La meditazione modifica il cervello (in meglio)

meditazione

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Meditare non solo ha effetti positivi sul funzionamento del nostro organismo rendendolo maggiormente capace di sopportare ansia e stress, ma modifica anche il nostro cervello potenziandone memoria e facoltà di conoscenza.

A dirlo è l’equipe diretta dalla dottoressa Lazer, che ha condotto la ricerca presso il Massachusetts General Hospital.

Pubblicata su Psychiatry Research, leggiamo che lo studio è stato condotto su alcuni volontari tra i quali solo alcuni sono stati spinti a frequentare un corso di meditazione anti-stress.

DOpo le 8 settimane di corso, i ricercatori hanno notato una modifica celebrale proprio nei soggetti che avevano frequentato il corso.
Quello che si era andato a modificare, era la materia grigia dell’ippocampo, nella quale i ricercatori hanno registrato una maggiore densità. Inoltre si è notato un miglioramento del funzionamento dell’amigdala.

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Il cervello matura intorno ai 40 anni

Cervello

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Qual è il momento in cui il cervello raggiunge la completa maturazione?

Erano in molti a pensare che il cervello, dopo i primi anni di sviluppo, arrestasse la sua crescita rimanendo sostanzialmente invariato nel corso degli anni.

E ora ci pensa la ricerca dell’University College di Londra a smentire il precedente assunto con una nuova scoperta nell’ambito della neurologia.

In effetti secondo i ricercatori la crescita del cervello è addirittura molto lenta e arriva alla completa maturazione, in media, intorno ai 40 anni.

I volontari che hanno preso parte alla ricerca sono stati sottoposti a diverse risonanze magnetiche in diversi intervalli di tempo e quello che gli studiosi hanno notato è che la corteccia prefontale dell’individuo muta nel tempo, raggiungendo una discreta stabilità intorno ai 30-40 anni. Leggi tutto »

Il senso della morale risiede in una zona specifica del cervello

Cervello

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Il senso morale ce l’abbiamo tutti. C’è chi lo ascolta di più e chi meno, ma tutti gli esseri umani hanno costantemente a che fare con la cosiddetta vocina interna capace di ammonirci di fronte ad un comportamento eticamente sbagliato.

Ma dove si trova la moralità? una domanda che si sono posti i ricercatori di svariate strutture universitarie e ospedaliere lombarde, i quali hanno voluto trovare una risposta cercandola in 16 volontari.

Gli strumenti attraverso i quali si è cercata la risposta sono stati degli elettrodi precedentemente impiantati nel cervello del paziente per questioni terapeutiche.

In questo modo i ricercatori hanno potuto registrare le attività che avvenivano all’interno del sistema nervoso dei pazienti, posti di fronte a frasi appartenenti a tre diverse categorie morali: frasi neutre, frasi moralmente conflittuali e non.

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Depressione: scoperta la proteina che attiva la serotonina

depressione

depressione

La depressione è considerata il male nero del nostro secolo tanto che, solo in Europa, sono 60 milioni le persone a soffrirne.

Di terapie ce ne sono tante, da quella psicologica a quella farmacologica ma nessuna, fino ad ora, è riuscita a venire a capo del problema.

Tuttavia una recente ricerca pubblicata su Science Translational Medicine ha affermato che, molto probabilmente, per sconfiggere la depressione si potrebbe utilizzare la terapia genica, ovvero quella che si basa sulla genetica.

Secondo i ricercatori la risposta sta nel far funzionare i ricettori della serotonina, il neurotrasmettitore del buon umore.

E in effetti sembra che il premio nobel per la medicina Paul Greengard abbia proprio trovato il modo per far attivare la serotonina: trattasi della proeina P11.

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Camminare mantiene giovane il cervello

Camminare

Camminare

Se non camminate molto, è proprio il caso che cominciate a farlo!

Ormai è risaputo: la vita sedentaria non fa bene a nessun aspetto della nostra esistenza.
E il solo camminare ci fa nettamente guadagnare in salute: bruciamo calorie, aiutiamo la circolazione, alleniamo il cuore e… teniamo il cervello giovane!

Sembrerà una cosa stramba, ma sono proprio queste le conclusioni di una recente ricerca della Beckman Institute dell’Illinois, poi pubblicata su Frontiers in Aging Neuroscienze.

