Quando un’infezione diventa sepsi: ecco tutto ciò che c’è da sapere a riguardo e quando bisogna preoccuparsi
La sepsi rappresenta una delle emergenze infettivologiche più insidiose e letali, dovuta a una risposta immunitaria eccessiva e dannosa nei confronti di un’infezione. Recenti studi condotti in Italia, tra cui un’importante ricerca presso l’ospedale San Donato di Arezzo, hanno evidenziato nuovi parametri diagnostici per individuare tempestivamente questa condizione, migliorando così la gestione clinica e la sopravvivenza dei pazienti.
Cos’è la sepsi e come si manifesta
La sepsi non è un’infezione di per sé, ma la reazione sproporzionata dell’organismo a un’infezione localizzata, che può partire da polmonite, infezioni urinarie, ferite infette o post-interventi chirurgici. Quando il sistema immunitario attiva una risposta infiammatoria sistemica incontrollata, si possono verificare danni gravi agli organi vitali come polmoni, cuore e reni, portando al quadro clinico noto come shock settico, caratterizzato da un crollo pericoloso della pressione arteriosa.
I sintomi iniziali della sepsi sono spesso aspecifici e possono includere febbre alta o ipotermia, tachicardia, respiro accelerato, stato confusionale e pelle fredda o con chiazze. Nei pazienti più fragili – neonati, anziani e immunodepressi – la diagnosi può risultare ancora più complessa per la presentazione atipica.
Diagnosi e trattamento: la tempestività salva vite
La diagnosi precoce è fondamentale per ridurre la mortalità, che rimane elevata nonostante i progressi terapeutici. L’analisi di laboratorio, tra cui l’emocoltura, rimane il gold standard per individuare il microrganismo responsabile. Nuove metodiche molecolari consentono oggi di identificare rapidamente il DNA o RNA patogeno, accelerando la scelta della terapia.
Il trattamento d’urgenza prevede la somministrazione immediata di antibiotici a largo spettro per via endovenosa, accompagnata da supporto emodinamico con liquidi e, se necessario, ventilazione assistita in terapia intensiva. L’approccio “Early Goal Directed Therapy” ha dimostrato di ridurre significativamente la mortalità, grazie a una stretta monitorizzazione e a interventi mirati.
Fattori di rischio e prevenzione
La sepsi può colpire chiunque, ma è più frequente nei soggetti con sistema immunitario compromesso, come i pazienti oncologici, diabetici o recentemente sottoposti a interventi chirurgici. Anche infezioni cutanee non trattate adeguatamente possono evolvere in setticemia cutanea, un quadro grave che richiede attenzione immediata.
La prevenzione passa attraverso la corretta gestione delle infezioni, l’igiene delle ferite, l’uso appropriato degli antibiotici e, soprattutto, la vaccinazione contro i principali patogeni implicati come Pneumococco, Meningococco e Haemophilus influenzae. Nei reparti ospedalieri e nei servizi di pronto soccorso di Firenze e in tutta Italia, protocolli rigorosi e campagne di sensibilizzazione sono ormai consolidati per individuare rapidamente i segni di sepsi e intervenire senza ritardi.
La città di Firenze, con i suoi centri ospedalieri all’avanguardia e una rete di assistenza sanitaria capillare, rappresenta un esempio virtuoso nella lotta contro la sepsi, una patologia che, nonostante la sua gravità, può essere efficacemente contrastata grazie alla diagnosi precoce e alle cure tempestive.
