Il potere delle aspettative: così il cervello può aumentare la risposta ai vaccini

Un medico intento a somministrare un vaccino

Un medico intento a somministrare un vaccino | Pixabay @ WikiImages - Saluteweb.it

Alessandro Bolzani

20 Gennaio 2026

La mente potrebbe avere un ruolo più concreto di quanto si pensasse nel modo in cui il corpo risponde ai vaccini. Attivare pensieri positivi e aspettative favorevoli, infatti, sembra incidere direttamente sull’efficacia della risposta immunitaria, suggerendo la possibilità di affiancare alle vaccinazioni tradizionali strategie mentali non invasive per potenziarne gli effetti.

Lo studio sui vaccini pubblicato su Nature Medicine

A indicare questa relazione è una ricerca pubblicata su Nature Medicine e coordinata dall’Università di Tel Aviv. Lo studio ha coinvolto 85 volontari e si è concentrato sul legame tra specifiche aree cerebrali e la capacità dell’organismo di produrre anticorpi dopo una vaccinazione.

Comprendere a fondo questo meccanismo potrebbe contribuire anche a chiarire meglio i circuiti cerebrali che stanno alla base dell’effetto placebo, da tempo osservato ma non completamente spiegato sul piano neurobiologico.

Il ruolo dell’area della ricompensa nel cervello

Al centro della ricerca c’è l’Area tegmentale ventrale, nota come Vta, una regione chiave del cervello coinvolta nei processi di motivazione, ricompensa ed emozioni. I neuroni di quest’area producono dopamina, spesso definita l’“ormone della felicità”. Studi precedenti condotti sugli animali avevano già suggerito un collegamento tra la Vta e il sistema immunitario, ma mancavano conferme dirette nell’uomo.

L’addestramento mentale dei volontari

Per verificare questa ipotesi, il team guidato da Nitzan Lubianiker ha insegnato ai partecipanti a stimolare volontariamente la Vta attraverso esercizi mentali, come il richiamo di ricordi positivi, ad esempio un viaggio particolarmente significativo. Durante queste sessioni, l’attività cerebrale veniva monitorata in tempo reale tramite risonanza magnetica funzionale.

La somministrazione dei vaccini

Dopo quattro sessioni di allenamento mentale, ai volontari è stato somministrato un vaccino contro l’epatite B. Nelle settimane successive, i ricercatori hanno seguito l’evoluzione della risposta immunitaria, misurando i livelli di anticorpi nel sangue.

I dati raccolti indicano che le persone capaci di mantenere un’attività più elevata della Vta hanno sviluppato una risposta anticorpale più robusta. Nonostante questi risultati promettenti, gli autori sottolineano la necessità di studi più ampi per stabilire se questo approccio possa tradursi in un miglioramento affidabile e clinicamente significativo dell’efficacia dei vaccini.

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