Roma, 25 gennaio 2026 – In Italia, il tumore del colon-retto continua a rappresentare una delle neoplasie più diagnosticate, con circa 390.000 nuovi casi oncologici registrati nel 2024 secondo il Rapporto AIOM 2025. Una notizia positiva giunge dal fronte della mortalità, che ha subito un calo del 9% nell’ultimo decennio, segno di una capacità crescente del sistema sanitario italiano di prevenzione e cura. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha recentemente sottolineato l’importanza del miglioramento degli esiti clinici e del ruolo centrale del Piano Oncologico Nazionale nel potenziamento della prevenzione.
Diagnosi precoce e screening: la chiave per salvare vite
Il tumore del colon-retto spesso origina da polipi adenomatosi che impiegano anni per evolvere in lesioni maligne. Il test di sangue occulto fecale (SOF), offerto gratuitamente in Italia ogni due anni ai cittadini tra i 50 e i 69 anni (con estensione fino a 74 anni in diverse Regioni come l’Emilia-Romagna), consente di intercettare la malattia in fase iniziale. Un risultato positivo al SOF conduce alla colonscopia diagnostica, fondamentale per la rimozione precoce delle lesioni precancerose. Dopo la pandemia, la copertura dello screening è in ripresa, raggiungendo nel biennio 2023-2024 il 47% della popolazione target, anche se persistono differenze territoriali sostanziali tra Nord e Sud Italia.
Il prof. Pierpaolo Sileri, primario di Chirurgia Colorettale all’IRCCS Ospedale San Raffaele, evidenzia come la diagnosi precoce rappresenti la strategia più efficace per combattere questa patologia. Inoltre, si registra un aumento dei casi in età inferiore ai 50 anni, accentuando l’importanza di conoscere la storia familiare e prestare attenzione ai sintomi.
Il fegato: la prima “trappola” delle metastasi
Il fegato è la principale sede metastatica del tumore del colon-retto, poiché filtra il sangue proveniente dall’intestino attraverso la vena porta, facilitando la deposizione delle cellule tumorali. Circa il 20% dei pazienti presenta metastasi epatiche già alla diagnosi, mentre fino al 50% le sviluppa durante l’evoluzione della malattia, secondo dati AIRC. Le metastasi possono insorgere sia in modo sincronico sia metacronico.
La gestione delle metastasi epatiche è affidata a un team multidisciplinare che coinvolge chirurghi epato-biliari, oncologi, radiologi interventisti ed epatologi. La dottoressa Francesca Ratti, dirigente medico presso l’Unità di Chirurgia Epatobiliare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, spiega che oggi la chirurgia epatica mini-invasiva consente interventi con recuperi più rapidi e risultati oncologici ottimali. La scelta terapeutica tra chirurgia, chemioterapia o approcci combinati è sempre personalizzata e frutto di un’attenta valutazione multidisciplinare.
Tumore al colon-retto: prevenzione e stile di vita
L’incidenza del tumore del colon-retto è influenzata da fattori di rischio modificabili come dieta ricca di carni rosse e insaccati, consumo di alcol, fumo, sedentarietà e obesità. Una quota minore di casi è legata a sindromi ereditarie, per cui sono disponibili percorsi genetici dedicati. Il Rapporto AIOM 2025 invita a rafforzare la prevenzione primaria e a contrastare le disuguaglianze nell’accesso agli screening, priorità fondamentali per la sanità pubblica.
Tra i principali consigli per la popolazione vi sono l’adesione regolare allo screening, l’adozione di uno stile di vita sano e l’attenzione alla storia familiare. In caso di diagnosi, è fondamentale affidarsi a team specialistici con esperienza nella gestione chirurgica e oncologica del colon-retto e delle metastasi epatiche.
