Il consumo di caffè potrebbe abbassare il rischio di gotta nelle donne

caffè

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Certamente bere molto caffè non è una buona mossa per la salvaguardia della salute, ma alcune volte la sua assunzione può prevenire determinate patologie, almeno per alcune categorie di persone.

Per esempio uno studio della Boston University ha concluso che è proprio il caffè a ridurre la probabilità di gotta nel sesso femminile.

Pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, si legge che per ben 26 anni sono state prese in considerazione 90.000 infermiere, tra le quali 900 avevano sviluppato la gotta.

Ebbene, vagliando le abitudini delle suddette infermiere e analzzandone i test clinici si è notato che erano proprio le non bevitrici di caffè ad aver sviluppato maggiormente la malattia.

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Diabete: brevettata l’insulina ‘spruzzabile’

Spray

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La nuova tecnica arriva dagli Stati Uniti e, se andrà in porto, potrebbe cambiare la vita ai malati di diabete.

L‘insulina, fino ad oggi, è stata sempre somministrata tramite iniezione, cosa che, oltre al fastidio fisico, crea non pochi problemi alle persone colpite da questa patologia.

Tuttavia un’azienda statunitense, la Mannkind Corporation ha messo a punto una nuova modalità di somministrazione che sostituisce la puntura con una sicuramente più indolore inalazione.

L’azienda in quesione, infatti, ha brevettato una tecnica grazie alla quale è possibile trasformare i farmaci liquidi in farmici ‘spruzzabili’ ma efficaci come gli originali.

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Diabete: un chewingum potrebbe sostituire le iniezioni di insulina

E se l’insulina fosse contenuta in un semplice chewingum? sarebbe certamente un passo avanti per il miglioramento della vita dei diabetici.

ciccheUn progetto che sta passando al vaglio di alcuni studiosi statunitensi che hanno presentato l’idea al consueto meeting annuale delll’American Institute of Physics.

Un progetto che ha dovuto oltrepassare numerosissimi punti critici poiché, i diabetici lo sapranno, l’insulina è una sostanza che non può essere ingerita: i succhi gastici dello stomaco e gli enzimi intestinali la distruggerebbero prima che essa possa essere assorbita dall’organismo.

Ma il progetto degli scienziati dell’Università della California prevede che la sostanza salvavita per i diabetici vada a finire in piccolissime microcapsule capaci di proteggere l’insulina dalla potente digestione umana. In questo modo le microcapsule sarebbero consegnate direttamente al sangue. Una volta nell’intestino, queste si attaccherebbero alle sue pareti rilasciando, poco a poco l’insulina.

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I Cibi grassi influenzano il Cervello

I cibi grassi le sostanze in essi presenti influenzano in maniera stretta e negativa il nostro cervello.
Questa è la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori della University of Texas Southwestern Medical School degli Stati Uniti.
Secondo i ricercatori quando mangiamo cibi particolarmente grassi il nostro cervello comunica alle cellule dell’organismo di non prestare attenzione alla presenza nel sangue della leptina e dell’insulina,ormoni molto importanti nella regolazione del peso corporeo e del senso di sazietà.
Se al cervello viene dato l’ordine di ignorare leptina e insulina il nostro senso di sazietà non si attiva, quindi,mangiamo oltre misura.
Abituarsi ad un’alimentazione corretta basata sull’assunzione di cibi non grassi è dunque essenziale per impedire che venga attivato questo processo, che a lungo andare potrebbe portere l’obesità e tutte le problematiche ad esse correlate.

IL DIABETE

Il diabete è una patologia caratterizzata da un’alterazione del metabolismo glucidico e di altri substrati energetici e dal conseguente sviluppo di complicanze neurologiche e vascolari(alterazioni a carico dei piccoli vasi principalmente a livello retinico e dei glomeruli renali e a livello dei vasi più grandi del circolo periferico e coronario, con formazione precoce di lesioni aterosclerotiche) Da un punto di vista biochimico si caratterizza per l’iperglicemia, causata da un deficit assoluto o funzionale dell’insulina o ormone insulinico. Il valore normale della glicemia a digiuno è di 70-100 mg/dl, mentre in fase postpasto tale valore può raggiungere fino a 200 mg/dl.
Distinguiamo:Diabete mellito di tipo I:Diabete giovanile, insulino-dipendente.E’ causato da assenza pressoché totale di insulina, su base ereditariaE’ necessario un fattore scatenante affinché la malattia si sviluppi, probabilmente infezioni virali, che determinano la comparsa, nei soggetti predisposti, di autoanticorpi contro le cellule di Langerhans,le cellule che producono insulina.
Diabete mellito di tipo II
Diabete che insorge tipicamente nell’adulto, insulino-indipendente. L’insulina viene prodotta, ma vi è un deficit, nelle sue funzioni;Anche in questo caso, certamente la predisposizione genetica è molto importante ma a questa si aggiungono fattori di rischio e ambientali, tra i quali il più noto è sicuramente l’obesità, che porta a una maggiore insulino-resistenza.
M O D Y – Maturity Onset Diabetes of the Young
Diabete della maturità ad insorgenza giovanile che non necessita di terapia insulinica e è dovuto alla presenza di mutazioni in geni coinvolti nella funzione delle b-cellule.
LADA – Latent autoimmune diabetes in Adults
Esordio dopo i 30 anni, progressione lenta del processo autoimmune, iniziale e modesta riduzione della capacità secretoria delle b-cellule dopo mesi o anni il paziente sviluppa una deficienza secretoria e richiede insulina. Frequenza relativamente alta: 20% dei pazienti giovani adulti precedentemente classificati con Diabete II.