Obesità: ecco cosa succede se si interrompono i farmaci

Cosa succede se si interrompono i farmaci per l'obesità

Cosa succede se si interrompono i farmaci per l'obesità | Pixabay @Eduardo_Monroy_Husillos - Saluteweb

Federico Liberi

9 Gennaio 2026

Nuovi dati evidenziano che la sospensione dei farmaci GLP-1 porta a rapido recupero del peso nei casi di obesità: lo studio

Uno studio internazionale condotto dall’Università di Oxford e pubblicato recentemente sul British Medical Journal conferma che l’interruzione dei farmaci anti-obesità, in particolare gli agonisti del recettore del GLP-1 come semaglutide e tirzepatide, comporta una rapida ripresa del peso perso e un peggioramento dei parametri cardiometabolici. Questi dati aggiornati sottolineano la complessità della gestione a lungo termine dell’obesità, condizione che spesso richiede un approccio integrato tra terapia farmacologica e modifiche dello stile di vita.

Ripresa del peso e peggioramento della salute dopo la sospensione dei farmaci contro l’obesità

Il lavoro ha raccolto e analizzato 37 studi con oltre 9.300 partecipanti trattati mediamente per 9 mesi con farmaci anti-obesità. Dopo la sospensione, il recupero del peso avviene a una media di 400 grammi al mese, con un ritorno al peso iniziale in meno di due anni. Il recupero dei valori di rischio cardiometabolico, quali pressione arteriosa, colesterolo, trigliceridi, glucosio a digiuno ed emoglobina glicata, è addirittura più rapido, con un ritorno ai livelli pre-trattamento in circa 1,4 anni.

Un elemento importante emerso dallo studio è che il recupero del peso dopo l’interruzione è più veloce rispetto a quello osservato in programmi dietetici tradizionali, evidenziando la necessità di strategie più efficaci per la gestione del peso a lungo termine. Il 50% dei pazienti interrompe infatti la terapia entro 12 mesi, spesso a causa di costi, effetti collaterali o difficoltà legate alla somministrazione per via iniettiva.

L’importanza di un approccio multidisciplinare e della continuità terapeutica

Gli esperti, tra cui Stefano Erzegovesi, psichiatra e nutrizionista, spiegano che i farmaci GLP-1 non modificano solo il metabolismo ma agiscono anche sul comportamento alimentare, riducendo la fame e il desiderio di cibi ad alta densità calorica. Tuttavia, senza un adeguato supporto psicoeducativo e modifiche stabili dello stile di vita, la sospensione del farmaco riaccende “l’interruttore della fame”, portando a un ritorno delle vecchie abitudini e dell’effetto yo-yo.

Secondo Qi Sun, docente alla Harvard Medical School, la terapia farmacologica deve essere considerata un coadiuvante all’interno di un percorso che preveda anche l’adozione di uno stile di vita sano, basato su un’alimentazione equilibrata e attività fisica regolare. Il “Piatto del Mangiar Sano” di Harvard rimane un riferimento per la composizione dei pasti, con un’attenzione particolare a frutta, verdura, cereali integrali e proteine vegetali.

L’ipotesi che l’obesità venga trattata come una malattia cronica, con un’assunzione di farmaci a lungo termine simile a quella per ipertensione o colesterolo alto, è sempre più discussa, anche se la sicurezza a lungo termine dei GLP-1 agonisti richiede ancora studi approfonditi. Nel frattempo, gli specialisti raccomandano un trattamento prolungato e personalizzato, in cui il medico monitora attentamente dose e andamento clinico, per garantire un sostegno efficace e prevenire la recidiva del peso.

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