Nuova ondata di casi legata alla variante K del virus A/H3N2: sintomi, categorie a rischio e raccomandazioni su prevenzione, vaccino e gestione dell’infezione
Roma, 5 gennaio 2026 – L’influenza stagionale continua a diffondersi rapidamente in Italia, con un’impennata di contagi attribuita alla recente variante K del virus influenzale A/H3N2. A oggi, si stima che oltre un milione di italiani siano costretti a letto a causa di questa infezione respiratoria, che sta interessando soprattutto bambini, anziani e persone con patologie croniche. In questo contesto, è fondamentale riconoscere i segnali distintivi della malattia e adottare le misure preventive più efficaci per limitare la diffusione e le complicanze.

Influenza, variante K: caratteristiche e diffusione
La cosiddetta variante K, scientificamente denominata A/H3N2 J.2.4.1, è emersa nell’estate 2025 e si è rapidamente imposta come la forma prevalente del virus influenzale in Italia e in molte altre aree del mondo. Questa mutazione è stata soprannominata “super flu” per la sua capacità di eludere parzialmente le difese del sistema immunitario grazie a sette mutazioni nella proteina emoagglutinina.
Il virologo Fabrizio Pregliasco sottolinea che, sebbene la sintomatologia sia sostanzialmente analoga a quella delle influenze stagionali classiche, la variante K si distingue per una maggiore contagiosità . Tuttavia, al momento non risultano evidenze di una maggiore gravità clinica delle infezioni da questa variante rispetto ai precedenti ceppi influenzali. L’attività influenzale ha registrato un aumento significativo proprio durante il periodo natalizio, favorito da riunioni familiari e occasioni conviviali, che facilitano la trasmissione del virus tramite goccioline respiratorie.
Sintomi e riconoscimento dell’infezione
I sintomi tipici dell’influenza da variante K sono simili a quelli del virus A/H1N1 e comprendono febbre alta, tosse secca, mal di gola, dolori muscolari e articolari, spossatezza, brividi e, nei bambini, disturbi gastrointestinali quali diarrea e vomito. È importante prestare attenzione a tre segnali fondamentali per identificare un’infezione influenzale: l’insorgenza improvvisa della febbre superiore a 38°C, la presenza di almeno un sintomo respiratorio (come naso chiuso o che cola, tosse, gola infiammata) e almeno un sintomo sistemico (dolori muscolari, articolari o forte stanchezza).
Nei soggetti fragili – in particolare bambini in età prescolare, donne in gravidanza, anziani e persone con patologie croniche respiratorie o cardiovascolari – la variante K può causare complicanze come otiti, bronchiti e polmoniti, richiedendo un’attenzione particolare e tempestiva.
Prevenzione, terapia e ruolo del vaccino
La prevenzione resta il cardine per limitare la circolazione del virus influenzale. Oltre alle misure igienico-sanitarie ormai ben note (lavaggio frequente delle mani, uso della mascherina in ambienti affollati e chiusi, rispetto del distanziamento sociale), la vaccinazione antinfluenzale rappresenta ancora oggi lo strumento più efficace per proteggere la popolazione, specialmente le categorie a rischio.
Nonostante la variante K presenti mutazioni che ne aumentano la capacità di eludere l’immunità fornita dal vaccino, il virologo Pregliasco evidenzia come la vaccinazione riduca significativamente la probabilità di contrarre la malattia e, qualora si manifesti, ne attenui la gravità e le possibili complicanze. Il Ministero della Salute raccomanda pertanto di vaccinarsi anche a stagione influenzale già iniziata, sottolineando che la copertura vaccinale contribuisce inoltre a ridurre la circolazione virale complessiva.
In caso di infezione, la gestione terapeutica si basa principalmente sul riposo domiciliare, una corretta idratazione e l’uso di farmaci antipiretici e antinfiammatori come paracetamolo o FANS (ibuprofene, ketoprofene, diclofenac) per alleviare febbre e dolori muscolari. L’impiego di antibiotici è da evitare se non in presenza di infezioni batteriche secondarie, per le quali è indispensabile la prescrizione medica. È inoltre consigliabile monitorare attentamente l’andamento dei sintomi e rivolgersi al medico qualora la febbre persista oltre una settimana, la tosse diventi severa o si manifestino segni di complicanze.
L’influenza in Italia: dati epidemiologici e impatto
L’influenza rimane una delle principali malattie infettive a diffusione stagionale, con un’incidenza media annuale del 9% nella popolazione generale e fino al 26% tra i bambini tra 0 e 14 anni. Il virus influenzale appartiene alla famiglia Orthomyxoviridae e si suddivide in quattro tipi: A, B, C e D, con i primi due responsabili della maggior parte delle infezioni umane.
La rapida evoluzione antigenica del virus impone una continua sorveglianza epidemiologica e aggiornamenti annuali nella composizione del vaccino, così da contenere la diffusione e l’impatto dell’infezione. Le complicanze più frequenti riguardano infezioni batteriche secondarie dell’apparato respiratorio, cardiovascolare e nervoso, con un maggior rischio per anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e soggetti con condizioni di salute compromesse.
Gli esperti ricordano che, nella storia, le pandemie influenzali hanno causato milioni di vittime, con la più devastante rappresentata dall’influenza spagnola del 1918-1919. Tuttavia, grazie ai progressi nella medicina, alla disponibilità di vaccini e farmaci antivirali, e all’attuazione di strategie di prevenzione e controllo, l’impatto delle epidemie stagionali è oggi più contenuto, anche se la circolazione di varianti come la K dimostra come il virus influenzale rimanga un problema sanitario di rilievo.
