Schizofrenia: ecco come il sangue suggerisce la terapia giusta

Nel sangue la risposta ai farmaci per la schizofrenia

Nel sangue la risposta ai farmaci per la schizofrenia | Pixabay @busracavus - Saluteweb

Federico Liberi

16 Febbraio 2026

Schizofrenia: scoperti marcatori molecolari nel sangie che anticipano la risposta ai farmaci. Ecco cosa c’è da sapere a riguardo

Una recente ricerca italiana ha evidenziato la presenza di marcatori molecolari nel sangue delle persone affette da schizofrenia che potrebbero anticipare la risposta ai farmaci antipsicotici, distinguendo tra pazienti responsivi e farmacoresistenti. Lo studio, pubblicato su Translational Psychiatry, è stato condotto dal Ceinge Biotecnologie Avanzate “Franco Salvatore” di Napoli, in sinergia con le Università di Salerno, Federico II di Napoli e Luigi Vanvitelli di Caserta.

Nuove prospettive diagnostiche nella schizofrenia farmacoresistente

La schizofrenia rimane una delle patologie psichiatriche più complesse, con circa il 30% dei casi resistenti ai trattamenti antipsicotici. La ricerca guidata dal professor Alessandro Usiello, direttore del Laboratorio di Neuroscienze Traslazionali del Ceinge e docente di Biochimica Clinica presso l’Università della Campania, ha utilizzato un approccio combinato di risonanza magnetica nucleare e analisi chimiche per identificare differenze nella composizione del siero ematico tra pazienti farmacoresistenti e quelli responsivi.

«Le variazioni sistemiche del metabolismo riflettono traiettorie biochimiche diverse nelle forme resistenti della schizofrenia, suggerendo nuovi biomarcatori predittivi», spiega Usiello. Il professor Andrea de Bartolomeis, ordinario di Psichiatria presso l’Università Federico II, sottolinea come la farmacoresistenza impatti negativamente sulle capacità cognitive e sulla funzionalità globale, esponendo i pazienti a trattamenti multipli spesso inefficaci.

Verso una psichiatria personalizzata

L’analisi dettagliata del metabolismo ematico potrebbe aprire la strada a una medicina personalizzata nella gestione della schizofrenia, come evidenziato da Francesco Errico, professore associato di Biochimica della Federico II, che invita a ulteriori studi su coorti più ampie per validare questi risultati. L’obiettivo è comprendere la variabilità genetica che sottende queste differenze metaboliche, perfezionando così strategie di intervento precoce, specialmente nelle forme farmacoresistenti.

Innovazione e tecnologia nella ricerca psichiatrica

Questo progresso si inserisce in un contesto più ampio in cui la matematica e la tecnologia avanzata stanno rivoluzionando la medicina predittiva. Modelli matematici e intelligenza artificiale sono già impiegati per prevedere la risposta ai trattamenti e il decorso di diverse patologie, come i tumori, e potrebbero presto essere integrati anche nella psichiatria per migliorare la diagnosi e la personalizzazione delle terapie nella schizofrenia.

Il coinvolgimento di esperti multidisciplinari e l’uso di tecniche sofisticate come la spettroscopia a risonanza magnetica e l’analisi metabolomica rappresentano un passo decisivo verso una comprensione più profonda delle basi biologiche della schizofrenia e delle sue varianti resistenti ai farmaci. Le prossime ricerche si concentreranno su conferme cliniche e sull’integrazione di questi biomarcatori nelle pratiche terapeutiche quotidiane.

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