Lillo e Naska: la sorprendente vita in cella tra rock e vulnerabilità

Lillo e Naska: la sorprendente vita in cella tra rock e vulnerabilità

Lillo e Naska: la sorprendente vita in cella tra rock e vulnerabilità

Silvia Costanzi

29 Agosto 2025

La vita di Lillo e Naska si intreccia in un racconto che supera le barriere del palcoscenico e della cella. La loro passione per la musica è un filo conduttore che li ha uniti, portando alla realizzazione di “Tutta Colpa del Rock”, un film che esplora le relazioni umane e il potere salvifico della musica in un contesto carcerario. Diretto da Andrea Jublin e prodotto da PiperFilm in collaborazione con Netflix, il film è uscito nelle sale il 28 agosto, dopo aver ricevuto consensi al Giffoni Film Festival.

Lillo, noto comico e attore, ha sempre avuto una forte connessione con la musica. “Già quando avevo 15 anni suonavo in un gruppo rock con un giubbetto di pecora e mi sentivo fighissimo,” racconta con un sorriso. Questa passione lo ha portato a esibirsi in diverse carceri, un’esperienza che ha segnato profondamente la sua vita. “Ci sono stato almeno cinque volte e ho toccato con mano la fragilità umana”, spiega Lillo, riflettendo sulla vulnerabilità che caratterizza le vite dei detenuti e sull’importanza della musica come strumento di connessione e guarigione.

La trama di “Tutta colpa del rock”

Il film narra le vicende di Bruno, un ex chitarrista rock che ha visto la sua carriera crollare in un susseguirsi di errori. Un bugiardo patologico e padre assente, Bruno finisce in carcere dopo una serie di scelte sbagliate. Ma è proprio in questo ambiente ostile che trova l’opportunità di una nuova vita: fondare una band con altri detenuti per partecipare al Roma Rock Contest. La vittoria del concorso rappresenta la possibilità di mantenere una promessa fatta alla figlia Tina: portarla negli Stati Uniti per un leggendario “Rock Tour”.

Lillo sottolinea come la musica possa avere un impatto profondo sulla vita delle persone, citando un episodio personale: “Durante il mio ricovero per Covid, ho passato tre giorni in terapia intensiva. Ascoltavo cinque ore al giorno di musica rock energica. Dopo quel periodo, ho reagito. Il medico mi ha detto che l’energia muove gli anticorpi, è un fattore chimico.” Questo aneddoto mette in luce l’importanza della musica non solo come forma di intrattenimento, ma come una vera e propria medicina per l’anima.

Un messaggio di speranza

Il regista Andrea Jublin, che ha collaborato attivamente alla realizzazione del film, spiega: “Il film vuole raccontare la bellezza delle relazioni affettive, e per farlo avevamo bisogno di un luogo che le costringesse. La prigione diventa un simbolo di speranza.” Jublin evidenzia come, nonostante le dure condizioni di vita in carcere, le relazioni umane possano fungere da salvagente. “Nel film c’è un mondo di solitudini che vengono curate dalla capacità di avere il coraggio di vivere l’amore.”

Anche Naska, il co-protagonista del film, condivide queste riflessioni. “La musica è la cosa più umana del mondo e ti aiuta a tirare fuori proprio quell’umanità,” afferma. Naska, che è anche un grande amante del cinema, racconta con entusiasmo come il progetto di “Tutta Colpa del Rock” abbia unito le sue due passioni. “Fare un film è stato fantastico. Vado al cinema almeno una volta a settimana e ogni sera devo vedere un film, altrimenti non riesco a dormire.”

Il cast e il contesto attuale

La combinazione di musica e cinema crea un potente messaggio di rinascita e speranza. La storia di Bruno e della sua band di detenuti non è solo un racconto di redenzione personale, ma rappresenta anche una metafora delle seconde possibilità che la vita può offrire. Le relazioni che si instaurano tra i personaggi, nonostante il contesto difficile, mostrano come l’affetto e la comprensione possano emergere anche nei luoghi più inaspettati.

Il cast del film è composto da nomi noti del panorama cinematografico italiano, come Maurizio Lastrico, Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo, Carolina Crescentini, Agnese Claisse, Massimo Cagnina e Sofia Panizzi. Tutti coinvolti in un progetto che mira a sensibilizzare il pubblico sulle realtà del sistema penitenziario e sull’importanza della musica come veicolo di libertà e espressione.

In un periodo in cui si parla sempre più di riforma del sistema carcerario e delle condizioni dei detenuti, “Tutta Colpa del Rock” si inserisce in un dibattito attuale, portando alla luce storie di fragilità, resilienza e, soprattutto, la forza delle relazioni umane. La musica diventa un linguaggio universale che attraversa le barriere, unendo le persone in un’esperienza condivisa che può trasformare le vite. Nonostante le difficoltà, il film ci ricorda che la speranza e la possibilità di cambiamento sono sempre presenti, anche nei luoghi più bui. Sia Lillo che Naska, con la loro passione e il loro talento, ci invitano a riflettere su quanto sia fondamentale saper ascoltare e accogliere l’umanità che c’è in ognuno di noi.

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