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Le persone “difficili” causano l’invecchiamento precoce? Cosa dice la scienza sulle relazioni negative

Passare tempo con qualcuno che genera conflitti o tensioni può peggiorare l’umore nel breve periodo, ma le conseguenze potrebbero estendersi anche nel lungo termine

Alessandro Bolzani by Alessandro Bolzani
10 Marzo 2026
in Stili di vita
Un uomo intento a discutere al telefono

Un uomo intento a discutere al telefono | Unsplash @Vitaly Gariev - Saluteweb.it

Le relazioni sociali sono generalmente considerate un elemento fondamentale per la salute e il benessere. Tuttavia non tutti i rapporti interpersonali hanno effetti positivi. Alcuni legami, caratterizzati da tensioni e stress continui, potrebbero avere conseguenze anche sul piano fisico. Nel mondo anglosassone queste figure vengono chiamate “hasslers”, cioè persone che creano costantemente problemi o complicano la vita degli altri. Secondo una recente ricerca scientifica, la loro presenza nella rete sociale potrebbe contribuire ad accelerare l’invecchiamento biologico.

Quando le relazioni diventano una fonte di stress

Quasi tre persone su dieci dichiarano di avere almeno un individuo “difficile” tra amici, parenti o colleghi. Se le relazioni positive sono da tempo associate a una vita più lunga e più sana, quelle negative sono molto meno studiate, nonostante siano piuttosto diffuse.

Passare tempo con qualcuno che genera conflitti o tensioni può peggiorare l’umore nel breve periodo, ma le conseguenze potrebbero estendersi anche nel lungo termine. Le interazioni sociali caratterizzate da stress costante potrebbero infatti influenzare la salute fisica e contribuire a processi biologici legati all’invecchiamento.

Lo studio pubblicato su PNAS

Il tema è stato analizzato in una ricerca finanziata dal National Institute on Aging e pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences. Gli studiosi hanno esaminato il ruolo dei rapporti sociali problematici e il loro possibile impatto sull’età biologica.

Dai risultati emerge che le relazioni negative tendono ad aumentare i livelli di stress cronico e ad essere associate a biomarcatori epigenetici collegati all’invecchiamento. Inoltre queste esperienze sembrano colpire con maggiore frequenza alcune categorie più vulnerabili dal punto di vista sociale o sanitario, oltre alle donne, che nello studio hanno riportato una presenza più elevata di persone problematiche nel proprio ambiente relazionale.

Un effetto cumulativo sull’invecchiamento

Uno degli aspetti più interessanti individuati dai ricercatori riguarda l’effetto cumulativo di queste relazioni. Ogni persona “fastidiosa” presente nella propria rete sociale sarebbe associata a un aumento del ritmo di invecchiamento biologico di circa l’1,5%.

In termini concreti, ciò corrisponderebbe a un’età biologica mediamente più avanzata di circa nove mesi. Secondo gli autori della ricerca, questi risultati sottolineano quanto le relazioni sociali possano avere un ruolo importante anche in negativo, suggerendo la necessità di strategie che riducano l’esposizione a contesti relazionali particolarmente stressanti.

Come è stata condotta la ricerca

Il lavoro è stato guidato dal sociologo Byungkyu Lee della New York University. Per analizzare l’impatto delle relazioni difficili sull’invecchiamento biologico, i ricercatori hanno raccolto dati da oltre duemila partecipanti coinvolti in una survey condotta nello Stato dell’Indiana.

Oltre a rispondere a domande sul proprio stato di salute e sulla qualità delle relazioni sociali, i partecipanti hanno fornito campioni di saliva. Questi campioni sono stati analizzati per individuare specifiche modifiche nel DNA associate ai processi di invecchiamento cellulare, che non sempre coincidono con l’età anagrafica.

La coautrice dello studio Brea Perry della Indiana University Bloomington ha sottolineato che anche piccoli cambiamenti nei meccanismi biologici legati all’età possono accumularsi nel tempo, contribuendo potenzialmente alla comparsa precoce di malattie croniche.

Esiste un rapporto di causa-effetto sull’invecchiamento?

Gli autori precisano però che lo studio non dimostra che le persone problematiche siano direttamente responsabili dell’invecchiamento accelerato. I dati indicano piuttosto un’associazione tra la presenza di rapporti stressanti e un ritmo di invecchiamento più rapido.

In altre parole, non è possibile stabilire con certezza se siano le relazioni negative a causare il fenomeno oppure se entrino in gioco altri fattori correlati.

Perché alcune persone sono più esposte agli “hasslers”

Secondo Perry esistono diversi motivi per cui alcune persone potrebbero trovarsi più spesso circondate da individui difficili. Le donne, ad esempio, tendono talvolta a percepire con maggiore intensità i problemi altrui e a farsene carico emotivamente.

Anche chi ha problemi di salute può sviluppare relazioni più complesse, soprattutto quando necessita di assistenza da parte degli altri. In questi casi i rapporti rischiano di diventare sbilanciati e più difficili da gestire. Inoltre chi ha vissuto un’infanzia complicata può essere più vulnerabile allo stress cronico e agli eventi negativi della vita.

Un altro elemento emerso dalla ricerca riguarda la natura dei rapporti problematici. Molte delle persone considerate “fastidiose” dai partecipanti appartenevano alla famiglia, un tipo di legame spesso difficile da interrompere. Nei rapporti non familiari, invece, le figure più frequentemente citate erano colleghi di lavoro, coinquilini e in misura minore vicini di casa, mentre gli amici risultavano meno spesso associati a comportamenti molesti.

Strategie per proteggere la propria salute

Di fronte a relazioni particolarmente stressanti, il consiglio più immediato è valutare con attenzione i propri rapporti sociali. Quando possibile, spiegano gli studiosi, ridurre il contatto con chi genera costantemente tensione può contribuire a limitare l’impatto negativo sul benessere psicologico.

Tagliare completamente i ponti, però, non sempre è realistico. Alcuni legami – soprattutto familiari – possono essere difficili da interrompere, mentre altri rapporti possono avere sia aspetti positivi sia problematici.

In questi casi può essere utile limitare il tempo trascorso con la persona in questione o, quando necessario, ricorrere a un percorso terapeutico per gestire meglio le dinamiche relazionali.

L’importanza delle relazioni positive

Gli studiosi sottolineano anche il ruolo dei cosiddetti “cuscinetti sociali”, cioè la presenza di rapporti solidi e di supporto che possano compensare l’impatto delle relazioni negative. Investire nel tempo in amicizie e legami positivi potrebbe infatti avere un effetto protettivo sul benessere generale.

Questo aspetto è particolarmente rilevante se si considera che la solitudine rappresenta a sua volta un fattore di rischio per la salute. Secondo un rapporto globale pubblicato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, l’isolamento sociale è collegato a circa 871mila decessi ogni anno.

La sociologa Debra Umberson dell’University of Texas at Austin, che non ha partecipato allo studio, sottolinea infatti che mantenere relazioni è fondamentale. Il punto non è evitare i rapporti sociali, ma costruire una rete equilibrata e il più possibile positiva, capace di sostenere la salute nel lungo periodo.

Tags: InvecchiamentoRelazioni
Alessandro Bolzani

Alessandro Bolzani

Cresciuto a pane e libri, nutro da sempre una profonda passione per la scrittura e il mondo dei media. Dal 2018 sono redattore (o copywriter, come dicono quelli bravi) per alcuni grandi editori italiani occupandomi principalmente di salute e benessere, scienze e tecnologia. Nel 2019 ho debuttato come autore con il romanzo urban fantasy "I guardiani dei parchi", edito da Genesis Publishing.

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