Torna dalla vacanza in famiglia in Africa e viene ricoverata per aver contratto la malaria: le condizioni di salute della bambina di Chioggia
Padova, 23 febbraio 2026 – Una bambina di 12 anni di Chioggia è stata ricoverata presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova con una diagnosi sospetta di malaria, a seguito di un viaggio recente in Africa con la famiglia. Il caso mette in luce l’importanza della prevenzione e della diagnosi tempestiva nelle infezioni importate.
Bambina colpita dalla malaria: sintomi e trasferimento al centro specializzato
La giovane paziente si è presentata nel primo pomeriggio al pronto soccorso dell’ospedale di Chioggia con febbre elevata, dolori muscolari intensi e vomito, sintomi comparsi pochi giorni dopo il rientro dal continente africano. I pediatri hanno immediatamente avviato gli accertamenti clinici e, sulla base dei primi riscontri, hanno posto il sospetto di malaria, avviando la terapia antimalarica specifica. Data la complessità del quadro clinico, è stato disposto il trasferimento in serata al centro di riferimento per le malattie infettive pediatriche di Padova, dove la bambina è stata ricoverata in terapia intensiva e viene costantemente monitorata dagli specialisti.
Diagnosi e contesto epidemiologico in Italia
L’infezione è stata classificata come caso d’importazione, contratta all’estero, poiché la malaria non è endemica nel territorio italiano. I tempi di incubazione del parassita, generalmente da una a quattro settimane, sono compatibili con la comparsa dei sintomi dopo il ritorno dal viaggio. La diagnosi definitiva è stata confermata tramite test rapidi immunocromatografici e analisi molecolari che hanno identificato la specie parassitaria responsabile.
In Italia, tra il 2017 e il 2023 sono stati registrati complessivamente 4.372 casi di malaria importata, con una media annua di circa 624 episodi. Dopo un calo durante la pandemia, i numeri si sono stabilizzati, con la maggior parte delle infezioni attribuibili a persone che viaggiano nei Paesi d’origine per visitare familiari. Gli italiani rappresentano circa il 16% dei casi notificati, sottolineando l’importanza di misure preventive e di un’attenta sorveglianza sanitaria per chi viaggia in aree a rischio.
