Archivi di Marzo 2009

Come proteggere i bambini dalla meningite


I batteri che provocano più frequentemente la meningite ( vedi sezione salute e benessere) nei bambini sono: emofilo, pneumococco e meningococco.
I bambini sono particolarmente vulnerabili e questi batteri attaccano violentemente e rapidamente. Sono particolarmente pericolosi.
I vaccini per questi tre batteri sono disponibili: Il vaccino contro l’emofilo è compreso in quelli di routine e precisamente nell’esavalente. I vaccini contro lo pneumococco ed il meningococco sono più recenti. Il vaccino contro lo pneumococco protegge anche dalla polmonite causata da questo batterio. Il vaccino contro il meningococco, invece, protegge solo da un ceppo, quello C, il più diffuso.
Sono vaccini efficaci e sicuri. Proteggete i vostri bambini.

Meningite:cause e vaccini


Cos’è: La meningite è una malattia infiammatoria delle membrane che rivestono il cervello
( meningi) e del midollo spinale. Le forme di infiammazione possono essere acute o croniche. Nel primo caso il quadro clinico si completa nell’arco di poche ore o gironi; nel secondo si protrae addirittura per mesi. Si tratta di una malattia potenzialmente mortale e che provoca danni a livello neuronale, ai reni ed alle ghiandole surrenali.
I più esposti sono i bambini al di sotto dei 5 anni, i ragazzi tra i 18 ed i 24 e gli anziani.

Come riconoscerla: I sintomi non sono subito riconducibili all’infiammazione delle meningi. Si tratta di segnali abbastanza generici: febbre alta ed improvvisa ( nel caso di meningite batterica) , forte mal di testa, inappetenza, vomito, convulsioni, sonnolenza, irrigidimento del collo, intolleranza alla luce.
Nei neonati riconoscerla è più ardua anche perché non tutti i sintomi sono evidenti. Possono presentare pianto continuo, irritabilità, sonnolenza, inappetenza e, a volte, ingrossamento della testa.
La diagnosi certa si esprime solo dopo un’analisi del liquor cerebrospinale (che scorre tra le membrane) ed una coltura batterica.

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Acne: argilla ed alimentazione per depurarsi


L’acne è probabilmente il problema che attanaglia più spesso gli adolescenti. L’infiammazione dei follicoli e delle ghiandole sebacee può essere causata da diversi fattori: impurità cutanee, squilibri ormonali, “inquinamento” dell’organismo che necessita di essere purificato. I periodi in cui si manifesta possono essere più o meno lunghi e dipendono dallo stato dell’infiammazione, che spesso può degenerare in una vera e propria infezione, se non adeguatamente trattata. E’ ovvio che in questi casi è consigliabile rivolgersi al dermatologo evitando terapie fai-da-te. Ma alle terapie mediche antinfiammatorie ( o antibiotiche) possono essere associati alcuni accorgimenti naturali che facilitano il decorso dell’acne, e nei casi meno gravi, possono addirittura risolverlo senza l’assunzione di farmaci.

Un ottimo metodo per purificarsi è l’argilla: come sappiamo gli impacchi di argilla sul viso possono aiutare ad assorbire il sebo in eccesso, ma un metodo poco conosciuto è la purificazione dall’interno. Un paio di cucchiai di argilla possono essere sciolti in acqua per una decina di ore. L’argilla dovrà essere bevuta al mattino. Questo è un metodo sconsigliato per chi soffre di stitichezza.

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Nanna: se piange e non dorme


