L’ansia è un problema per un ragazzo su 5: ecco le mosse per combatterla

L’ansia è un problema serio, che non si può sottovalutare. Lascia sole le persone in mezzo a una tempesta. E ne soffre un ragazzo su cinque: si tratta di un disagio psicologico che colpisce nove milioni di adolescenti in Europa. Troppi. È una situazione drammatica che può anche avere tragiche conseguenze, che vanno monitorate, seguite e, soprattutto, non vanno sottovalutate. A far emergere tutti questi casi, che sono migliaia davvero, è stata la pandemia di covid, divampata nel mondo nel febbraio 2020 e costretto le persone di tutto il pianeta a lockdown e isolamenti. Situazioni alle quali nessuno di noi era abituato. Ed ecco che adesso quel modo di vivere, non voluto da noi, chiede il conto. Uno di questi è l’ansia appunto. Si sono smarrite le certezze, hanno vinto i dubbi. E in molti adolescenti la paura dell’ignoto ha preso il sopravvento, scardinando ogni certezza. Ed è anche per questo che sono aumentati i casi di disturbi alimentari, di dipendenze da videogiochi, da web, da alcol o droga. Aumentano i ragazzi hikikomori, giovani chiusi nelle loro stanze, in preda all’ansia sociale. È una situazione da affrontare e bisogna al più presto trovare un rimedio.

Psicologo
Psicologo | pixabay @RazorMax

Non sentirsi perfetti

Insomma, sono tantissimi ora i disturbi che fermano i giovani. Gli adolescenti spesso non si sentono perfetti o non si sentono abbastanza adeguati in un determinato contesto o in una determinata circostanza da dover affrontare nella quotidianità. Come riporta La Repubblica, si tratta di un tema che è stato il filo conduttore del 17° Seminario Internazionale di Formazione in Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza promosso da Fondazione Child e Telefono Azzurro. “Secondo le ultime ricerche in materia il 56,3% dei ragazzi tra i 10 e 19 anni ha un problema di ansia e depressione. Un fenomeno che è aumentato con la pandemia. L’ansia sociale è cresciuta perché i giovani si sono ritrovati in isolamento per mesi. E l’ansia e la paura conducono spesso alla depressione”, ha spiegato John Piacentini, professore di Psichiatria alla Ucla University di Los Angeles. Quindi, come si può fare per combattere l’ansia e cercare di sistemare le cose? Secondo gli esperti molto può essere fatto partendo da quattro mosse per contrastare questo malessere nei ragazzini: spingere i giovani all’indipendenza, aiutarli a trovare un’identità, a sviluppare il senso di responsabilità e i rapporti sociali.

I dati preoccupanti

In Italia che situazione c’è? Secondo l’ultima indagine di Telefono Azzurro, ripresa sempre da La Repubblica, un ragazzo su cinque si sente in ansia e per uno su tre chiedere aiuto a un esperto è motivo di vergogna. Gli adolescenti, e sono davvero sempre di più, sono alle prese con un malessere provocato dal “dover dimostrare qualcosa” agli altri. Oltre sei giovanissimi su 10 sostengono di soffrire di un disagio dovuto proprio al contesto in cui vivono. Da qui allora gli attacchi panico, alterazioni delle abitudini alimentari e del ritmo sonno-veglia e difficoltà di concentrazione nello studio. Un terreno fertile su cui proliferano irrequietezza, solitudine, rabbia verso sé o verso gli altri, con la conseguente necessità di “anestetizzarsi” per non pensare. E come viene cercato e trovato questo isolamento dal mondo? Gli adolescenti oggi si rifugiano nel digitale, tra videogiochi, film, serie tv e social media. Insomma, non benissimo per la loro salute psico fisica.

Le paure

A causare l’ansia sono anche le paure che provocano malessere. Paure che magari in passato o non erano conosciute o non esistevano per il contesto nel quale si viveva (magari non con le stesse conoscenze tecnologiche, ad esempio. I giovani, quindi, devono lottare con le nuove paure della nostra epoca. “Temono il cambiamento climatico e in molti hanno l’ecoansia. Ma i ragazzi hanno anche paura del lato oscuro della tecnologia e del fatto che possa scoppiare una guerra. E poi in molti soffrono la competizione eccessiva nelle scuole e hanno paura di non essere accettati dagli altri”, sono le parole della professoressa Anne Marie Albano, docente di Psicologia medica alla Columbia Univesity di New York.

Un primo passo sarebbe quello di ascoltare le voci dei bambini e degli adolescenti. Tutte cose fondamentali per rispondere in modo adeguato ed efficace ai loro bisogni. Per questo gli adulti devono essere capaci di individuare i sintomi dell’ansia prima che diventi eccessiva. “L’ansia è collegata a una preoccupazione o a un problema che non è grave. È la persona coinvolta a percepirlo come tale, qualche cosa di molto preoccupante anche quando, di fatto, non lo è. Quando si rimugina a lungo su una questione, il pensiero ripetuto diventa quasi ossessivo e si può finire per sviluppare un disordine compulsivo. E il fatto di temere ogni volta un evento catastrofico è spesso collegato all’infanzia. Se un genitore teme che il figlio si faccia male e fa capire di essere preoccupato, il bimbo rischia di diventare un adulto pieno di ansie e paure”, ha continuato.

Lettino dello psicologo
Lettino dello psicologo | pixabay @ErikaWittlieb

Lo studio

Come fare allora quando l’ansia diventa ingestibile? È il caso di rivolgersi a un medico – senza provare alcuna vergogna – per scegliere la terapia. Secondo una ricerca, pubblicata su The New England Journal, nei casi di ansia patologica la via migliore è quella che abbina la terapia farmacologica con quella cognitivo comportamentale. Nella ricerca è stata testata la sertralina, una molecola usata anche per la depressione, abbinata a un trattamento di psicoterapia e l’81% dei pazienti ha registrato benefici dopo 12 settimane. Il farmaco da solo ha portato invece al 55% di miglioramenti mentre la psicoterapia da sola al 60%.

Inoltre, le paure vanno affrontate “per arginarle e per questo la psicoterapia è importante”, ha aggiunto John Piacentini. Se un ragazzino teme una partita a calcio, si deve buttare e giocare. È importante il lavoro con i genitori: bisogna arrivare a un cambiamento delle aspettative e aiutarli a gestire le relazioni con i figli. Recentemente abbiamo anche lavorato molto con la realtà virtuale per gestire l’ansia dei ragazzini e dei genitori”, ha detto invece Anne Marie Albano. L’ansia va superata. Gli adolescenti devono imparare a essere indipendenti, solo così potranno capire di saper fare le cose in autonomia. Questo li aiuterà a individuare la loro identità, un aspetto fondamentale della crescita. È fondamentale che diventino responsabili. Importante il ruolo della famiglia. Va bene non lasciarli soli, ma vanno spinti verso l’autonomia. È il modo per superare ogni ostacolo.

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