Il virus Nipah inizia a fare paura: ecco cosa sappiamo a riguardo

Virus Nipah

Virus Nipah | Pixabay @Manjurul - Saluteweb

Federico Liberi

24 Gennaio 2026

Nel Kerala cresce l’allerta per il virus Nipah, zoonosi rara ma letale senza cure specifiche: sintomi, vie di trasmissione e strategie di prevenzione sotto osservazione

Nel distretto di Kozhikode, nel sud dell’India, il virus Nipah continua a destare preoccupazioni sanitarie, nonostante il numero relativamente contenuto di casi confermati. Questa infezione zoonotica, che si trasmette dagli animali all’uomo e può evolvere in encefalite grave, è nota per il suo elevato tasso di mortalità e la difficoltà nel controllo, soprattutto in contesti con risorse mediche limitate.

Caratteristiche cliniche e diffusione del virus Nipah

Il virus Nipah, appartenente alla famiglia dei Paramyxoviridae, è stato identificato per la prima volta nel 1999 in Malesia, dopo un’epidemia che coinvolse sia suini sia esseri umani. Il suo serbatoio naturale sono i pipistrelli della frutta del genere Pteropus, che possono infettare direttamente l’uomo tramite la saliva o gli escrementi, in particolare attraverso il consumo di alimenti contaminati come il succo di palma. Inoltre, il virus può passare attraverso ospiti intermedi come i maiali, che sviluppano sintomi respiratori e favoriscono la trasmissione agli allevatori e agli addetti ai mattatoi.

Le caratteristiche del virus Nipah
Le caratteristiche del virus Nipah | Pixabay @@Paulo_Imperio_Ferraz_Ribeiro_da_Silva – Saluteweb

 

Il periodo d’incubazione varia da 4 a 20 giorni. L’infezione si manifesta inizialmente con febbre, cefalea, malessere generale, nausea e talvolta mal di gola e vomito. Nei casi più gravi si sviluppa un’encefalite acuta, che può complicarsi con convulsioni e coma, accompagnata da una polmonite atipica che può evolvere in sindrome da distress respiratorio acuto. Oltre il 20% dei pazienti sopravvissuti all’encefalite presenta postumi neurologici persistenti, quali alterazioni della personalità e convulsioni.

Strategie di prevenzione e gestione clinica

Attualmente non esistono vaccini o trattamenti antivirali specifici approvati per il virus Nipah. La gestione clinica si basa esclusivamente su terapie di supporto, che includono il monitoraggio e il trattamento delle complicanze neurologiche e respiratorie. La ribavirina, un antivirale sperimentato in alcuni pazienti, non ha dimostrato efficacia consolidata.

Per limitare la diffusione, soprattutto in ambito ospedaliero, è fondamentale l’isolamento dei pazienti e l’adozione di misure di protezione individuale rigorose: uso di maschere chirurgiche, visiere facciali, doppi guanti e camici protettivi. La trasmissione interumana, sebbene rara, avviene principalmente tramite il contatto con liquidi corporei infetti.

L’ultimo focolaio significativo nel Kerala risale al 2018, con 21 decessi su 23 casi, incluso un operatore sanitario che ha ricevuto il riconoscimento Florence Nightingale per il suo impegno. Nel 2019 si è registrato un nuovo caso isolato, con esito positivo.

Confronto con altre malattie zoonotiche emergenti

A differenza della sindrome respiratoria mediorientale (MERS), causata dal coronavirus MERS-CoV e trasmessa principalmente dai cammelli, il virus Nipah presenta una trasmissione più limitata e un tasso di mortalità superiore, compreso tra il 40 e il 70%. Entrambi richiedono una sorveglianza attenta nelle aree endemiche e misure rigorose di controllo, data la mancanza di terapie specifiche e vaccini approvati.

La Malesia, paese dove il virus Nipah fu isolato originariamente, rimane un punto di riferimento epidemiologico per la malattia, così come l’India meridionale e il Bangladesh, dove si verificano focolai sporadici stagionali. La prevenzione si fonda sull’evitare il contatto con pipistrelli e animali infetti, nonché sul rispetto di rigorose pratiche igieniche e di biosicurezza.

L’attenzione internazionale resta alta, in particolare nei paesi asiatici dove la presenza dei serbatoi naturali è consolidata, per prevenire una possibile espansione del virus attraverso la trasmissione interumana e il commercio globale.

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