Arriva il bebè e la vita cambia: notti insonni e passeggiate per la casa.
Spesso la nanna diventa un bel problema, i neonati desiderano il più delle volte dormire in braccio alla mamma e piangono disperatamente se lasciati nella culla, anche dopo che si sono addormentati.
La situazione spesso fa perdere la calma… il primo consiglio è di rilassarsi e mantenere i nervi saldi.
Bisogna considerare che il sonno, soprattutto nei primi mesi di vita, è intermittente.
Il risveglio continuo è un meccanismo di difesa primordiale, che porta i bebè a svegliarsi anche al più piccolo rumore, col tempo si abitueranno all’ambiente circostante.
Il pianto è il loro modo per comunicare un disagio, bisogna capire quale.
Gli accorgimenti basilari sono: dargli da bere, delle volte anche solo dell’acqua o una tisana rilassante.
Controllare che il panno sia asciutto, magari sente fastidio per via della pipì.
Allattarlo al seno può rilassarlo. Se la mamma non allatta allora può essere utile il ciuccio, dato magari in braccio alla mamma ( i bebè riconoscono l’odore della mamma).
Va poi verificato se i piccoli soffrono qualche doloretto, dovuto per esempio alle colichette. Basterà spingere lievemente sul pancino per capirlo.
Bisogna inoltre sapere che i neonati soffrono molto il caldo, quindi evitare di coprirli troppo durante la nanna. Detto questo e fatto il tutto, il piccolo magari continua a strillare: non vuole dormire nella culla…cosa fare?
E qui pedagogisti e pediatri sono divisi. C’è chi sostiene che bisognerebbe lasciar piangere il piccolo fino a quando non smette e si addormenta, rassicurandolo solo con la voce, magari accompagnato da un carillon e dal ciuccio. Il bebè si abituerà così a dormire da solo. (metodo Estivill)
L’altro metodo sarebbe quello di assecondare il bambino nella sua esigenza di sicurezza materna fino a quando non sarà abbastanza sicuro per dormire da solo.
In effetti non si possono trascurare gli aspetti psicologici del primo metodo. Lasciare piangere il bambino a lungo, senza dare ascolto al suo richiamo, porterebbe inevitabilmente alla generazione di un senso di insicurezza che abiterà per sempre nel piccolo. Metterlo nel lettone potrebbe essere una soluzione per restituire al bambino serenità, (e riposo alla mamma) ma bisogna anche considerare i rischi della situazione. Per i bambini al di sotto dei quattro mesi è sconsigliato dormire nel letto con i genitori, troppo rischioso. Al contrario, dai quattro mesi in su può risultare addirittura utile per scongiurare la SIDS, ovvero la Sindrome della Morte in Culla dei neonati. Va considerato che concedere al bebè la nanna nel lettone significa inevitabilmente sacrificare il proprio “sonno profondo”, mantenendosi in uno stato di semicoscienza. I primi tempi potrebbero essere “duri” ma a lungo andare il ritmo del bambino ed il vostro entreranno in sintonia, regalando piacevoli riposini… sia alla mamma che al piccolo!

Endometriosi: diagnosi difficile


Ne soffrono 150 miolioni di donne nel mondo. L’endometriosi è un malattia cronica, si manifesta con dolori nel basso ventre che possono diventare invalidanti e portare alla sterilità.
Cos’è : L’endometrio è il tessuto che riveste la superficie interne dell’utero. Nell’endometriosi frammenti di questo tessuto si trovano in sedi anomale come le tube o le ovaie, o nella superficie esterna dell’utero. Durante le mestruazioni questi frammenti di tessuto si infiammano e sanguinano. Se situati sulle ovaie col tempo possono dare vita a cisti ovariche piene di sangue che causano forti dolori addominali.
Perchè si sviluppa: Le teorie sono diverse, ma in realtà la causa dell’endometriosi è sconosciuta. C’è chi sostiene la teoria di cellule congenite e chi invece ritiene che i frammenti anomali siano trascinati da un flusso non corretto del ciclo mestruale.
Come si riconosce: Dolore pelvico cronico, dolore durante il ciclo ed i rapporti sessuali e forte sanguinamento durante le mestruazioni sono i primi sintomi dell’endometriosi.Spesso questa malattia originariamente non è riconoscibile proprio perchè manifesta sintomi ricorrenti genericamente durante il ciclo mestruale nella maggior parte delle donne. Il campanello suona solo quando ormai la situazione è degenerata ed i sintomi sono diventati forti ed insopportabili. Ecco perchè è importante riferire al proprio ginecologo dei sintomi di dolore durante il ciclo ed i rapporti sessuali. Dopo un’ecografia transvaginale il ginecolo valuterà la necessità di un intervento di laparoscopia.
Come si cura: Secondo la gravità del caso, il dottore può valutare se tenere sotto controllo la malattia, prescrivere la pillola (che bloccando il ciclo permette ai tessuti di cicatrizzarsi) oppure se è necessario un piccolo intervento. Bisogna considerare che anche dopo le cure è necessario controllare periodicamente lo stato, la malattia tende a recidivare.

Cisti Follicolari


Il problema delle cisti follicolari è sicuramente più frequente nell’adolescenza che in età adulta, e spesso, per la scarsa conoscenza, le giovani donne vivono la condizione con una buona dose di spavento. Come si formano? Hanno origine dai follicoli, che invece di seguire l’iter di maturazione (trasformandosi in corpo luteo e producendo progesterone), degenerano formando le cisti.
Questo problema può provocare l’impossibilità temporanea di avere figli. Spesso sono le diete a favorirne la formazione, magari quando si tratta di diete iper o ipocaloriche. Generalmente la terapia consigliata è quella dell’assunzione del contraccettivo orale (secondo il parere medico, necessario sia per assumere la pillola che per altri interventi). La pillola infatti consente un periodo di standby alle ovaie, rendendo possibile il naturale riassorbimento delle cisti ed evitando che se ne formino altre. Dopo la cura le ovaie riprenderanno il loro naturale lavoro correttamente.

