Batterio respiratorio legato all’Alzheimer: nuova ricerca apre a strategie terapeutiche innovative

Alzheimer

L’importanza della diagnosi precoce e dei controlli medici. - www.saluteweb.it

Marco Viscomi

24 Febbraio 2026

Una ricerca americana individua nella Chlamydia pneumoniae un possibile fattore scatenante della neurodegenerazione, aprendo la strada a nuove terapie mirate contro l’Alzheimer

Roma, 23 febbraio 2026 – Un comune batterio respiratorio potrebbe avere un ruolo significativo nella genesi della malattia di Alzheimer. È quanto emerge da una recente ricerca condotta presso la Cedars-Sinai Health Sciences University, pubblicata sulla rivista Nature Communications. Lo studio apre nuove prospettive terapeutiche basate sul trattamento delle infezioni batteriche croniche e dell’infiammazione correlata.

Il ruolo di Chlamydia pneumoniae nella malattia di Alzheimer

Secondo i ricercatori statunitensi, la Chlamydia pneumoniae, nota per causare infezioni respiratorie come polmonite e sinusite, può persistere per anni nell’occhio e nel cervello. Questa persistenza cronica potrebbe contribuire allo sviluppo della neurodegenerazione tipica dell’Alzheimer.

Per la prima volta è stato osservato un legame diretto tra infezione batterica, infiammazione e danno neurodegenerativo. Il team guidato da Maya Koronyo-Hamaoui ha analizzato il tessuto retinico di 104 individui con differenti livelli di funzione cognitiva, utilizzando tecniche avanzate di imaging, test genetici e studi proteici. I pazienti affetti da Alzheimer mostravano livelli significativamente più elevati di Chlamydia pneumoniae sia nella retina che nel cervello rispetto a soggetti cognitivamente normali. Inoltre, un maggior carico batterico si associava a danni cerebrali più gravi e a un declino cognitivo accelerato.

Particolarmente rilevante è il riscontro che individui portatori della variante genetica APOE4, noto fattore di rischio per l’Alzheimer, presentavano concentrazioni più alte del batterio.

Una molecola smart protegge il cervello dall'Alzheimer
Una molecola smart protegge il cervello dall’Alzheimer | Pixabay @imaginima – Saluteweb

Implicazioni terapeutiche e future prospettive

Ulteriori esperimenti condotti su cellule nervose umane e modelli murini hanno mostrato che l’infezione da Chlamydia pneumoniae induce un aumento dell’infiammazione, favorisce la morte neuronale e stimola la produzione di beta-amiloide, la proteina coinvolta nella formazione delle placche cerebrali tipiche dell’Alzheimer.

Questi risultati suggeriscono che il trattamento precoce delle infezioni croniche e delle infiammazioni correlate, mediante antibiotici e antinfiammatori, potrebbe rappresentare una nuova strategia terapeutica promettente per contrastare la progressione della malattia.

La scoperta si inserisce in un contesto più ampio di studi che evidenziano come il microbiota e le infezioni batteriche possano influenzare l’insorgenza e il decorso di patologie neurodegenerative, sottolineando l’importanza di indagare ulteriormente l’asse infezione-infiammazione nel cervello umano.

Change privacy settings
×