Influenza K: sintomi più lunghi e intensi, gli esperti spiegano come affrontarla

Influenza: come riconoscere la variante K

Influenza: come riconoscere la variante K | Pixabay @Hiraman - Saluteweb

Marco Viscomi

15 Gennaio 2026

La variante K dell’influenza A/H3N2 colpisce milioni di italiani con sintomi prolungati e resistenza ai vaccini, mettendo sotto pressione ospedali e medici di famiglia

 

Roma, 15 gennaio 2026 – L’influenza stagionale 2025-2026 conferma la sua intensità sul territorio nazionale, con la variante K del virus influenzale A/H3N2 che continua a dominare la scena epidemiologica. Questa variante, pur non essendo particolarmente aggressiva, si distingue per la sua capacità di aggirare l’immunità conferita dal vaccino e per la durata prolungata dei sintomi, che possono estendersi fino a tre settimane, triplicando così i tempi di guarigione rispetto alle influenze tradizionali.

La diffusione e i sintomi della variante K

Sono circa 7,5 milioni gli italiani colpiti dalla variante K, che si manifesta con sintomi simili a quelli della comune influenza ma con un maggiore impatto e durata. Tra i sintomi più frequenti si registrano: febbre alta, mal di gola, tosse persistente, raffreddore, dolori muscolari, spossatezza e disturbi gastrointestinali, come diarrea e vomito soprattutto nei bambini. Questa variante si presenta come una subclade caratterizzata da sette mutazioni genetiche della proteina emoagglutinina (Ha), che contribuiscono alla sua immunoevasività, rendendo più difficile per il sistema immunitario riconoscerla e combatterla efficacemente.

Il professor Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all’Università Sapienza di Roma, sottolinea in un’intervista a La Repubblica come la variante K sia un virus particolarmente aggressivo e resistente, motivo per cui i pazienti lamentano sintomi che si protraggono anche per tre settimane, con tosse e stanchezza che non accennano a diminuire rapidamente. Anche il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano, conferma che il 40% dei casi rilevati sono veri casi di influenza, con un impatto significativo soprattutto su anziani, bambini piccoli e soggetti con patologie croniche.

Influenza
Influenza | Pixabay @leolintang – Saluteweb

L’andamento epidemiologico e le previsioni per le prossime settimane

Attualmente l’epidemia è nella sua fase centrale, con un carico importante sui servizi sanitari e una pressione crescente sugli ambulatori e i pronto soccorso. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) aggiornati al 4 gennaio 2026, l’incidenza della variante K si attesta intorno a 14 casi ogni 1000 adulti e raggiunge circa 37 casi ogni 1000 bambini sotto i 4 anni, fascia particolarmente vulnerabile. La chiusura delle scuole durante il periodo natalizio ha provocato una temporanea flessione dei contagi, ma con la riapertura post-Befana è previsto un aumento della curva epidemica fino al picco, che si stima possa verificarsi entro fine gennaio o inizio febbraio.

La Società Italiana dei Medici Generici (Simg) invita a non abbassare la guardia, ricordando l’importanza della prevenzione e della vaccinazione, soprattutto per le persone più fragili. La vaccinazione, anche se parzialmente aggirata dalla variante K, rimane uno strumento fondamentale per ridurre sia la circolazione del virus sia il rischio di complicanze gravi, come polmoniti e infezioni batteriche sovrapposte.

Gestione dei sintomi e terapie consigliate

Il professor Sesti e il virologo Pregliasco concordano nel sottolineare che non esistono farmaci mirati contro la variante K, ma solo cure sintomatiche. La raccomandazione è di utilizzare antipiretici come il paracetamolo, preferibilmente alle dosi consigliate, e, se necessario, farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) come ibuprofene o ketoprofene, con particolare attenzione ai pazienti con rischio cardiovascolare, renale o gastrico. Gli antitosse e i decongestionanti nasali possono aiutare a migliorare la qualità della vita, soprattutto nelle fasi più acute.

È essenziale evitare l’uso di cortisonici, che possono compromettere le difese immunitarie, e di antibiotici, inutili nelle infezioni virali e potenzialmente dannosi se assunti senza controllo medico. Solo in caso di sovrainfezioni batteriche, valutate clinicamente, può essere indicata una terapia antibiotica.

Tra i consigli per chi contrae l’influenza K ci sono il riposo adeguato, un’alimentazione leggera e ricca di nutrienti, l’assunzione di liquidi caldi per mantenere l’idratazione e il sollievo delle mucose, e la graduale ripresa dell’attività fisica non appena le condizioni climatiche lo consentono. Inoltre, per contenere la diffusione del virus è fondamentale osservare norme igieniche rigorose: lavarsi spesso le mani, aerare gli ambienti, indossare la mascherina in luoghi affollati e ridurre i contatti stretti, specialmente con soggetti fragili e persone a rischio.

La prevenzione e il ruolo della vaccinazione

Nonostante la capacità della variante K di eludere parzialmente la protezione vaccinale, il vaccino antinfluenzale resta un presidio imprescindibile. Come precisato dal professor Pregliasco, la vaccinazione contribuisce a limitare la circolazione virale e a prevenire le forme gravi di malattia. Vaccinarsi è particolarmente importante per gli anziani, le donne in gravidanza, i bambini piccoli e le persone con malattie croniche.

Le misure di prevenzione adottate durante la pandemia di Covid-19 mostrano la loro efficacia anche contro l’influenza: lavaggio frequente delle mani, uso corretto della mascherina, distanziamento sociale e isolamento in caso di sintomi influenzali sono comportamenti chiave per contenere la diffusione della variante K.

In definitiva, l’attenzione resta alta, con le autorità sanitarie e i medici di famiglia impegnati a monitorare costantemente l’evoluzione dell’epidemia e a fornire indicazioni chiare alla popolazione per affrontare al meglio questa stagione influenzale particolarmente impegnativa.

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