Psiche e salute

Stare con le mani in mano deprime l’umore

Hobby, coltivare l'orto

Hobby, coltivare l'orto

La notizia riguarda una cosa che, chi più chi meno, hanno sperimentato tutti sulla propria pelle.

Pochi esseri umani sanno oziare e, quelli che non sono maestri nell’arte, rischiano di far tramutare l’ozio in noia, la noia in tristezza e la tristezza in crescente inappagamento, scongiurando per molto tempo la possibilità di sentirsi felici.

Ora arriva anche la conferma scientifica attraverso una   condotta dall’università di Chicago e Shangai poi pubblicata su Psychological Science.

In parole povere si afferma che, per essere felici non bisogna assolutamente stare con le mani in mano, anzi.

I fannulloni, ormai è scientificamente provato, sono meno felici delle persone attive.

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L’amore crea dipendenza, come le sostanze stupefacenti e i dolci

cuore spezzato

cuore spezzato

C’è l’astinenza da sostanze stupefacenti, da nicotina, alcolici, dolci e…!

A questa conclusione sono giunti alcuni studiosi della Rutgers University dopo aver analizzato alcuni studenti lasciati dal proprio fidanzato o fidanzata.

Pubblicata su Journal of Neuropshycology, la ha mostrato come l’osservare le immagini dei propri ex o delle proprie ex mettesse in moto quelle zone nel cervello legate al concetto di desiderio e alla dipendenza, nonché  a quelle legate, addirittura, al dolore fisico.

A questo punto abbiamo la prova scientifica da mostrare alle persone scettiche riguardo che la fine di un può essere molto dolorosa e creare scompensi fisici non da poco! Leggi tutto »

Psoriasi: potrebbe essere causata da esperienze traumatiche

Eventi traumatici

Eventi traumatici

La è una patologia dermatologica che affligge molte persone, sia a livello psicologico che fisico, con dolori parecchio intensi.

La ricerca è ormai da molto tempo che trova una cura adeguata alla patologia, benché non sia ancora stata debellata.

Oggi però voglio presentarvi una ricerca dell’University of Rijeeka, secondo la quale  all’orgine della potrebbero esserci dei psicologici.

Lo studio è stato condotto su 200 volontari, la metà dei quali era affetto da . Attraverso test mirati è stato riscontrato che erano proprio le persone malate ad avere alle spalle molte più esperienze traumatiche.

Ancora una volta, quindi, viene messo in luce l’intenso legame che il corpo stipula con la . Non è raro, infatti, che i problemi che abbiamo, i dubbi, le incertezze o anche i rimangano latenti a livello psichico per manifestarsi proprio a livello corporeo, nei più svariati modi.

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Musica: ascoltarla durante lo svolgimento di un compito rende peggiore la performance

musica

musica

La musica, si sa, è molto importante e moltissimi studi hanno studiato gli effetti positivi che questa ha sulla nostra .

Quindi si colloca un po’ fuori dal coro la dell’University of Wales, secondo la quale ascoltare musica durante un compito lavorativo o mentre si studia non permette un’adeguata concentrazione.

Tutto questo è stato appurato con un gruppo di volontari alle prese con un test sulla , effettuato o in un ambiente silenzioso, o in un ambiente permeato da un sottofondo musicale sia gradito che no.

Quello che è emerso è che le performances più meritevoli si avevano proprio quando il volontario si trovava in un ambiente silenzioso, e quindi più adeguato aalla concentrazione.

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La carenza di colesterolo causa la depressione

depressione

depressione

Non tutto il vien per nuocere.
Anzi, una giusta quantità è fondamentale all’organismo poiché aiuta a produrre elementi essenziali alla nostra buona salute.

Inoltre i ricercatori di Montpellier pare che abbiano trovato una decisa correlazione tra l’insorgere della depressione e livelli bassi di .

In particolare essa insorge nelle donne se c’è carenza del cosiddetto buono, e negli uomini se manca quello cattivo.

Pubblicata su Biological Psychiatry, sembrerebbe che la ‘colpa’ di questo strano legame andrebbe a ritrovarsi nella serotonina, ovvero il cosiddetto ormone del buonumore.

