I giovani italiani bevono poca acqua: a risentirne è il rendimento scolastico

acqua

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L’estate è agli sgoccioli e l’inizio della scuola è alle porte.

E quindi cade proprio a fagiuolo una recente dichiarazione di Alessandro Zanasi, docente presso l’università di Bologna.

E’ infatti emerso che i giovani italiani bevono poca acqua e questo, anche se può sembrarvi strano, si ripercuote sul rendimento scolastico.

L’assunzione di acqua, infatti, è molto importante sia per il corretto funzionamento del nostro corpo ma anche del sistema nervoso che, privato dell’acqua può arrivare a perdere la capacità di memorizzare notizioni nonché quella di concentrazione visiva.

Insomma, per i giovani italiani la disidratazione è dietro l’angolo con le conseguenze negative che ne derivano.

Come far fronte al problema? prima di tutto ricordandosi di bere e, in secondo luogo, portandosi dietro una bottiglietta d’acqua! Leggi tutto »

Musica: ascoltarla durante lo svolgimento di un compito rende peggiore la performance

musica

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La musica, si sa, è molto importante e moltissimi studi hanno studiato gli effetti positivi che questa ha sulla nostra psiche.

Quindi si colloca un po’ fuori dal coro la ricerca dell’University of Wales, secondo la quale ascoltare musica durante un compito lavorativo o mentre si studia non permette un’adeguata concentrazione.

Tutto questo è stato appurato con un gruppo di volontari alle prese con un test sulla memoria, effettuato o in un ambiente silenzioso, o in un ambiente permeato da un sottofondo musicale sia gradito che no.

Quello che è emerso è che le performances più meritevoli si avevano proprio quando il volontario si trovava in un ambiente silenzioso, e quindi più adeguato aalla concentrazione.

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Prendersi una pausa aiuta ad assimilare le informazioni

pausaState studiando e non riuscite ad incamerare più nulla? state lavorando e non c’è verso di trovare la giusta concentrazione?

La risposta a questi problemi è molto semplice: prendersi una pausa.

Si tratta, ormai, di un assunto provato scienficamente e che ritrova nella pausa (caffè, pranzo ecc ecc) un buon modo per ritrovare il giusto slancio nelle attività e, soprattutto, per riogranizzare le nozioni incamerate.

A dirlo è una ricerca che arriva dalla New York University, poi pubblicata su Neuron.
Lo studio è stato svolto grazie alla cooperazione di alcuni volontari, ai quali è stato chiesto semplicemente di guardare una serie di immagini per poi prendersi una breve pausa.

Ebbene, nel corso della pausa, le aree interessate durante il momento di osservazione, ovvero l’ippocampo e la corteccia, si attivavano nuovamente ad intensità variabili.
E a maggione intensità di attivazione corrispondeva un maggior punteggio al successivo test della memoria.

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