Uno studio dell’Università di Oxford evidenzia che la sospensione dei farmaci per dimagrire (anti-obesità) porta a un rapido recupero del peso e alla perdita dei benefici metabolici
Oxford, 8 gennaio 2026 – Un recente studio pubblicato sul British Medical Journal ha confermato con dati precisi una realtà già intuibile: sospendere i farmaci per dimagrire come semaglutide e tirzepatide comporta un rapido recupero del peso perso e la perdita dei benefici metabolici ottenuti durante la terapia. Questi farmaci, appartenenti alla categoria degli agonisti del recettore GLP-1, sono tra i più efficaci contro l’obesità e la sindrome metabolica, ma la loro interruzione comporta un ritorno ai valori pre-trattamento di colesterolo, glicemia, trigliceridi, emoglobina glicata e pressione arteriosa entro poco più di un anno.

Farmaci per dimagire, i dati dello studio dell’Università di Oxford
Un team di ricercatori dell’Università di Oxford, una delle istituzioni accademiche più antiche e prestigiose del mondo, ha analizzato 37 studi clinici e osservazionali che hanno coinvolto complessivamente 9.341 adulti obesi o in sovrappeso. La durata media del trattamento farmacologico è stata di 39 settimane, seguita da un monitoraggio di circa 32 settimane dopo la sospensione della terapia. I risultati sono stati inequivocabili: chi ha interrotto i farmaci ha riguadagnato in media 400 grammi al mese, con una proiezione di completo ritorno al peso iniziale entro 1,7 anni. Inoltre, gli indicatori di rischio cardiometabolico tornano a livelli pre-trattamento entro 1,4 anni dall’interruzione.
In confronto, chi perde peso con dieta e attività fisica recupera il peso più lentamente, circa 300 grammi in meno ogni mese rispetto a chi ha seguito il trattamento farmacologico, probabilmente perché la sospensione del regime alimentare e dell’attività fisica è più graduale e meno brusca rispetto alla cessazione immediata del farmaco. Come spiega il diabetologo Andrea Giaccari, della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, “la fame ritorna rapidamente dopo la sospensione del farmaco, spesso più intensa di prima, favorendo un recupero rapido del peso, che è perlopiù grasso, non massa magra”.
Farmaci anti GLP-1: funzionamento e indicazioni aggiornate
I farmaci più utilizzati per il trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2 sono gli agonisti del recettore GLP-1, come semaglutide e tirzepatide. Questi farmaci imitano l’azione del glucagon-like peptide-1, un ormone intestinale che regola la glicemia e l’appetito, stimolando la secrezione di insulina e riducendo il rilascio di glucagone. L’azione principale è il rallentamento dello svuotamento gastrico e l’aumento del senso di sazietà, che facilita il rispetto di diete ipocaloriche.
Secondo gli ultimi dati del 2025, disponibili da studi come SURMOUNT-3 e STEP 1, la tirzepatide ha determinato una perdita media di peso del 26,6% in 72 settimane, mentre la semaglutide ha prodotto una riduzione del 15% in 68 settimane. Questi risultati sono significativamente superiori rispetto ai trattamenti tradizionali e rappresentano una svolta nel trattamento farmacologico dell’obesità.
Questi farmaci sono approvati per pazienti con indice di massa corporea (BMI) superiore a 30 o superiore a 27 se associato a comorbidità come ipertensione, dislipidemia o apnea notturna. Tuttavia, la prescrizione richiede sempre l’assenza di controindicazioni e deve essere accompagnata da modifiche dello stile di vita, con un’alimentazione equilibrata e attività fisica regolare.
Farmaci per dimagrire, l’importanza della terapia continua e integrata
L’obesità, definita ormai una malattia cronica recidivante, richiede una gestione a lungo termine. Come sottolinea Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana Obesità (SIO), “la terapia farmacologica deve essere continua e personalizzata. Trattamenti di soli sei mesi non sono efficaci e rappresentano uno spreco di risorse”. In Italia, la durata media della terapia con questi farmaci è di soli quattro mesi, mentre negli Stati Uniti si arriva a un anno, ma entrambi i tempi sono insufficienti per garantire risultati stabili.
Il farmaco deve essere considerato un supporto per modificare il rapporto con il cibo e l’attività fisica. Senza un cambiamento dello stile di vita, la sospensione della terapia porta inevitabilmente a riprendere peso e a perdere i benefici metabolici. Per questo motivo, è importante inserire i pazienti in un percorso specialistico che preveda un supporto dietetico, psicologico e motorio.
Farmaci per dimagrire, effetti collaterali e considerazioni etiche
Gli agonisti GLP-1, pur efficaci, possono causare effetti collaterali come nausea, vomito, diarrea e costipazione, generalmente transitori e di lieve entità. Raramente si segnalano casi di pancreatite o calcoli biliari. Non sono indicati in pazienti con storie familiari di carcinoma midollare della tiroide o gravi problemi gastrointestinali.
L’alta domanda di questi farmaci, amplificata dalla popolarità sui social media e dall’uso da parte di diverse celebrità, ha creato problemi di approvvigionamento, con carenze temporanee che hanno colpito soprattutto i pazienti diabetici che ne necessitano per il controllo glicemico. Le autorità regolatorie come AIFA ed EMA hanno quindi raccomandato di dare priorità ai pazienti con necessità cliniche, scoraggiando l’uso improprio.
Il ruolo centrale dell’Università di Oxford nella ricerca sull’obesità
L’Università di Oxford, fondata ufficialmente nel 1231 e riconosciuta come una delle università più antiche e prestigiose del mondo, continua a essere un fulcro di ricerca all’avanguardia nel campo della medicina e della farmacologia. Il recente studio che ha messo in luce le dinamiche di recupero ponderale dopo la sospensione dei farmaci anti obesità è un esempio dell’impegno dell’ateneo inglese nell’affrontare le sfide sanitarie globali.
Oxford si distingue non solo per la qualità della ricerca ma anche per un approccio multidisciplinare che integra studi clinici, osservazionali e di salute pubblica. La capacità di elaborare dati provenienti da numerosi studi e di sviluppare modelli paragonabili tra loro è frutto di una consolidata expertise scientifica.
Nuove prospettive e sfide future
La ricerca farmacologica continua a sviluppare nuove molecole e combinazioni più efficaci per la gestione dell’obesità e del diabete. Tuttavia, gli esperti sottolineano che nessun farmaco potrà mai sostituire in modo definitivo una dieta equilibrata e uno stile di vita attivo. Farmaci come semaglutide e tirzepatide rappresentano strumenti potenti, ma la loro efficacia si esprime pienamente solo se integrati in un percorso terapeutico complessivo e personalizzato.
L’editoriale di Qi Sun, professore alla Harvard Medical School, pubblicato contestualmente allo studio, ribadisce che i farmaci GLP-1 non sono “proiettili magici” contro l’obesità. La discontinuità nell’aderenza alla terapia e la sospensione prematura riducono drasticamente i benefici ottenuti, dimostrando che interventi di salute pubblica come tasse sulle bevande zuccherate, etichette più chiare e sussidi per alimenti sani rimangono fondamentali per combattere l’epidemia di obesità su larga scala.
Il percorso terapeutico ideale prevede quindi un’alleanza tra farmaci innovativi, modifiche comportamentali e politiche pubbliche di prevenzione, affinché i risultati ottenuti possano essere duraturi e favorire un miglioramento globale della salute.