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Scarabocchiare mentre si ascolta aiuta la memoria

scarabocchi

scarabocchi

Succede praticamente a tutti.
Parliamo al telefono e, se abbiamo carta e penna davanti, quasi senza volerlo ci scopriamo a scarabocchiare figure geometriche e disegni.

O succede mentre parliamo con qualcuno, o in classe nell’attesa che ci venga l’ispirazione per un tema difficile.

Perché assumiamo quasi involontariamente questo atteggiamento?

La risposta ce la da l’Università di Cambridge, secondo i cui ricercatori scarabocchiare aiuta a ricordare i dettagli e a concentrarsi meglio su quello che stiamo ascoltando.

La conclusione arriva dopo aver sottoposto due gruppi di persone all’ascolto di noiosi messaggi telefonici. Al primo gruppo è stato chiesto di scarabocchiare durante la telefonata, mentre il secondo non è stata fornita carta e penna.

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L’amicizia allunga la vita

Essere soli e avere pochi amici non solo può produce solitudine e talvolta depressione, ma accorcia anche l’aspettativa di vita.

A dirlo è una delle Brigham Young University, i cui ricercatori hanno pubblicato la propria tesi su PLos Medicine.

In effetti gli studiosi, dopo aver studiato approfonditamente 148 studi sulle relazioni umane ha affermato che avere poche ha lo stesso impatto del fumare 15 sigarette al giorno, soffrire di obesità e praticare scarsa attività fisica.

Il risultato è ovviamente a discapito della nostra , che si indebolisce gionro dopo giorno, tanto che l’aspettativa di vita diminuisce del ben 50%.

Insomma, in questo caso il famoso proverbio ‘chi trova un amico trova un tesoro’ si rivela essere veritiero al cento per cento, non trovate? Leggi tutto »

Neonati: tante coccole per farli crescere tranquilli e senza ansie

Mamma con bimbo

Mamma con bimbo

Se siete mamme da poco, ricordatevi sempre di passare parte della giornata a coccolare il vostro pargoletto.

Certamente si tratta di qualcosa di scontato, perché tutte le mamme, istintivamente, coccolano il proprio bambino o bambina.

Ma una recente della Duke University ha messo in luce che l’atteggiamento sopra descritto è molto importante affinché i bambini, una volta cresciuti, abbiano una vita serena e senza stress.

In effetti negli anni ‘60 i ricercatori avevano osservato 500 di circa 8 mesi insieme alle rispettive madri. Di questi momenti erano stati presi in considerazione i momenti di affetto e di contatto fisico.
A distanza di 34 anni, quegli stessi bambini, ormai diventati adulti, sono stati intervistati dai ricercatori riguardo il loro atteggiamento nei momenti più difficili e stressanti.

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La depressione fa vedere nero

Depressione

Depressione

Se vi dovessero chiedere quale, secondo voi, è il colore della depressione, voi cosa rispondereste?

Immagino che la quasi totalità sia portata a rispondere ‘nero‘.

E la risposta non rispecchia solamente un luogo comune poiché risulta essere molto vicina alla verità.

L’università tedesca di Friburgo ha infatti condotto una sulla depressione pubblicata su Biological Psychiatry che sostiene la tesi secondo la quale le persone depresse vedrebbero , effettivamente, nero.

Insomma, detta in parole povere la loro percezione della realtà sarebbe più scura e quindi distorta.

Lo studio è stato condotto su 40 persone depresse e 40 persone sane, alle quali, dopo aver sistemato alcuni elettrodi negli occhi, sono state fatte osservate immagini di scacchi in bianco e nero che variavano la loro colorazione fino a diventare grigi.

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Depressione: favorisce l’insorgere della demenza e porta a morte prematura

depressione

depressione

Uno dei mali oscuri della nostro tempo è senz’altro la depressione che, ormai, colpisce moltissime persone nel mondo.

Due differenti studi a riguardo rendono ancor più negativa questa patologia, correlandola all’insorgere della demenza (prima ) e alla morte prematura (seconda ).

Come è stato scritto su Neurology, infatti, la depressione raddoppierebbe il rischio di demenza una volta raggiunta la vecchiaia.

La pubblicata sulla sopracitata rivista  è stata condotta dall’Università del Massachussetts con la direzione della dottoressa Jane Saczynksi, secondo la quale all’orgine della correlazione tra depressione, demenze e morte ci sarebbe un gruppo di proteine.

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