Dietro un gesto spesso considerato imbarazzante si nasconde una funzione fisiologica essenziale: ignorarla può causare danni insospettabili.
Quando si parla di rutti, la prima cosa che viene in mente è il disagio sociale. Nessuno li vuole sentire, e ancora meno ammettere di farli. Ma quello che molti non sanno è che il ruttare è un processo naturale, fondamentale per il corretto funzionamento dell’apparato digerente. In condizioni normali, il corpo ha bisogno di espellere l’aria ingerita durante i pasti o in seguito a un’eccessiva produzione di gas nello stomaco. Se questa pressione interna non trova una via d’uscita, l’organismo può risentirne, e non poco.
Trattenere l’aria fa male: cosa accade nello stomaco
L’atto del ruttare è il modo con cui il corpo rilascia gas in eccesso, principalmente costituito da azoto e ossigeno, accumulato nel tratto digestivo superiore. Questo fenomeno è tanto più frequente quanto più si mangia in fretta, si beve con la cannuccia o si consuma cibo frizzante o fermentato. Quando si trattiene un rutto — che il cervello ha già segnalato come necessario — si costringe il diaframma e l’esofago a trattenere la pressione.

Nel breve termine questo può provocare gonfiore, dolore addominale, crampi e una fastidiosa sensazione di pienezza. Ma se il comportamento si ripete, le conseguenze possono diventare più serie: gastrite, esofagite da reflusso, oppure la cosiddetta dispepsia funzionale, un disturbo digestivo cronico caratterizzato da bruciore di stomaco, nausea e digestione rallentata.
La pressione non rilasciata, infatti, non sparisce: può migrare verso il basso, creando tensioni intestinali, meteorismo, oppure risalire, generando acidità e rigurgiti acidi. Il corpo ha meccanismi precisi e ignorarli a lungo significa mettere a rischio l’equilibrio interno. Alcuni studi dimostrano che il trattenere regolarmente lo stimolo al rutto può alterare la motilità gastrica e la flora batterica, portando anche a disturbi dell’umore o dell’appetito.
Non farlo può diventare patologico: ecco quando preoccuparsi
Non tutti i rutti sono uguali, e non tutti sono benigni. In certi casi, il ruttare eccessivo o difficile può indicare un disturbo serio. Esiste una condizione nota come aerofagia patologica, in cui l’individuo ingerisce grandi quantità di aria inconsapevolmente, magari per stress o ansia. Il risultato è una produzione di gas fuori controllo, accompagnata da difficoltà a rilasciarlo.
Ci sono poi soggetti che non riescono a ruttare, anche quando lo stimolo è presente. Si tratta di una condizione rara, ma riconosciuta, dovuta a una disfunzione del muscolo cricofaringeo, che impedisce il corretto rilascio dei gas. Chi ne soffre può arrivare a evitare del tutto momenti sociali, cibo o relazioni, per il disagio provocato dai sintomi. In alcuni casi si ricorre a una terapia con tossina botulinica per rilassare il muscolo e ripristinare la funzione.
Nel frattempo, la prevenzione resta fondamentale. Mangiare lentamente, evitare le bevande gassate, limitare gli alimenti fermentati e masticare con la bocca chiusa riduce la quantità di aria ingerita. Ma il messaggio principale resta uno: se lo stimolo arriva, è meglio non ignorarlo. Ruttare in modo discreto, in un contesto adeguato, è un atto di salute, non di maleducazione. E imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo può evitare disagi ben più gravi.