Dall’artrite reumatoide una possibile cura per l’Alzheimer

Sembrerebbe che i ricercatori dell’Università della Florida abbiano fatto centro in materia di .

Nel corso di alcuni ricerche sull’artrite reumatoide, infatti, si è notato come una particolare proteina prodotta da questa patologia sarebbe in grado di diventare una valida all’, in quando capace di ridurre il volume delle placche che attaccano i neuroni nel corso della sindrome.

Più in particolare si tratta della moltecola Gm-Csf la quale potrebbe aprire un nuovo corso di cure per tutti quei pazienti affetti dalla patologia neurodegenerativa.

In effetti gli esami di laboratori condotti su topi afetti da hanno prodotto, come effetto, la riduzione del 50% delle  sopracitate placche.

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Alzheimer: lo studio e l’istruzione fanno calare le probabilità di ammalarsi

studiare

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Studiare, e studiare bene potrebbe non essere solo un mezzo per raggiungere la posizione sociale desiderata, ma anche il modo per difendere il nostro organismo dalle patologie.

A dirlo è l’Università di Cambridge, che associerebbe lo studio alla prevenzione dell’ e delle altre forme di .

Una quantitativa aveva infatti notato come a un alto livello degli studi corrispondesse, in età avanzata, un rischio minore di ammalarsi di .

Trasponendo numericamente la proporzione, i ricercatori si sono accorti che, per ogni anno passato sui libri, la probabilità dell’ o della si abbassasse dell’11%.

Insomma, forse i bambini non sono in grado di capire quando sia importante lo studio, ma gli adolescenti e i ragazzi più grandi dovrebbero tenere a mente questa notizia e farne tesoro e stimolo ad uno studio continuativo. Leggi tutto »

Scoperta una diagnosi precoce dell’Alzheimer

eyeUna londinese ha messo in luce un procedimento molto importante nella prevenzione dell’.

In effetti i ricercatori, coordinati da Francesca Coredeiro, hanno messo a punto una tecnica che si avvale di strumenti ottici per evidenziare la presenza della morte precoce delle cellule cerebrali.

Battendo sul tempo la , infatti, si potrebbe scoprire se la persona ne è affetta prima che compaiano i caratteristici sintomi ad essa legati.

L’occhio, infatti, e in particolar modo la retina, è una diretta propagazione del tessuto celebrale e, di conseguenza, rileva i danni che lo riguardano.

Una che si inserisce a pieno titolo nelle scoperte delle scorse settimane riguardo la suddetta neurodegenerativa.

FOTO – sxc

Alzheimer: una probabile cura nell’Omotoaurina

fanerogameSolo pochi giorni fa parlavamo della secondo cui le onde elettromagnetiche prodotte da un cellulare potrebbero avere effetti positivi sulla dell’.

Oggi affrontiamo lo stesso argomento dal punto di vista di una nuova tutta italiana, condotta da un team della facoltà di Biochimica Clinica dell’Università del Molise.

Perché secondo Giovanni Scapagnini, insegnante presso la sopracitata facoltà, un altro rimedio efficace contro questa neurodegnerativa potrebbe essere l’. Lo studio è stato presentato in occasione di GerontoNet, congresso romano su questa tipologia di malattie.

Ma procediamo con ordine. L’ altro non che è una molecola naturale contenuta in alcune varietà di alghe di mare.

Lo studio è stato condotto su 2000 volontari a cui è stata fatto assumere un dosaggio giornaliero di questa molecola. Il risultato? l’ è stata in grado di difendere il cervello e l’ippocampo riducendo la perdita di volume di quest’ultimo. La positiva conseguenza è stata un miglioramento delle facoltà cognitive e soprattutto la protezione dalla perdita della .

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Alzheimer prevenirlo con sport e alimentazione

Cosa fare per prevenire il morbo di ,la forma più comune di ?
La risposta sembra essere attivita’ fisica e mediterranea
Nikolaos Scarmeas, della Columbia University di New York ha pubblicato sul Journal of the American Medical Association alcuni dati che dimostrano proprio questo
Gli esperti hanno seguito 1.880 sani per oltre cinque anni, documentando la loro e l’attivita’ fisica svolta. Nel corso degli anni alcuni degli seguiti nell’indagine hanno sviluppato l’.
Analizzando i dati e’ risultato che un grado di attivita’ fisica moderato puo’ ridurre il rischio di ammalarsi dal 29% al 41% e un’attivita’ fisica intensa dal 37% al 50%. E’ emerso inoltre che una sana, ricca di frutta, verdura e pesce e povera di carni rosse, riduce il rischio dal 32 al 40%.
Gli effetti di ginnastica e sana, inoltre, si sommano in modo sinergico determinando un’ulteriore riduzione di rischio

Alzheimer: scoperti tre nuovi geni

Due gruppi di ricercatori europei hanno scoperto tre mutazioni genetiche che potrebbero contribuire all’insorgenza della di
Questi 3 , dovrebbero proteggere il cervello da eventuali danni e assicurare le funzioni dei neuroni. Nei pazienti affetti da morbo di risultano infatti indeboliti.
Per la prima volta in 15 anni sono riusciti ad associare e di
La scoperta è stata pubblicata ieri sulla rivista Nature Genetics
Al momento il gene APOE4, è l’unico che finora ha dimostrato di aumentare le possibilità di contrarre la .

TYM per riconoscere l’ Alzheimer

è un nuovo test della ,individuato da alcuni neurologi inglesi che riconoscerebbe lì nel 93%dei casi.Il questionario in 9 casi su 10 è in grado di stabilire se ci sono segni di precoce,e sarebbe più semplice dell’ ,attualmente,in uso.In oltre Jeremy Brown, il neurologo che ha guidato il team di ,ha spiegato come soggetti che ottengono bassi punteggi
Potrebbero essere,anche, affetti da altri disturbi dislessia o disturbi della vista etc