Cambridge (USA), 14 febbraio 2026 – Un nuovo studio pubblicato su JAMA Oncology, la prestigiosa rivista medica dell’American Medical Association, mette in luce l’impatto significativo dell’alimentazione sul rischio di sviluppare il tumore al colon-retto, soprattutto in individui al di sotto dei 50 anni. La ricerca, condotta da scienziati dell’Università di Harvard, evidenzia come il consumo elevato di alimenti ultra-processati possa aumentare fino al 45% il rischio di insorgenza di adenomi, precursori comuni di questa neoplasia.
Il legame tra alimenti ultra-processati e tumore al colon-retto
Il team di ricercatori ha analizzato i dati del Nurses’ Health Study II, uno studio prospettico che ha monitorato circa 30mila donne under 50, un gruppo particolarmente vulnerabile all’early-onset colorectal cancer (EOCRC). I risultati mostrano che chi assumeva in media 10 porzioni giornaliere di alimenti ultra-processati – ovvero cibi confezionati, ricchi di zuccheri, sale, grassi saturi e additivi – presentava un rischio superiore del 45% di sviluppare adenomi convenzionali rispetto a chi ne consumava solo 3 porzioni al giorno. Questa correlazione rimane significativa anche tenendo conto di altri fattori come indice di massa corporea, diabete e apporto di fibre.
Gli alimenti ultra-processati includono bevande zuccherate, piatti pronti congelati, snack confezionati e prodotti tipici del fast-food, caratterizzati da ripetute lavorazioni industriali che modificano profondamente la loro composizione originale. L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) ricorda che un consumo eccessivo di tali alimenti può incrementare il rischio di tumore al colon-retto anche del 30%.
Un fenomeno in crescita nei paesi ad alto reddito
Il crescente consumo di alimenti ultra-processati è un fenomeno allarmante soprattutto nei Paesi ad alto reddito, come gli Stati Uniti, dove ora rappresentano quasi il 60% dell’apporto calorico quotidiano degli adulti. Parallelamente, si osserva un aumento dell’incidenza del tumore al colon-retto in età precoce, un trend che gli esperti del Harvard T.H. Chan School of Public Health attribuiscono in parte a questo cambiamento alimentare. Tuttavia, la dieta non è l’unico fattore in gioco e sono in corso ulteriori studi per identificare altre cause di questa tendenza preoccupante.
Harvard e la ricerca oncologica: un ruolo di primo piano
Fondata nel 1636 e riconosciuta come una delle università più influenti al mondo, l’Università di Harvard continua a essere all’avanguardia nello studio delle malattie oncologiche. Nonostante alcune recenti sfide nella competizione globale con atenei cinesi emergenti, Harvard mantiene un ruolo di primo piano nella produzione scientifica e nella ricerca clinica. La pubblicazione su una rivista di spicco come JAMA Oncology, che nel 2021 ha raggiunto un fattore di impatto superiore a 33, testimonia l’elevato livello scientifico di questi studi e la loro importanza per la salute pubblica.
Queste evidenze supportano la necessità di promuovere stili di vita più sani e di ridurre il consumo di alimenti ultra-processati per contrastare l’aumento del tumore al colon-retto, specialmente nelle giovani generazioni.
