Roma, 27 gennaio 2026 – Un significativo progresso per la ricerca italiana nel campo delle neuroscienze è emerso dal bilancio triennale del programma Mnesys, presentato oggi a Genova durante l’evento “Mnesys: viaggio nel cervello”. In soli tre anni, il programma ha prodotto oltre 1500 pubblicazioni scientifiche, con il 75% di esse pubblicate su riviste di alto livello internazionale, consolidando così il ruolo dell’Italia come protagonista nella ricerca sul cervello e il legame col morbo di Alzheimer.
Un programma di eccellenza per le neuroscienze italiane
Mnesys è un partenariato esteso, concepito e coordinato dall’Università degli Studi di Genova, che coinvolge 65 centri di ricerca e oltre 800 scienziati in Italia. Il progetto, finanziato nell’ambito del PNRR, si propone di sviluppare nuove strategie di medicina personalizzata e predittiva per il trattamento delle patologie del sistema nervoso e del comportamento. Tra le scoperte più rilevanti vi sono innovazioni nella comprensione e cura di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson, nonché disturbi psichiatrici quali la depressione e la schizofrenia.
Particolarmente significativo è il ruolo della ricerca nel Sud Italia, con più di 500 studi in crescita costante grazie anche all’aumento delle collaborazioni tra strutture meridionali e settentrionali, passate da circa 20 nel 2023 a oltre 150 nel 2025. Sul podio delle università più produttive figurano Genova, Bologna e Napoli, seguite da Roma Tor Vergata.
Il coordinatore scientifico Antonio Uccelli, docente di neurologia all’Università di Genova e direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, sottolinea come Mnesys rappresenti la risposta italiana ai grandi progetti internazionali: «Le scoperte che stiamo facendo, dai gemelli digitali del cervello all’identificazione di nuovi bersagli terapeutici per Alzheimer e Parkinson, dall’utilizzo di farmaci già noti per nuove applicazioni fino allo sviluppo di protesi bioniche integrate, sono esempi concreti di un impatto positivo sulla salute e sull’organizzazione sanitaria».
Alzheimer, innovazioni e risultati concreti nella diagnosi e cura del cervello
Tra le principali innovazioni del progetto, emerge lo studio sul ruolo cruciale del sonno nei neonati prematuri per un corretto neurosviluppo. Inoltre, l’analisi delle cellule del sistema immunitario nel sangue ha permesso di identificare biomarcatori utili per orientare le terapie nei disturbi psichiatrici come la schizofrenia e il disturbo bipolare. Per la depressione maggiore resistente, sono stati individuati tratti temperamentali che predicono una migliore risposta alle nuove terapie, come l’esketamina.
Un altro risultato di rilievo è l’integrazione di modelli computazionali con tecniche di imaging tridimensionale per guidare interventi di neurochirurgia sempre più precisi e rispettosi delle funzioni cerebrali, quali quelle motorie e del linguaggio. Infine, combinando biomarcatori fluidi con imaging molecolare avanzato, i ricercatori stanno identificando marcatori precoci di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, consentendo interventi terapeutici anticipati.
Il progetto, che coinvolge università e istituti di ricerca di tutta Italia, è articolato in sette ambiti di ricerca (spoke), che spaziano dallo studio del neurosviluppo e della neuroplasticità fino alle neurodegenerazioni e alla neuroimmunologia. L’Università di Bologna, ad esempio, contribuisce con studi genetici su autismo e malattie neurodegenerative rare, oltre a sviluppare modelli preclinici e analisi multiparametriche di dati clinici e biologici.
Con un investimento complessivo di circa 115 milioni di euro, Mnesys si configura come un modello di eccellenza e collaborazione interdisciplinare, capace di mettere in rete competenze neurologiche, neurofarmacologiche e computazionali per affrontare le sfide più complesse legate alle patologie cerebrali.
La malattia di Alzheimer, che rappresenta la forma più comune di demenza degenerativa con incidenza crescente nelle fasce di età avanzata, rimane uno dei principali focus della ricerca Mnesys. Nonostante le terapie attuali offrano solo un rallentamento sintomatico della malattia, le nuove strategie sviluppate nel programma puntano a individuare precocemente i pazienti e a sviluppare trattamenti innovativi, ampliando così le prospettive di cura per una patologia che coinvolge in Italia circa 492.000 persone e milioni nel mondo.
