Demenza: gli amici e i famigliari la scoprono prima dei medici

Demenza

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Forse non serviva una ricerca scientifica per affermare quanto segue ma si sa, quando arriva la conferma degli studiosi tutto acquista un altro valore.

In effetti i ricercatori della Washington University School of Medicine hanno affermato che sono i parenti stretti e gli amici di sempre a scoprire, molto tempo prima dei medici, i primi segni di demenza nelle persone a loro vicine.

Lo studio è stato pubblicato su ‘Brain‘ dove, inoltre, è stato descritto un nuovo metodo di analisi per la demenza.

Chiamato Ascertain Dementia 8, si tratta, semplicemente, di un’attività di osservazione del parente o amico stretto per valutare il grado di difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane.

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Depressione: favorisce l’insorgere della demenza e porta a morte prematura

depressione

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Uno dei mali oscuri della nostro tempo è senz’altro la depressione che, ormai, colpisce moltissime persone nel mondo.

Due differenti studi a riguardo rendono ancor più negativa questa patologia, correlandola all’insorgere della demenza (prima ricerca) e alla morte prematura (seconda ricerca).

Come è stato scritto su Neurology, infatti, la depressione raddoppierebbe il rischio di demenza una volta raggiunta la vecchiaia.

La ricerca pubblicata sulla sopracitata rivista  è stata condotta dall’Università del Massachussetts con la direzione della dottoressa Jane Saczynksi, secondo la quale all’orgine della correlazione tra depressione, demenze e morte ci sarebbe un gruppo di proteine.

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Lo spirito religioso rallenterebbe l’Alzheimer

cathedral_windowUna recente ricerca dell’Università di Padova ha cercato di mettere in relazione la religiosità con il procedere della cosiddetta demenza senile.

E, stando ai risultati ottenuti, sembrerebbe che l’attitudine alla spiritualità abbia il positivo effetto di rallentare la progressione della demenza senile e del morbo di Alzheumer.

La ricerca, pubblicata su Current Alzheimer Research si basa sul monitoraggio di 64 pazienti divisi in due gruppi in base al livello di religiosità più o meno marcato.

Ebbene, quello che è stato riscontrato è che un basso livello di religiosità comportava, nel corso di un anno, la perdita del 10% in più di capacità cogntive rispetto alle persone più marcatamente religiose.

Certamente è una cosa positiva, soprattutto perché patologie come l’Alzheimer non hanno ancora nessuna cura valida che ne sancisca l’arresto.

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Cercare informazioni su google rallenta l’insorgere della demenza senile

anzianoQuando si parla delle dipendenze del nuovo secolo, nella hit parade non ci sono solo le droghe chimiche ma, anche, internet.
Tuttavia se de web se ne fa un uso oculato e responsabile ha anche effetti positivi sul nostro cervello. Una ricerca statunitense, infatti, ha messo in luce un indiscutibile nesso tra l’efficienza dei processi cognitivi e l’uso del web, declinato, soprattutto, nella forma della ricerca di informazioni.

La conseguenza sarebbe quella che il cervello si mantiene giovane, ritardando, così, la demenza senile.
Questo avviene, soprattutto grazie ai motori di ricerca che, allenano la mente a cercare sempre nuovi collegamenti tra concetti e idee.

Lo studio è stato condotto su 24 persone di età compresa fra i 55 e i 78 anni che, dopo 15 giorni di ricerche con google, avevano potenziato e migliorato il funzionamento cerebrale. Ovviamente, vista l’esiguità del campione umano analizzato, sarà necessario approfondire i risultati che però, già a questo stadio, sono decisamente incoraggianti. Leggi tutto »

Alzheimer prevenirlo con sport e alimentazione

Cosa fare per prevenire il morbo di Alzheimer,la forma più comune di demenza senile?
La risposta sembra essere attivita’ fisica e dieta mediterranea
Nikolaos Scarmeas, della Columbia University di New York ha pubblicato sul Journal of the American Medical Association alcuni dati che dimostrano proprio questo
Gli esperti hanno seguito 1.880 anziani sani per oltre cinque anni, documentando la loro dieta e l’attivita’ fisica svolta. Nel corso degli anni alcuni degli anziani seguiti nell’indagine hanno sviluppato l’Alzheimer.
Analizzando i dati e’ risultato che un grado di attivita’ fisica moderato puo’ ridurre il rischio di ammalarsi dal 29% al 41% e un’attivita’ fisica intensa dal 37% al 50%. E’ emerso inoltre che una dieta sana, ricca di frutta, verdura e pesce e povera di carni rosse, riduce il rischio dal 32 al 40%.
Gli effetti di ginnastica e dieta sana, inoltre, si sommano in modo sinergico determinando un’ulteriore riduzione di rischio