Roma, 12 marzo 2026 – Si è spenta oggi a 76 anni Enrica Bonaccorti, celebre conduttrice televisiva, attrice e autrice italiana, a causa di un tumore al pancreas. La sua scomparsa riporta l’attenzione su una delle neoplasie più aggressive e difficili da diagnosticare precocemente, che purtroppo ha avuto un ruolo decisivo anche nella sua vicenda personale. Bonaccorti, volto storico della televisione italiana, aveva reso pubblica la sua diagnosi solo lo scorso settembre, raccontando con lucida serenità il lungo e doloroso percorso affrontato.
Enrica Bonaccorti, una carriera poliedrica e il coraggio della malattia
Nata a Savona il 18 novembre 1949, Enrica Bonaccorti ha attraversato mezzo secolo di spettacolo con eleganza e intelligenza, distinguendosi come conduttrice radiofonica e televisiva, attrice teatrale e cinematografica, ma anche come autrice di testi musicali di successo. La sua notorietà esplose negli anni Ottanta con programmi di grande successo come Italia Sera, Pronto, chi gioca? e Non è la Rai. In particolare, il biennio 1983-1985 fu il momento della sua consacrazione, grazie anche alla sua conduzione sincera e priva di artifici, che conquistò il pubblico.
Nonostante i grandi successi, la sua vita professionale fu segnata da momenti di difficoltà, come il grave episodio dell’aborto spontaneo subito dopo aver annunciato in diretta la sua gravidanza, evento che la portò a sentirsi abbandonata dalla Rai e a spostarsi a Mediaset. Qui continuò a lavorare fino agli anni Novanta, mantenendo sempre un ruolo di rilievo nel panorama televisivo italiano.
Bonaccorti ha inoltre lasciato un segno nella musica italiana, firmando testi per Domenico Modugno come La lontananza e Amara terra mia. La sua vita privata è stata altrettanto intensa e pubblica, con amori celebri come quello con Renato Zero.

Tumore al pancreas: sintomi, fattori di rischio e terapie innovative
Il tumore del pancreas rimane una delle forme tumorali più difficili da diagnosticare in fase precoce, con una prognosi spesso infausta. Questo perché la malattia si manifesta con sintomi generici e subdoli, che spesso compaiono solo quando il tumore ha già raggiunto uno stadio avanzato e ha superato i confini dell’organo, rendendo impossibile un intervento chirurgico risolutivo.
I sintomi più comuni includono dolore addominale o alla schiena, perdita di peso inspiegabile, ittero, nausea e problemi digestivi. Tra i fattori di rischio più accertati ci sono il fumo, l’obesità, il diabete di recente insorgenza, la familiarità e alcune condizioni genetiche.
Negli ultimi anni, la ricerca ha compiuto progressi significativi nella comprensione della biologia del tumore pancreatico e nello sviluppo di terapie mirate. Recentemente l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato l’uso di olaparib, un farmaco target per pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico portatori della mutazione BRCA, aprendo nuove possibilità terapeutiche in una patologia storicamente refrattaria ai trattamenti.
Inoltre, studi innovativi sono in corso per potenziare le terapie cellulari, come le CAR-T, contro i tumori solidi, inclusi quelli pancreatici. A Milano, all’Università Vita-Salute San Raffaele, si sta lavorando per abbattere la “scudo di zuccheri” che protegge le cellule tumorali, rendendo più efficaci queste terapie immunitarie avanzate.
La sfida della diagnosi precoce e la ricerca in corso
Uno dei grandi ostacoli nella lotta contro il tumore al pancreas è rappresentato dalla difficoltà di rilevare precocemente la malattia. Recenti tentativi di sviluppare test basati sulla biopsia liquida, capaci di identificare tracce di tumore negli stadi iniziali, non hanno ancora raggiunto risultati definitivi. Le aziende produttrici hanno reso noto che gli studi finora condotti non hanno dimostrato l’efficacia attesa, mantenendo alta la necessità di ulteriori ricerche e innovazioni diagnostiche.
Parallelamente, la gestione del dolore oncologico, che spesso accompagna il tumore pancreatico, è un aspetto fondamentale per migliorare la qualità della vita dei pazienti. La ricerca si concentra anche su questo fronte, individuando strategie personalizzate e considerando le differenze di genere nella risposta ai farmaci analgesici.
La ricerca scientifica italiana e internazionale continua quindi a essere un motore prezioso per sviluppare nuove cure e migliorare la prognosi di questa malattia, che, nonostante le difficoltà, beneficia di un crescente investimento in studi clinici e innovazioni terapeutiche.
