Emergenza sanitaria in crescita: oltre 60 focolai di aviaria in Europa, rischio zoonosi e nuove strategie di prevenzione. Vaccini e monitoraggio rafforzati per tutelare salute pubblica
Roma, 24 gennaio 2026 – L’influenza aviaria continua a destare forte preoccupazione in Europa e in Italia, soprattutto per il rischio che il virus possa effettuare un salto di specie, passando dagli uccelli agli esseri umani. Negli ultimi mesi, il virus ha colpito numerosi allevamenti avicoli in molti Paesi europei, spingendo la Commissione europea a intensificare il monitoraggio della situazione. Il sottotipo predominante in questa ondata è l’H5N1, noto per la sua elevata patogenicità e capacità di mutazione, che lo rende un potenziale rischio pandemico per la popolazione umana.
La diffusione e il rischio zoonotico dell’influenza aviaria in Europa e Italia
Dal dicembre 2025, oltre 60 nuovi focolai di influenza aviaria sono stati rilevati in allevamenti di Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Spagna, Francia, Italia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Svezia. La presenza massiccia di uccelli selvatici migratori, che fungono da serbatoi naturali del virus, ha favorito la contaminazione degli allevamenti, soprattutto quelli con maggiore esposizione all’ambiente esterno, dove il virus si diffonde principalmente attraverso le deiezioni.
In Italia, la situazione è particolarmente critica nelle regioni del Nord, tra cui Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia, dove si sono registrati 43 focolai di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) nel pollame domestico. Le autorità sanitarie hanno istituito zone di protezione, sorveglianza e restrizioni rigorose per contenere la diffusione, accompagnate da abbattimenti preventivi degli animali infetti.
Il prof. Massimo Ciccozzi, esperto in Epidemiologia e Statistica medica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma e ricercatore presso l’Istituto Superiore di Sanità, sottolinea l’importanza di un monitoraggio costante: «Stiamo fronteggiando un aumento significativo dei focolai di HPAI, principalmente del ceppo H5N1, che rappresenta un rischio non solo per gli animali ma anche per la salute pubblica». Il professore richiama l’attenzione anche sulle misure di biosicurezza adottate nelle aziende avicole per prevenire il contagio.
Caratteristiche del virus e rischio per l’uomo
L’influenza aviaria è causata da un virus di tipo A, appartenente alla famiglia Orthomyxoviridae, con molteplici sottotipi identificati da combinazioni delle proteine di superficie emagglutinina (H) e neuraminidasi (N). Il sottotipo H5N1 è considerato particolarmente pericoloso per la sua capacità di causare gravi epidemie con alta mortalità nei volatili e la sua potenziale trasmissibilità all’uomo.
Il virus è altamente resistente alle basse temperature e può sopravvivere nell’ambiente per periodi prolungati, facilitando la contaminazione di allevamenti e habitat naturali. La trasmissione interspecie avviene principalmente tramite contatto con uccelli infetti o materiali contaminati.
«Il salto di specie verso l’uomo, sebbene raro, rappresenta una minaccia concreta», avverte il prof. Ciccozzi. «Il virus potrebbe mutare, acquisendo la capacità di trasmettersi tra esseri umani, con un tasso di letalità stimato tra il 30 e il 40%. Per questo motivo, i lavoratori del settore avicolo e chiunque venga a contatto con uccelli infetti devono essere attentamente monitorati». Tuttavia, è importante precisare che la carne e le uova, sottoposte a rigorosi controlli veterinari, rimangono sicure per il consumo.
Strategie di prevenzione e ruolo dei vaccini
Per contenere l’epidemia e prevenire il rischio zoonotico, l’Italia ha predisposto un nuovo piano nazionale che dalla primavera 2026 introdurrà la vaccinazione preventiva di tacchini e galline ovaiole nelle aree più a rischio. Tale misura si affianca alle pratiche di biosicurezza già in vigore, come il divieto di allevamento all’aperto e la limitazione dei movimenti di animali.
I vaccini utilizzati sono specifici per i ceppi H5N1 e H5N8 e vengono somministrati anche agli operatori a rischio, quali allevatori e veterinari. Sono in fase di sviluppo anche vaccini innovativi a mRNA per migliorare la protezione e limitare la diffusione del virus. «La vaccinazione preventiva è un investimento che, seppur costoso, potrebbe risultare più vantaggioso rispetto agli abbattimenti e alle restrizioni economiche», afferma il professor Ciccozzi.
Coordinamento europeo e monitoraggio
La Commissione europea, sotto la presidenza di Ursula von der Leyen, ha intensificato il coordinamento tra gli Stati membri per affrontare la crisi sanitaria. Attraverso un approccio integrato che coinvolge l’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e l’EMA (Agenzia europea per i medicinali), l’UE garantisce il monitoraggio continuo dei focolai e la gestione delle emergenze.
Il prof. Ciccozzi richiama l’importanza di un’azione congiunta con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (WOAH) per aggiornare tempestivamente i dati e rispondere efficacemente alle mutazioni del virus. Inoltre, si sottolinea la necessità di individuare e testare immediatamente le persone esposte al virus, anche se asintomatiche, con un protocollo modulabile in base al livello di esposizione.
La situazione attuale e le sfide future
L’aumento esponenziale dei focolai in Europa, con un numero di casi quattro volte superiore rispetto allo stesso periodo del 2024, evidenzia come l’influenza aviaria sia ormai una minaccia ricorrente e globale. Il cambiamento climatico e la modifica delle rotte migratorie degli uccelli selvatici hanno contribuito a una maggiore diffusione del virus in zone prima meno colpite.
In Italia, le autorità sanitarie mantengono alta l’attenzione, con zone di ulteriore restrizione in aree ad alta densità di allevamenti come Verona e Mantova. Il Centro di Referenza Nazionale per l’Influenza Aviaria dell’IZS delle Venezie effettua costantemente analisi genetiche per identificare mutazioni rilevanti e prevenire la circolazione di ceppi adattati ai mammiferi.
Il prof. Ciccozzi, riconosciuto a livello internazionale per i suoi studi in epidemiologia e biostatistica, evidenzia che «la prevenzione e il controllo dell’influenza aviaria richiedono un impegno continuo e multidisciplinare, per salvaguardare la salute degli animali e degli esseri umani, evitando al contempo impatti economici devastanti».
