Formaggio a latte crudo, un bambino grave dopo l’assaggio: torna l’allarme per la salute infantile

Etichette troppo vaghe, rischi sottovalutati: il caso che cambia la legge sul latte crudo

Lorenzo Fogli

29 Agosto 2025

Un bimbo di Belluno ricoverato per sindrome emolitico-uremica: si riaccende il dibattito sulla sicurezza dei formaggi a latte crudo.

Un nuovo caso di intossicazione alimentare ha colpito un bambino di un anno del Bellunese, ora ricoverato in condizioni critiche nel reparto di Nefrologia pediatrica dell’Ospedale di Padova. Il piccolo ha sviluppato una forma severa di sindrome emolitico-uremica (SEU) dopo aver consumato un formaggio a latte crudo contaminato. Un episodio che, già, riporta sotto i riflettori una questione mai davvero risolta: la sicurezza alimentare dei prodotti non pastorizzati, soprattutto per i soggetti più vulnerabili come bambini e neonati.

L’intossicazione è stata confermata dai medici dopo che il bambino ha iniziato a mostrare sintomi gravi, compatibili con una forma acuta di insufficienza renale. Le analisi hanno rilevato un’infezione da Escherichia coli, lo stesso batterio coinvolto in altri casi registrati in Italia negli ultimi mesi, tra cui due bambini ricoverati tra novembre 2024 e gennaio 2025. I campioni alimentari prelevati sono ora sotto esame presso l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, che sta cercando di individuare l’origine esatta della contaminazione.

L’escherichia coli e il pericolo nascosto nel latte crudo

Il ceppo di Escherichia coli identificato nel caso del bambino di Belluno è considerato particolarmente aggressivo. Si tratta di un batterio che può essere presente già durante la mungitura del latte e che, se non viene eliminato attraverso la pastorizzazione, può sopravvivere nei formaggi prodotti con latte crudo.

Il rischio per la salute esiste anche per gli adulti, ma nei bambini sotto i cinque anni può essere molto più serio: i reni, ancora immaturi, non riescono a filtrare correttamente le tossine, e si può arrivare in poco tempo alla SEU, una condizione che comporta anemia emolitica, trombocitopenia e insufficienza renale acuta.

Etichette troppo vaghe, rischi sottovalutati: il caso che cambia la legge sul latte crudo

Nel caso del bambino bellunese, i sintomi sono comparsi a distanza di pochi giorni dall’ingestione del formaggio. Attualmente, le sue condizioni vengono definite “gravi ma stabili”, con segnali di lento miglioramento. I medici non si sbilanciano, ma confermano che la risposta alle terapie è per ora incoraggiante.

Le autorità sanitarie stanno tracciando tutti i formaggi a latte crudo consumati dalla famiglia nelle settimane precedenti, sia acquistati in negozio che assaggiati in contesti informali. È in corso un’indagine da parte del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS Dolomiti, con l’obiettivo di identificare il prodotto contaminato e verificarne l’origine, la distribuzione e l’etichettatura.

Intanto, le raccomandazioni ufficiali non cambiano: per i bambini piccoli è fortemente sconsigliato l’uso di latte crudo o derivati non trattati termicamente. Questo include non solo il latte “fresco” venduto sfuso, ma anche formaggi artigianali non pastorizzati.

Dibattito riaperto: una legge per proteggere bambini e soggetti fragili?

Il caso ha riacceso il confronto politico su una questione che resta sospesa: serve una normativa più stringente per regolamentare la vendita e il consumo di formaggi a latte crudo, in particolare quando si tratta di categorie a rischio. Già nelle scorse settimane, una proposta di legge è stata discussa in Commissione Sanità. Al centro, tre misure:

La prima prevede il divieto assoluto di vendita e somministrazione di formaggi a latte crudo ai minori di 10 anni, una soglia fissata sulla base delle linee guida pediatriche più recenti. La seconda punta su un obbligo di etichettatura rafforzato, con avvertenze chiare sui rischi e simboli grafici visibili, per facilitare le scelte dei consumatori. La terza misura riguarda il divieto di utilizzo di questi prodotti in mense scolastiche, asili e strutture sanitarie, dove le tutele igienico-sanitarie devono essere garantite al massimo livello.

Al momento, i prodotti a latte crudo possono essere venduti legalmente, purché riportino la dicitura “formaggio a latte crudo”. Ma manca qualsiasi riferimento al rischio biologico specifico, lasciando ai genitori la responsabilità di informarsi. Ed è proprio questa ambiguità normativa che viene contestata da diverse associazioni di pediatri e microbiologi clinici.

La discussione è ancora aperta e divide produttori e associazioni dei consumatori. Ma il caso del bambino bellunese potrebbe rappresentare un punto di svolta, perché mostra come anche un assaggio isolato possa trasformarsi in un’emergenza medica, con danni potenzialmente permanenti.

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