Coliche: il disturbo dei lattanti


Le neomamme lo sapranno, le famigerate colichette compaiono in genere nella seconda settimana di vita del bebè .
Come riconoscerle_ I pediatri parlano spesso di regola del 3: per distinguere il disturbo dal semplice pianto bisogna valutare se: il pianto si presenta per almeno tre ore nelle ore serali ( le colichette si presentano infatti verso il tardo pomeriggio o la sera, mentre per il resto della giornata il bambino è sereno), la manifestazione avviene almeno per tre giorni a settimana ed almeno per tre mesi. Più comunemente i sintomi comuni riconoscibili sono diversi: Il piccolo stringe i pugnetti, inarca la schiene e flette le gambine, il tutto accompagnato da un pianto inconsolabile. Sembra proprio che soffra di mal di pancia!

Le cause_ In realtà le cause del disturbo non sono ancora ben note, sono diverse le teorie in proposito. Alcuni ricercatori ritengono che dipenda dall’alterazione della flora batterica, altri dall’immaturità del sistema di innervazione intestinale, per arrivare a chi sostiene che si tratti di un insieme di fattori ( dalla difficoltà a digerire il lattosio ed il reflusso gastroesofageo, all’eccessiva presenza di aria nell’intestino).

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Kisspeptina contro l’infertilità femminile


E’ il team dell’Imperial College London ad affermarlo: la Kisspeptina aiuta a curare l’infertilità nelle donne. Il metodo sarebbe più efficace e meno rischioso.
L’ormone di ultima scoperta è il responsabile degli ormoni per lo sviluppo della sessualità femminile, quindi del controllo del ciclo mestruale.
L’esperimento condotto dal team capeggiato da Waljit Dhillo, ha evidenziato un aumento degli ormoni necessari per la fertilità e l’ovulazione (LH ed FSH), nelle donne sterili e con squilibri ormonali (manifestati dall’assenza di ciclo), a seguito di iniezioni a base di kisspeptina.
Lo studio è stato presentato alla conferenza delle Society for Endocrinology, in UK. La kisspeptina rappresenta quindi una nuova speranza per le donne sterili che desiderano un bambino. La terapia è in fase di sperimentazione, ma l’ufficializzazione del nuovo metodo non sembra un traguardo lontano!

Sei obeso? Meno 10 anni


E’ questo il risultato dei calcoli effettuati da una equipe di ricercatori dell’università di Oxford. Gli obesi rischiano di perdere mediamente dieci anni di vita, ed anche per una obesità moderata il richio permane: meno 3 anni. I risultati sono stati ottenuti valutando i dati di ricerche condotte totalmente su 57 milioni di persone in tutto il mondo.
Come valutare se si è obesi? Il metodo è dividere il peso per il quadrato della propria altezza. Se il risultato è tra 20 e 25 allora state tranquilli, ma se il risultato è tra 40/50…meno 10 anni di vita.

Ipertensione: l’aliskiren è il nuovo farmaco


Aliskiren :potrebbe essere la cura al disturbo prima causa di morte nel mondo. L’ipertensione agisce silenziosamente, causando danni e favorendo complicazioni che spesso si evolvono in decessi (ictus, infarti, danni renali…). In Italia sono 15 milioni le persone affette e 3 milioni non ne sono consapevoli. Quattro pazienti su cinque non riescono a rientrare nei valori ottimali. Il nuovo farmaco rappresenta la prima vera conquista rilevante, degli ultimi 10 anni, per la cura dell’ipertensione. Qual’è la novità? I farmaci fino ad ora in commercio agivano per “abbassare” la pressione e stabilizzarla. L’aliskiren agirà inibendo l’enzima responsabile dell’innalzamento della pressione (l’enzima-renina che produce angiotensina) e quindi degli eventi dannosi ad essa collegati. Agirà praticamente alla base del problema.
Il farmaco potrà essere utilizzato in associazione all’interno di una terapia o singolarmente.
Il nostro Paese ha un ruolo rilevante sia nella sperimentazione che nella produzione del farmaco (prodotto da Novartis). Nella Sperimentazione sono state coinvolte bel 400 cliniche italiane e la produzione per tutti i mercati, ad esclusione degli Stati Uniti, avverrà nello stabilimento di Torre Annunziata.