fretta, con molte imprese che stanno capendo l’importanza del benessere psicologico dei lavoratori, “la pubblica amministrazione e la piccola impresa privata restano indietro“, sottolinea Lazzari. Va preso atto, conclude, “di quanto questo penalizzi un Paese diviso a metà tra chi può pagarsi una Psicologia, che in Italia è quasi solo privata, e chi rimane escluso“.

Giulia Echites

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