Lo studio in questione è stato condotto su 65 persone tra i 59 e gli 80 sottoposti a passeggiate di 40 minuti per due volte a settimana.

Quel che è stato notato dopo un’apposita risonanza magnetica è che a livello neurologico la connettività era migliorata di molto, tanto che gli studiosi hanno concluso affermando che l’attività del camminare aiuta il cervello a mentenersi giovane e più… elastico! Leggi tutto »

L’amore crea dipendenza, come le sostanze stupefacenti e i dolci

cuore spezzato

cuore spezzato

C’è l’astinenza da sostanze stupefacenti, da nicotina, alcolici, dolci e…amore!

A questa conclusione sono giunti alcuni studiosi della Rutgers University dopo aver analizzato alcuni studenti lasciati dal proprio fidanzato o fidanzata.

Pubblicata su Journal of Neuropshycology, la ricerca ha mostrato come l’osservare le immagini dei propri ex o delle proprie ex mettesse in moto quelle zone nel cervello legate al concetto di desiderio e alla dipendenza, nonché  a quelle legate, addirittura, al dolore fisico.

A questo punto abbiamo la prova scientifica da mostrare alle persone scettiche riguardo che la fine di un amore può essere molto dolorosa e creare scompensi fisici non da poco! Leggi tutto »

La sensibilità al freddo si sviluppa subito dopo la nascita

neonato

neonato

Il vostro bimbo è estramente freddoloso? oggi possiamo affermare che la sensibilità al freddo non è affatto innata ma, al contrario, si sviluppa nel periodo immediatamente successivo alla nascita.

A dirlo è un team di esperti della University of Southern California che, appoggiandosi ad un precedente studio datato 2008, ha contribuito alla ricerca studiando un gruppo di topolini appena nati.

Sulla rivista Neuroscience si legge che  ‘Circa tre o quattro giorni prima della nascita dell’animale la proteina è già attiva. Tuttavia, gli assoni dei nervi che entrano nel midollo spinale non sono completamente formati fino a due settimane dopo la nascita’

Il colpevole del freddo, quindi, è un recettore chiamato, molto figurativamente ‘recettore al mentolo’, responsabile per l’appunto della sensazione di freddo.

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L’obesità rimpicciolisce il volume del cervello

obesità

obesità

La rosa di patologie legate all’obesità aggiunge una nuova voce alla sua già lunga lista.

Sembrerebbe, infatti, che l’obesità abbia il negativissimo effetto di ridurre il volume del cervello di chi ne soffre.

A dirlo è il dottor Sudha Seshadri, che pubblica le sue conclusioni sulla rivista Annals of Neurology.

Sono state infatti prese in esame quasi 800 persone in buona salute. A questi volontari è stata misurata la massa grassa e poi, attraverso una risonanza magnetica, è stato stimato il volume del cervello e la densità di materia bianca in esso contenuto.

Ebbene è emerso un deciso legame tra obesità e volume celebrale che, nelle persone colpite dalla patologia, appariva decisamente ridotto.

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Le donne riconoscono gli errori prima degli uomini

Uomo e Donna

Uomo e Donna

Ed eccoci alle prese con l’ennesima ricerca che differenzia il modus operandi dell’uomo da quello della donna.

Questa volta si tratta di uno studio neurologico-psicologico condotto dal CNR in collaborazione con l’università Bicocca di Milano, poi pubblicato sulla rivista neuropsychologia.

Ad essere messa sotto esame è la velocità di comprensione degli errori che, gli scienziati assicurano, è molto più marcata nel gentil sesso rispetto alla popolazione maschile.

Ad essere stati esaminati e stimolati con immagini visive sono stati, infatti, 23 studenti e studentesse universitarie. Le immagini erano particolari in quanto ritraevano sia azioni comuni che azioni bizzare o insensate.

Ebbene, quello che è risultato è che il riconoscimento delle immagini insensate avveniva con maggiore rapidità dal sistema nervoso femminile, rispetto a quello maschile. Questo srebbe dovuto alla presenza dei cosiddetti ‘neuroni specchio‘, ovvero quelli che ci permettono di comprendere il significato di un’azione. Il campione femminile, inoltre, per il riconoscimento utilizza la sfera dell’affettività (corteccia cingolata e sistema limbico) a differenza del maschio che usa la sfera razionale della corteccia orbifrontale. Leggi tutto »