Cannabis e dolore cronico: tra miti e realtà scientifica

Cannabis e lavoro: gli effetti sul rendimento professionale

Cannabis | Pixabay @RomoloTavani - Saluteweb.it

m.andreoli

1 Gennaio 2026

La cannabis è da tempo al centro del dibattito medico e sociale, soprattutto per il suo potenziale impiego nella gestione del dolore cronico. Recenti studi scientifici hanno fatto chiarezza su quanto THC e CBD possano effettivamente influire sul dolore e quali siano i rischi da considerare. Una revisione pubblicata su Annals of Internal Medicine analizza 25 studi clinici controllati con placebo, aggiornando le evidenze disponibili e sfatando alcuni luoghi comuni diffusi.

THC: un sollievo minimo ma con effetti collaterali

Il tetraidrocannabinolo (THC) è il composto più noto della cannabis e quello associato all’effetto euforizzante della pianta. Secondo la revisione, i preparati orali a base prevalentemente di THC possono ridurre lievemente l’intensità del dolore cronico, in particolare quello neuropatico, che deriva da danni al sistema nervoso. Tuttavia, il beneficio è modesto: circa mezzo punto su una scala da 0 a 10 rispetto al placebo, e dura solo nel breve periodo.

Inoltre, il THC comporta un aumento da moderato a importante di effetti collaterali comuni, come capogiri, nausea e sonnolenza. Questi effetti limitano la praticità del suo utilizzo come trattamento quotidiano e rendono fondamentale un’attenta valutazione dei rischi e dei benefici prima di intraprendere qualsiasi terapia.

CBD: la delusione della cannabis “light”

Il cannabidiolo (CBD), al contrario, è un composto non psicoattivo molto diffuso nei prodotti farmaceutici e nelle cosiddette “cannabis light”. Pur essendo considerato promettente per il dolore cronico, la revisione ha dimostrato che il CBD non riduce significativamente il dolore rispetto al placebo.

Roger Chou, coordinatore dello studio presso l’Oregon Health & Science University, spiega che questo risultato può sorprendere: “Il CBD era ritenuto efficace perché non dà gli effetti di euforia del THC, ma non ha mostrato benefici reali contro il dolore”. Gli autori sottolineano anche che i prodotti a base di cannabis sono complessi, contenendo molti composti oltre a THC e CBD, il cui effetto può variare in base alla coltivazione e al trattamento della pianta, rendendo difficile prevedere l’efficacia individuale.

In sintesi, mentre il THC può dare un sollievo limitato dal dolore cronico, il CBD sembra inefficace, e l’uso della cannabis richiede cautela. La ricerca scientifica serve a fornire basi solide per decisioni informate, aiutando pazienti e medici a valutare realisticamente rischi e benefici di questi prodotti.

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