Napoli, 21 marzo 2026 – In Campania si registra un preoccupante aumento dei casi di epatite A, con oltre 150 pazienti attualmente ricoverati nei diversi ospedali della regione, di cui quattordici solo all’ospedale Cotugno di Napoli, specializzato nelle malattie infettive. La Asl Napoli 1 Centro segnala un incremento dei contagi dieci volte superiore rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Sono stati inoltre rinvenuti lotti di molluschi contaminati, principale veicolo di trasmissione del virus.
Epatite A: caratteristiche e modalità di trasmissione
L’epatite A è un’infiammazione acuta del fegato causata dal virus a RNA noto come Hepatitis A Virus (HAV). La trasmissione avviene prevalentemente per via oro-fecale, attraverso il consumo di acqua o cibi contaminati, in particolare molluschi bivalvi crudi provenienti da acque contaminate da scarichi fognari infetti. È possibile anche la trasmissione da persona a persona, soprattutto quando non si rispettano adeguate norme igieniche nella manipolazione degli alimenti. Inoltre, il contagio può avvenire tramite contatti sessuali orali-anali con persone infette.
Il periodo di incubazione varia da due a sei settimane, con una media di circa quattro settimane. Il virus è presente nelle feci da 7-10 giorni prima della comparsa dei sintomi fino a circa una settimana dopo, rendendo possibile la trasmissione anche da soggetti asintomatici, soprattutto nei bambini, nei quali l’infezione spesso decorre senza sintomi evidenti.

Sintomi, diagnosi e rischi
L’infezione si manifesta con sintomi quali nausea, vomito, diarrea, dolori addominali e segni tipici dell’epatite acuta, come ittero (colorazione giallastra di pelle e sclere), urine scure e feci chiare. Nei soggetti adulti soprattutto oltre i 50-55 anni, l’epatite A può evolvere in forme severe con rischio di insufficienza epatica acuta, che si verifica in circa l’1,8% dei casi in questa fascia d’età, mentre nei giovani la percentuale è molto più bassa (0,1%).
La diagnosi si basa su esami del sangue specifici per individuare la presenza di anticorpi contro il virus HAV. Attualmente non esiste una terapia antivirale specifica; il trattamento è di supporto e mira ad alleviare i sintomi, con la maggior parte dei pazienti che guarisce spontaneamente entro sei mesi. In casi estremamente rari e gravi può essere necessario il trapianto di fegato.
Epatite A, prevenzione e ruolo del vaccino
Il vaccino anti-epatite A è un vaccino inattivato, sicuro ed efficace, somministrato in due dosi distanziate di alcuni mesi. Non è obbligatorio in Italia, ma è consigliato per categorie a rischio come viaggiatori in aree endemiche, uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, tossicodipendenti, pazienti emofilici, familiari di soggetti infetti e persone con malattie epatiche croniche.
In presenza di un focolaio come quello attuale a Napoli, la vaccinazione non offre una protezione immediata, poiché la risposta immunitaria efficace si sviluppa in alcune settimane; tuttavia, rappresenta una misura preventiva fondamentale per il futuro, soprattutto per persone anziane e immunocompromesse.
Oltre alla vaccinazione, le misure più efficaci per ridurre il rischio di contagio includono il lavaggio accurato delle mani prima e dopo l’uso del bagno e la manipolazione del cibo, nonché l’evitare il consumo di molluschi crudi provenienti da zone a rischio. È importante sottolineare che l’acqua potabile italiana non rappresenta una fonte di trasmissione del virus.

Il contributo degli esperti
Il professor Pietro Lampertico, direttore della struttura complessa di Epatologia presso il Policlinico di Milano e docente di Gastroenterologia all’Università degli Studi di Milano, sottolinea, in un’intervista al Corriere della Sera, che l’epatite A genera immunità permanente dopo la prima infezione, escludendo la possibilità di reinfezione. Lampertico evidenzia altresì che la malattia si presenta con gravità crescente con l’età e che il vaccino rappresenta uno strumento essenziale per prevenire la diffusione, soprattutto in gruppi a rischio.
Il professor Lampertico è un punto di riferimento nazionale nel campo delle epatopatie, con un’esperienza pluridecennale nella gestione delle epatiti virali e nella ricerca clinica. Sotto la sua guida, il Policlinico di Milano ha sviluppato importanti progetti di screening e trattamento, contribuendo a migliorare la prevenzione e la cura delle malattie del fegato in Italia.
Situazione a Napoli e raccomandazioni
Napoli, una delle città più popolose e culturalmente significative d’Italia, è al centro di questo nuovo allarme sanitario dovuto all’aumento dei casi di epatite A. Le autorità sanitarie locali hanno intensificato i controlli e le campagne informative, invitando la popolazione a seguire le norme igieniche e a evitare il consumo di molluschi crudi provenienti da acque non certificate.
Il focolaio evidenzia l’importanza di una sorveglianza attenta e di interventi tempestivi per contenere la diffusione, soprattutto in un contesto urbano come quello napoletano, dove l’interazione sociale e la tradizione culinaria possono favorire il contagio. Le strutture ospedaliere sono pronte a gestire i casi, ma la prevenzione rimane lo strumento più efficace per limitare l’impatto dell’epidemia.
