Il digiuno intermittente fa davvero dimagrire più delle altre diete? La sorprendente risposta arriva da un nuovo studio
Un nuovo studio della Cochrane Collaboration, organizzazione internazionale di riferimento per le revisioni sistematiche in campo medico, ha sollevato dubbi significativi sull’efficacia del digiuno intermittente come strategia di dimagrimento rispetto alle diete tradizionali. La ricerca, pubblicata di recente, mette in discussione l’entusiasmo crescente attorno a questo regime alimentare, molto popolare soprattutto tra gli adulti in sovrappeso o obesi.
Digiuno intermittente: risultati limitati nella perdita di peso
La revisione ha analizzato 22 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto quasi duemila adulti, esaminando diverse modalità di digiuno intermittente, tra cui il digiuno a giorni alterni, quello periodico e la restrizione oraria (16:8), dove si consuma cibo solo in un arco di 8 ore giornaliere. I partecipanti provenivano da diversi continenti, compresi Nord America, Europa e Asia, con un follow-up che in molti casi ha raggiunto i 12 mesi.
I dati evidenziano che il digiuno intermittente non produce una perdita di peso significativamente superiore rispetto alle diete tradizionali o all’assenza di intervento. La riduzione media di peso si attesta intorno al 5% del peso iniziale in un anno, senza differenze sostanziali tra i gruppi. Anche il miglioramento di parametri metabolici come glicemia, colesterolo e pressione sanguigna risulta simile.
Luis Garegnani, primo autore dello studio e ricercatore presso l’Universidad Hospital Italiano de Buenos Aires, sottolinea: «Il digiuno intermittente sembra non funzionare meglio per gli adulti in sovrappeso o obesi. Può essere un’opzione valida per alcuni, ma le prove attuali non giustificano l’entusiasmo mediatico».
La dieta 16:8 e i suoi aspetti pratici
Nonostante i risultati poco entusiasmanti, la dieta con 16 ore di digiuno quotidiano rimane popolare per la sua praticabilità e assenza di controindicazioni nella maggior parte dei casi, come spiega Stefano Erzegovesi, primario del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. In uno studio cinese su 139 persone obese, pubblicato sul New England Journal of Medicine, il gruppo con restrizione oraria ha perso mediamente 8 kg contro 6,3 kg del gruppo con dieta tradizionale a restrizione calorica, senza che la differenza risultasse statisticamente significativa.
Erzegovesi evidenzia che il digiuno in orari che rispettano i ritmi circadiani del metabolismo potrebbe portare a benefici metabolici, ma la variabilità individuale è elevata: «Alcuni pazienti tollerano bene il digiuno, altri preferiscono spezzarlo con una cena leggera. È fondamentale personalizzare l’approccio e consultare sempre un medico».
Digiuno intermittente e salute: oltre il dimagrimento
Oltre alla perdita di peso, il digiuno intermittente è studiato per i suoi potenziali effetti su infiammazione, resistenza insulinica e longevità. Tuttavia, gli effetti più evidenti derivano da studi preclinici, in particolare su animali. Alcune ricerche suggeriscono che brevi periodi di digiuno, se seguiti sotto controllo medico, possano migliorare la risposta alle terapie oncologiche e ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia, ma si tratta di risultati ancora preliminari.
La Cochrane e la comunità scientifica raccomandano dunque prudenza: la sostenibilità, l’equilibrio nutrizionale e uno stile di vita sano restano i fattori chiave per risultati duraturi, più che la scelta di un particolare schema dietetico. L’evidenza suggerisce inoltre che, in un contesto globale di crisi dell’obesità, è necessario ampliare la ricerca su popolazioni diverse, includendo Paesi a basso e medio reddito dove l’epidemia di sovrappeso cresce rapidamente.
La complessità della gestione alimentare nei pazienti con condizioni croniche o disturbi alimentari conferma la necessità di un approccio medico personalizzato e basato su dati scientifici aggiornati. La revisione Cochrane aggiornata nel 2026 contribuisce a fare chiarezza nel mare di informazioni spesso contraddittorie diffuse sui social media riguardo al digiuno intermittente e alle sue reali potenzialità.
