Perché perdere l’olfatto può essere un campanello d’allarme per il cuore?

L'anatomia del naso

L'anatomia del naso | Photo by BruceBlaus licensed under CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en) - Saluteweb.it

Alessandro Bolzani

19 Febbraio 2026

Per molti anni la perdita dell’olfatto è stata considerata soprattutto un disturbo secondario, spesso legato a raffreddori, infezioni virali o all’avanzare dell’età. Oggi però la ricerca scientifica suggerisce uno scenario molto più complesso: la difficoltà nel percepire gli odori potrebbe rappresentare un indicatore precoce di problemi cardiovascolari, capace di anticipare eventi gravi anche diversi anni prima della loro comparsa.

Un ampio studio internazionale ha infatti evidenziato come l’anosmia — ovvero la perdita totale dell’olfatto — negli adulti sopra i 70 anni sia associata a un aumento significativo del rischio di ictus, insufficienza cardiaca e patologie coronariche. Una scoperta che cambia prospettiva: ciò che sembra un semplice deficit sensoriale potrebbe trasformarsi in uno strumento prezioso per la prevenzione.

L’olfatto come indicatore precoce: i risultati dello studio scientifico

Per lungo tempo il declino dell’olfatto è stato collegato quasi esclusivamente a malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. Una ricerca condotta dall’Università del Michigan e pubblicata sulla rivista scientifica JAMA Otolaryngology – Head & Neck Surgery ha invece ampliato radicalmente questa interpretazione.

Gli studiosi hanno seguito oltre cinquemila adulti, precisamente 5.142 partecipanti, per un periodo di nove anni. I dati emersi hanno mostrato un legame chiaro tra anosmia e salute cardiovascolare: chi aveva perso completamente la capacità di percepire gli odori presentava un rischio circa doppio di sviluppare eventi cardiaci o cerebrovascolari rispetto ai coetanei con un olfatto normale.

Particolarmente significativo è stato anche il fattore temporale. La correlazione tra deficit olfattivo e comparsa di problemi cardiaci risultava più forte nei primi quattro anni successivi alla valutazione dell’olfatto, suggerendo che la perdita sensoriale possa rappresentare un segnale di allarme relativamente imminente e non soltanto un indicatore di rischio a lungo termine.

Il legame nascosto tra infiammazione, naso e arterie

La domanda che emerge spontanea è perché una funzione sensoriale come l’olfatto possa essere collegata alla salute del cuore. Secondo gli esperti, la chiave interpretativa risiede nei processi infiammatori che coinvolgono l’intero organismo.

La professoressa Arianna Di Stadio, neuro-otorinolaringoiatra e ricercatrice presso l’UCL Queen Square Neurology di Londra, sottolinea come la perdita dell’olfatto possa riflettere uno stato di infiammazione sistemica diffusa. Questo fenomeno non interessa soltanto il tessuto nasale responsabile della percezione degli odori, ma colpisce contemporaneamente anche l’endotelio, cioè il rivestimento interno dei vasi sanguigni.

In questo contesto, il deficit olfattivo può rappresentare una delle prime manifestazioni di una neuroinfiammazione silenziosa che agisce anche sul sistema vascolare. Alterazioni nei piccoli vasi cerebrali potrebbero quindi manifestarsi inizialmente attraverso la riduzione dell’olfatto, anticipando eventi più gravi come ictus o ischemie. Inoltre, l’anosmia viene sempre più interpretata come un possibile biomarcatore di invecchiamento biologico accelerato, segnale di una fragilità dell’organismo non ancora evidente attraverso altri esami clinici.

Quando la perdita dell’olfatto deve preoccupare davvero

Non tutte le forme di anosmia hanno lo stesso significato clinico. Una perdita temporanea dell’olfatto può verificarsi facilmente durante raffreddori, sinusiti o infezioni virali, incluso il COVID-19, e tende generalmente a risolversi nel tempo.

Diverso è il caso di una riduzione persistente e progressiva della capacità olfattiva, soprattutto nelle persone oltre i 70 anni. Se diventa difficile riconoscere odori quotidiani come quello del caffè, dei fiori o persino del gas domestico, il sintomo non dovrebbe essere ignorato.

Secondo gli esperti, in questi casi il malfunzionamento dell’olfatto potrebbe riflettere una sofferenza del sistema vascolare che alimenta non solo le strutture nasali, ma anche cervello e cuore. Il naso, in sostanza, potrebbe segnalare un problema circolatorio prima ancora che compaiano sintomi cardiaci evidenti.

Un nuovo strumento di prevenzione per le malattie cardiovascolari

Le implicazioni pratiche di questa scoperta sono rilevanti. Integrare semplici test dell’olfatto nelle visite mediche di routine per gli anziani potrebbe diventare una strategia preventiva efficace, economica e non invasiva.

Attualmente la valutazione del rischio cardiovascolare si basa principalmente su parametri come pressione arteriosa, livelli di colesterolo e glicemia. L’aggiunta di una valutazione olfattiva permetterebbe di individuare pazienti apparentemente sani ma già esposti a una vulnerabilità vascolare nascosta.

Secondo i ricercatori, monitorare la funzione olfattiva significherebbe indirettamente sorvegliare anche la salute cerebrale e cardiaca, offrendo ai medici uno strumento in più per intervenire precocemente.

Fattori di rischio comuni tra cuore e olfatto

Esiste inoltre una sovrapposizione significativa tra i fattori che danneggiano il sistema cardiovascolare e quelli che compromettono la capacità olfattiva. Il fumo di sigaretta, l’inquinamento atmosferico — in particolare il particolato fine — e l’obesità rappresentano elementi nocivi sia per le coronarie sia per i recettori responsabili della percezione degli odori.

Adottare uno stile di vita sano, con attenzione all’alimentazione, all’attività fisica e alla riduzione dell’esposizione a sostanze tossiche, contribuisce quindi a proteggere contemporaneamente cuore e sistema sensoriale.

Ascoltare i segnali del corpo può salvare la vita

La perdita dell’olfatto non riguarda soltanto il piacere di gustare un pasto o percepire un profumo familiare. Per gli over 70 potrebbe trasformarsi in un importante campanello d’allarme da non sottovalutare.

Gli specialisti invitano chi nota un calo persistente dell’olfatto a parlarne con il proprio medico. Intervenire tempestivamente potrebbe consentire di individuare precocemente un rischio cardiovascolare e ridurre la probabilità di eventi gravi come ictus o insufficienza cardiaca.

In altre parole, il corpo potrebbe inviare segnali molto prima che la malattia si manifesti apertamente: imparare a riconoscerli significa trasformare un semplice sintomo in un’opportunità concreta di prevenzione.

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