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Tumori cerebrali e mieloma multiplo: la ricerca cambia le cure

Diagnosi più precise, medicina di precisione e nuove terapie stanno trasformando l’approccio a due patologie oncologiche complesse

m.andreoli by m.andreoli
15 Marzo 2026
in Notizie
Tumore al cervello

Tumore al cervello | Pixabay @Vadym_Plysiuk - Saluteweb

Ogni anno in Italia oltre 6.000 persone ricevono una diagnosi di tumore cerebrale, una delle sfide più difficili per la medicina contemporanea. I tumori cerebrali sono infatti patologie ancora in parte poco conosciute, caratterizzate da grande complessità clinica e da un forte impatto sulla vita dei pazienti e delle loro famiglie.

La diagnosi, infatti, non è sempre immediata: i sintomi possono essere sfumati e facilmente confusi con altre condizioni neurologiche o disturbi comuni. Quando la malattia viene individuata, i pazienti devono confrontarsi non solo con la terapia, ma anche con il timore di perdere funzioni fondamentali legate all’identità personale, come memoria, linguaggio o capacità motorie.

Come sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto della Associazione Italiana di Oncologia Medica e direttrice della Clinica Oncologica dell’Università Politecnica delle Marche, «scoprire un tumore in una sede così delicata significa affrontare, oltre alla malattia, anche la paura di perdere funzioni essenziali della propria identità».

Nonostante le difficoltà, negli ultimi anni la ricerca scientifica ha compiuto progressi significativi, aprendo nuove prospettive sia nella diagnosi sia nelle strategie terapeutiche.

Tumori cerebrali: diagnosi più precise e cure multidisciplinari

La comprensione dei tumori cerebrali è migliorata soprattutto grazie ai progressi nella diagnostica e nello studio delle caratteristiche biologiche dei tumori. Oggi l’analisi dei tessuti tumorali e le diagnosi molecolari permettono di identificare sottotipi diversi della stessa patologia, aprendo la strada a trattamenti più mirati.

Questa evoluzione ha portato anche a un cambiamento nell’organizzazione delle cure. La gestione dei tumori cerebrali richiede infatti un approccio altamente specialistico che coinvolge diverse figure: neurochirurghi, oncologi, neurologi, radioterapisti e specialisti di diagnostica avanzata.

Secondo Enrico Franceschi, direttore dell’Unità Operativa di Neuro-Oncologia dell’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, «la complessità di queste malattie rende indispensabile il trattamento in centri altamente specializzati».

La ricerca, inoltre, sta puntando sempre più sulla medicina di precisione, con terapie mirate capaci di colpire specifiche alterazioni molecolari del tumore. Anche se non esiste ancora una cura definitiva per molte forme di tumore cerebrale, queste strategie stanno migliorando la risposta ai trattamenti e la qualità della vita dei pazienti.

Mieloma multiplo: nuove terapie e remissioni più lunghe

Se per i tumori cerebrali la strada è ancora lunga, nel caso del Mieloma multiplo i progressi degli ultimi anni hanno già cambiato radicalmente la prospettiva clinica. Questo tumore del sangue colpisce in Italia circa 6.000 persone, soprattutto uomini oltre i 70 anni, e si caratterizza per un andamento alternante: periodi di remissione della malattia si alternano a fasi di riattivazione.

I sintomi più frequenti includono dolore osseo, anemia e fragilità dello scheletro. Le cause non sono ancora completamente chiarite, ma l’età avanzata e il sesso rappresentano fattori di rischio riconosciuti.

Negli ultimi anni diversi studi clinici hanno segnato una svolta nel trattamento della malattia. Tra questi, lo Studio PERSEUS ha dimostrato che un approccio terapeutico combinato e precoce può migliorare la sopravvivenza libera da progressione e mantenere più a lungo il controllo della malattia.

Lo Studio CEPHEUS ha invece evidenziato risultati incoraggianti nei pazienti non candidabili al trapianto, mostrando che le nuove combinazioni terapeutiche permettono remissioni più profonde e durature anche nelle fasce di età più avanzate.

Una delle innovazioni più promettenti riguarda poi le terapie cellulari CAR-T, studiate anche nel trial Studio CARTITUDE‑4, che hanno dimostrato remissioni molto più profonde e un controllo prolungato della malattia, in alcuni casi stabile anche dopo oltre due anni.

Accanto a queste terapie, un ruolo sempre più importante è giocato dalla malattia minima residua (MRD), parametro che misura la quantità di cellule tumorali rimaste nell’organismo dopo il trattamento. Come spiega Elena Zamagni, docente dell’Università di Bologna e responsabile dell’Unità Mieloma dell’IRCCS Policlinico Sant’Orsola, «la MRD è diventata un indicatore fondamentale: ci permette di capire quanto la malattia sia stata realmente colpita e di personalizzare le cure».

Tumori cerebrali e mieloma multiplo rappresentano quindi due realtà molto diverse, ma accomunate da un elemento chiave: la ricerca scientifica sta cambiando il destino dei pazienti. Se nel primo caso l’obiettivo è migliorare diagnosi e percorsi terapeutici, nel secondo i progressi hanno già trasformato una malattia un tempo rapidamente fatale in una condizione sempre più controllabile nel lungo periodo.

Un risultato reso possibile da anni di lavoro nei centri clinici, dalla collaborazione internazionale e dagli investimenti nella ricerca, con l’obiettivo comune di sviluppare terapie sempre più efficaci e personalizzate.

Tags: Tumore al cervelloTumori
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